Il mago del Cremlino è il nuovo film di Olivier Assayas, tratto dall’omonimo romanzo di Giuliano da Empoli. Nel cast Paul Dano, Alicia Vikander, Jude Law, Will Keen, Tom Sturridge e Jeffrey Wright. Presentato all’82esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. In uscita in Italia il 12 febbraio grazie a 01 Distribution.
Vladimir Putin è sempre stato, non solo ora con la guerra in Ucraina, una delle figure più controverse, intimidatorie e misteriose della storia moderna. A differenza di come fu con Donald Trump in The Apprentice, in questo caso è ancora più difficile riportare un ritratto il più fedele possibile dello zar russo. Per questo infatti Assayas inizia il film mettendo le mani avanti e dicendo che nonostante i personaggi siano reali, molti dialoghi e situazioni sono frutto di fantasia. Nonostante ciò, il regista è riuscito a creare un’opera convincente? Scopriamolo insieme!

Trama
La storia segue le vicende di Vadim Baranov (Paul Dano), personaggio immaginario ma ispirato a Vladislav Surkov, considerato una figura chiave nell’amministrazione di Putin (Jude Law). Attraverso un dialogo con il giornalista Rowland (Jeffrey Wright), Baranov racconta la sua vita, e di come essa sia collegata alla salita al potere di Putin, tra intrighi, guerre, manipolazioni e controllo.
Tra verità e fantasia
Andando dritti al punto, Il mago del Cremlino è un buon film. Non un capolavoro, e neanche lontanamente il film più ispirato che Venezia ha avuto quest’anno. Semplicemente una pellicola valida, che non fa pesare la sua durata, che offre spunti di riflessione e riesce anche ad inquietare. Però, come accennato poc’anzi, se vi aspettate un vero e proprio biopic su Putin, allora sarete non poco delusi.
Lo stesso Da Empoli ricevette critiche all’uscita del romanzo, venendo accusato di riportare su carta una Russia figlia degli stereotipi occidentali, dove solo un esperto riuscirebbe a distinguere dove stanno le invenzioni e i fatti reali.
Surkov è veramente una figura di rilievo nella politica russa, ed ha veramente mosso i suoi primi passi nel mondo artistico, attraverso la musica e il teatro, similmente al personaggio di Baranov interpretato da Dano. Il film però sovrastima ed eccede nel descrivere il suo ruolo all’interno delle dinamiche politiche. Il mago del Cremlino non diventa solamente un nomignolo, ma quasi realtà, rendendo Baranov, capace di manovrare le masse più di Putin stesso, con una maestria eccessiva se si considera il suo ingresso in politica casuale ed a seguito di una breve carriera come creatore di reality televisivi.

Un veloce riassunto di oltre 10 anni di storia
Altro elemento che potrebbe stizzire chi cerca un film puramente storico, è la velocità con cui si riassumono i primi passi in politica di Putin fino alle Olimpiadi tenutesi poco prima della morte di Berezovskij (Will Keen). Il protagonista a conti fatti è Baranov, si seguono le sue vicende e, per almeno la prima mezz’ora di film, Putin non appare nemmeno. Si dedica diverso spazio anche alla travagliata relazione tra Baranov e Ksenija (Alicia Vikander) e agli ultimi anni di politica di El’cin.
Di conseguenza si fa un taglia e cuci di tutte le controversie createsi nel corso degli anni, facendo apparire personaggi storici, come per esempio Eduard Limonov, giusto per una scena di pochi minuti senza essere più ripresi. Bisogna però riconoscere al film il merito di essere molto chiaro e cristallino nel descrivere il periodo a metà tra Stalin e Putin. Una Russia si in crisi d’identità, più che mai durante la vita politica di Gorbachev, ma proprio per questo pulsante, piena di voglia di farsi sentire, specie tra i più giovani e piena di attività artistiche underground.
La genialità del film sta anche nel farti sparire silenziosamente queste realtà, non solo per l’ingresso in politica di Baranov, ma anche per indicare come il regime di Putin, abbia soffocato queste espressioni artistiche, riportando la Russia, e questa cosa nel film viene detta direttamente più di una volta, all’epoca di Stalin.

Un cast in forma smagliante
Da un punto di vista tecnico il film non ha nulla di particolarmente negativo o positivo da segnalare, con la regia di Assayas correttamente funzionante ai fini della storia. Discorso diverso invece per quanto riguarda le prove attoriali, che sono tutte più che valide. Ogni attore è perfettamente in agio con il proprio ruolo, rendendolo credibile e senza sbavature.
Più nello specifico Jude Law e Paul Dano. Il primo porta un Putin identico nelle espressioni e nelle movenze. Freddo, distaccato e quasi robotizzato, incapace di provare un sentimento diverso dall’ira e la paranoia. Paul Dano si carica sulle spalle praticamente tutto il film con successo, nonostante non stiamo parlando della sua prova migliore, se si considera il suo lungo curriculum. Di certo è una prova valida abbastanza da andare a smentire le critiche gratuite che Tarantino gli ha rivolto non poco tempo fa.

In conclusione
Il Mago del Cremlino è un film valido. Nulla che entrerà nella storia, ma che mostra un coraggio non indifferente nel parlare di una figura così controversa al giorno d’oggi, in un modo che per quanto impreciso e superficiale a tratti, prende una posizione decisa e senza magnanimità. Il ritmo scorrevole e le prove attoriali aiutano inoltre a mantenere alto l’interesse verso la pellicola. Da andare a vedere in sala già solo per questi motivi.
a cura di
Andrea Rizzuto

