ScienceFOR – l’incontro sulla salute mentale alla serata inaugurale

Sabato 24 gennaio, durante la serata di inaugurazione della rassegna ScienceFOR a Milano, si è svolto un incontro sul tema della salute mentale, associato alla proiezione di The Last Viking.

The Last Viking, film scelto come pellicola d’apertura della rassegna che coniuga scienza e cinema, ha come tema centrale quello della salute mentale. In questa commedia drammatica, il protagonista deve fare i conti con il fratello malato e con il suo stesso passato.

Ad accompagnare la proiezione, Cristiana Capotondi, Paolo Veronesi, Alberto Mantovani e Telmo Pievani hanno discusso dell’argomento.

La presentazione del festival

Dopo un iniziale momento di ringraziamenti è stato presentato il progetto, che unisce cinema e scienza per raccontare la ricerca in modo accessibile ed inclusivo.

L’iniziativa è promossa dalla Fondazione Umberto Veronesi, nata nel 2003 con due scopi principali: sostenere la ricerca scientifica e diffondere la cultura della scienza. Paolo Veronesi ha asserito che grazie ad essa sono state finanziate oltre 500 borse di studio soprattutto ai giovani ricercatori, permettendo loro di rimanere in Italia.

La Fondazione trova la sua ragion dell’essere nell’importanza di diffondere la cultura scientifica, in un periodo contraddistinto da informazioni non sempre veritiere. Essa è sempre stata vicina anche ai temi etici, dalla prevenzione all’eutanasia. La rassegna promuove questi valori attraverso il cinema, che è uno dei medium più accessibili e coinvolgenti.

A questo punto è stata presentata Cristiana Capotondi, madrina di questa prima edizione. Da sempre impegnata in tematiche sociali e culturali, l’artista ha ringraziato la Fondazione e il cinema Anteo, che hanno ideato e promosso la rassegna. Ha affermato che il cinema sa parlare dello stigma legato alla malattia, fisica o mentale, e nello specifico The Last Viking riflette sulla fragilità, facendo sì che il pubblico si interroghi su cosa sia la normalità.

Cristiana Capotondi ha, quindi, concluso il suo intervento facendo riferimento all’immaginazione non solo degli artisti, ma anche di scienziati e ricercatori, che ogni giorno devono pensare a come cambiare la vita delle persone. Come nel momento in cui è stata inventata la penicillina, che ha salvato la vita ad innumerevoli esseri umani.

Prima della proiezione, Paolo Veronesi ha tenuto un appello finale per esortare a firmare una petizione per la campagna “Cinque euro contro il fumo”, una proposta di legge di iniziativa popolare per aumentare il prezzo del tabacco e scoraggiare così l’acquisto. L’obiettivo è di raccogliere 50.000 firme, cosicché il Parlamento sia obbligato a discuterla.

Dopo la proiezione

Dopo la proiezione, il dialogo ha preso inizio da una frase del film che Cristiana Capotondi ha ricordato: “Una persona non è mai una persona sola”. Una frase che resta impressa perché riesce davvero a sintetizzare il film, rappresentando la complessità dell’opera. Ed è come la vita: ognuno di noi è tante persone insieme.

Cristiana Capotondi ha analizzato la pellicola che, pur riflettendo su temi importanti, è scritta in modo surreale ed avvincente, con soluzioni narrative dinamiche e colpi di scena. Come quello del dottore, il cui tema non è tanto quello di aver mentito, quanto l’influenza della storia paterna, diversa da come l’aveva raccontata. Un esempio di ciò che contraddistingue The Last Viking: ironia ed autoironia in tutti i personaggi, interpretati egregiamente.

L’attrice ha concluso la sua riflessione con l’idea che il film racconti proprio personaggi che non riescono a tenere insieme tutto. Sono disordinati anche a causa del loro disagio mentale, ma al tempo stesso molto creativi.

Telmo Pievani – che ha moderato il dialogo – ha osservato che un’altra lettura del film che lo ha colpito è quella relativa all’interrogativo secondo il quale, se una persona si sente diversa e discriminata, forse deve cambiare ambiente.

La parola è passata dunque a Paolo Veronesi, che ha riflettuto su quest’ultimo pensiero applicato alla condizione di una persona malata di tumore. Nel momento della diagnosi è come se quest’ultima entrasse in una nuova comunità: quella dei pazienti oncologici.

Ciò avviene perché il nome “cancro” pesa ancora tantissimo, nonostante oggi spesso si abbiano buone prognosi. Quando si entra in questa categoria di pazienti spesso ci si sente isolati: cambia il modo di guardare gli altri e di essere guardati. Per questo oggi non basta curare la malattia, bisogna anche curare questo aspetto.

È poi intervenuto Alberto Mantovani, immunologo che, nei suoi anni di formazione, ha avuto a che fare con lo stigma della salute mentale. In un ospedale psichiatrico a Parma, infatti, ha scoperto che una paziente epilettica era una persona della sua famiglia, la cui esistenza era stata nascosta per vergogna.

L’importanza della ricerca

A questo punto, il focus è tornato su temi collegati alla ricerca. Mantovani ha spiegato che il sistema immunitario è un’orchestra straordinaria che comunica continuamente con il sistema nervoso centrale. Ciò è risaputo, ma questo dialogo si conosce solamente in modo frammentario.

Si sa poco, rispetto a quello che si ignora. Ciò rende la tematica affascinante e, ancora più fondamentale, il finanziamento della ricerca di base.

La parola è tornata a Cristiana Capotondi, che ha ribadito come lo scienziato sia una persona creativa, che lavora immaginando mondi che ancora non conosce. D’altronde, scienza e arte sono sorelle nella sfida della scoperta.

I prossimi appuntamenti

Così si è conclusa la giornata di inaugurazione della rassegna ScienceFOR, che ha regalato proiezioni varie e dialoghi interessanti, su una molteplicità di temi legati alla scienza e all’etica.

a cura di
Francesca Maffei

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