Dal 30 gennaio il nuovo progetto solista dell’ex frontman dei Canova è disponibile su tutte le piattaforme
Il 30 gennaio 2026 segna il ritorno di Mobrici con l’uscita dell’album Supernova. Matteo Mobrici ha raggiunto la notorietà come leader dei Canova, portando la band ai vertici della scena pop indipendente. Conclusa quella fase, ha intrapreso un percorso solista basato su una scrittura intima e quotidiana. I suoi lavori precedenti hanno consolidato un rapporto stretto con il pubblico attraverso brani diretti e sinceri. In Supernova, l’artista continua questa evoluzione stilistica cercando un equilibrio tra nuove sonorità e il suo classico stile d’autore. Il disco è disponibile da oggi su tutte le piattaforme di streaming e negli store fisici e digitali.
Questa la tracklist completa di Supernova:
- Fede
- Astri
- Canzoni per la notte
- Con la lingua
- Interstellar (con Dimartino)
- Stavo meglio a casa
- Primavera Totale
- Che serata stupida
- Sono Pazzo (con Fulminacci)
- Universal
L’album si apre con “Fede”, un brano dalle sonorità aperte che invita subito a ballare, come la splendida “Astri” (scritta con Calcutta, e si sente). Proprio per questo “Canzoni per la notte”, posizionata dopo, arriva come un pugno nello stomaco, da urlare in auto sotto la pioggia. Ha il potenziale per diventare un inno per chi “dalla vita ha preso botte e non ha mai smesso di provarci“.
Con la lingua fonde una scrittura anni Ottanta con sintetizzatori moderni, senza forzature. Con Interstellar, insieme a Dimartino, torna l’occhio lucido e quella capacità rara di colpire dritto in fondo all’anima. “Stavo meglio a casa” non è il racconto di un apericena fusion con musica jazz di giovedì sera, ma è un esperimento riuscito, più cinematografico che radiofonico.
“Primavera Totale” ribalta l’umore con sonorità surf rock e restituisce energia, mentre fuori l’inverno sembra non finire mai. Oltre ad essere un altro titolo che descrive le uscite dei millenials, “Che serata stupida” è soprattutto una gran canzone. Sonorità da Paradiso (Tommaso), senza mai scivolare nell’imitazione. Con “Sono Pazzo” si entra nel mondo di Fulminacci, con un tocco battistiano. Il viaggio si chiude con “Universal”, che tocca ancora nervi scoperti, perché finire l’album senza sentirsi sul lettino del terapista con le lacrime agli occhi sarebbe troppo facile.
É innegabile: Mobrici riesce a toccare tutto il registro delle emozioni e sensazioni umane, senza risultare mai banale. In una bella intervista (non con noi, su La Repubblica – Matteo chiamaci noi offriamo anche la birra) si è detto non pronto a San Remo, perché non si sente artisticamente adulto. Però fammelo dire, che bella questa adolescenza allora.
Un album in cui le contaminazioni che arrivano dalle collaborazioni si sentono, ma non snaturano ed il viaggio é guidato dal filo rosso della cifra stilistica di uno dei cantautori più completi della scena musicale italiana.
a cura di
Luca Nicolini
Articolo realizzato con il parziale utilizzo dell’intelligenza artificiale

