Sette minuti dopo la mezzanotte di Patrick Ness è un libro per ragazzi, ma non solo, o non per definizione: infondo il dolore può colpire tutti e sappiamo quanto sia difficile doverlo affrontare.

Prima di addentrarmi nella trama e nella recensione del libro, voglio parlare della libraia (nonché redattrice di Thesoundcheck) Ilenia Del Giudice, che ha consigliato questa lettura nel gruppo di libroterapia online che ho iniziato a frequentare da ottobre 2025: Scrivere è spargersi.

Le parole chiave di questo percorso sono: chiudere, perdere e lasciar andare

Ci riuniamo alla fine di ogni mese dopo aver letto un libro di narrativa, di solito affiancato da un albo illustrato. Durante l’incontro ogni partecipante racconta la sua “versione” della lettura del libro, perché in effetti spesso ci accorgiamo che ognuno di noi evidenzia passi o temi che l’altro ha sottovalutato o su cui non si è soffermato. In questo modo la percezione della lettura si arricchisce di nuovi spunti che solo il confronto può generare.

Ilenia, accurata e appassionata, modera attraverso domande aperte che approfondiscono il lavoro di introspezione già fatto attraverso il libro, aprendo un varco tra le parole perché possano diventare parte di una nuova realtà, quella post lettura.

Il protagonista di questa storia, Connor, è un bambino che deve cavarsela da solo perché la mamma è malata e ultimamente non riesce ad alzarsi neanche per preparargli la colazione prima di andare a scuola. 

Questa situazione gli pesa e gli causa un incubo ricorrente che lo fa stare davvero male. Fino a quando, tra incubo e realtà, non compare un mostro, un albero di tasso con braccia e gambe, che si presenta ogni notte dopo la mezzanotte e gli racconta tre storie che si intrecciano con il quotidiano del ragazzo, annunciando che la quarta storia sarà proprio la sua, e soprattutto sarà la verità, quella più difficile da dire.

Cosa mi ha colpito di” Sette minuti dopo la mezzanotte”

Questa è la storia del dolore di un bambino che deve accettare una situazione complicata e dolorosa: una mamma malata, una nonna spigolosa e un padre che vive in America e ha un’altra famiglia dove per lui non c’è spazio. E poi i bulli a scuola, perché chi sembra debole è sempre una facile preda.

L’autore ti lascia il tempo di entrare in quel dolore, un passo alla volta e ti guida a riconoscerlo con gli stessi tempi del protagonista, prima guardandolo attraverso gli occhi delle persone intorno a lui: gli insegnanti, i compagni, la madre stessa, la nonna, il padre e solo alla fine  accoglierlo completamente con tutte le sue sfaccettature .

Connor soffre e si arrabbia anche con chi vorrebbe aiutarlo, respinge tutti e soprattutto nega la verità anche a sé stesso. 

Il mostro, un albero di tasso umanizzato, è lo stesso che sua madre disegnava quando prima di rimanere incinta sognava di diventare illustratrice e le sue storie aiutano Connor a ritrovare la direzione che ha già dentro di sé.

Il mostro si presenta sette minuti dopo la mezzanotte e Connor non ha paura di lui perché c’è una cosa ancora più grande di quel mostro che lo fa davvero tremare: la verità.

Dei tre racconti dal mostro il terzo mi ha colpito particolarmente:

“C’era una volta un uomo invisibile …non che fosse davvero invisibile…il fatto era che la gente si era abituato a non vederlo”

Questa storia mi ha fatto riflettere molto sull’importanza di darsi un valore, che non dipende da quello che pensano gli altri e, al momento opportuno, mostrarlo senza paura, perché nessuno lo scorge se tu sei il primo a non vederlo.

Gli altri si abituano a vedere ciò che tu mostri di essere, ed è per questo che se ad un certo punto. decidi di far vedere la tua verità potresti essere preso per pazzo ma non importa se questo è il prezzo da pagare per “esistere” davvero.

Perché leggere Sette minuti dopo la mezzanotte

Lo consiglio a ragazzi e adulti che hanno bisogno di lasciar andare una verità importante dalla quale si sentono prigionieri. 

E quando l’ultimo racconto sarà terminato il mostro lascerà spazio alla cura. La verità a volte ce l’abbiamo davanti agli occhi ma ci vuole tanto coraggio per dircela e solo quando questo avviene la paura e il dolore diventano forza.

a cura di
Anna Francesca Perrone

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