L’attesissimo finale della saga di Lupin III firmata Takeshi Koike giunge alla conclusione con l’ultimo capitolo. Nelle sale italiane da domani con Anime Factory.
Lupin III è una delle più grandi icone del panorama manga e anime. Un personaggio che ha dimostrato più volte nel tempo di sapersi rinnovare senza mai perdere il suo smalto. Infatti, a partire dal 2012, per celebrare il 40° anniversario della prima serie televisiva, il suo storico studio, la TMS, ha dato il via a numerosissimi progetti che volevano reinventare e rinarrare lo storico ladro anche in delle vesti inedite.
Abbiamo così avuto in pochi anni tantissime rivisitazioni del brand: la serie Lupin the Third – La donna chiamata Fujiko Mine (2012) dai toni noir e hard-boiled, tre nuove serie dalla trama verticale (mai vista fino a quel momento), il primo film in CGI Lupin III – The First diretto da Takashi Yamazaki (oggi più noto per essere il regista di Godzilla Minus One) o la miniserie Lupin Zero (2022) che voleva raccontare le prime origini del ladro gentiluomo.
Nascita della saga di Koike
Ma tra tutte, ciò che aveva catalizzato l’interesse di molti appassionati era la nascita del “Koikeverse“, la saga sul personaggio che era stata affidata a Takeshi Koike, che già si era dimostrato una delle nuove promesse dell’animazione giapponese con il suo episodio di Animatrix (2003) e con il suo lungometraggio Redline (2009).
Il regista, allievo del leggendario Yoshiaki Kawajiri, aveva già lavorato sul personaggio come character designer e direttore dell’animazione proprio nella prima serie del rilancio, quella del 2012 su Fujiko Miine. Un prodotto che sceglieva di approcciare i personaggi creati da Monkey Punch con un tono molto più oscuro e violento, che rispecchiava maggiormente l’idea del manga originale, a discapito delle serie precedenti molto più solari e scanzonate, che avevano seguito il solco romantico e giocoso tracciato da Hayao Miyazaki col suo Lupin III – Il castello di Cagliostro (1979).
Partendo da queste atmosfere, Koike viene promosso alla regia e solo due anni dopo inizia questa sua pentalogia – idealmente sequel della serie del 2012 ma senza mai riferimenti diretti – con una saga su Lupin III dove ha totalmente il controllo creativo e può riportare Lupin III alle sue radici più adulte e sporche. Inizia così la sua serie di film che vede alternare i cinque personaggi principali come protagonisti assoluti delle rispettive pellicole, che inizialmente sembravano autonome, ma che con l’uscita dei vari capitoli hanno mostrato forti connessioni e l’idea di un disegno che si stava tracciando.
Cosa vedere per arrivare al cinema preparati
A precedere dunque questa pellicola abbiamo avuto sotto la regia di Koike: Lupin the IIIrd – La lapide di Jigen Daisuke, Lupin the IIIrd – Ishikawa Goemon getto di sangue, Lupin the IIIrd – La bugia di Mine Fujiko e l’ultimo Lupin the IIIrd – Zenigata e i due Lupin che è proprio il “prequel” di questo nuovo capitolo.
Inoltre, fin dalla post-credit del film di Jigen, questo progetto ha dimostrato di voler fungere anche come prequel del primissimo film del personaggio Lupin III – La pietra della saggezza (1978), meno noto rispetto al lungometraggio di Miyazaki dell’anno successivo, ma altrettanto storicizzato data la sua importanza.
Le aspettative di questa pellicola erano dunque alte, sia in quanto conclusione di una saga che ha saputo svecchiare il brand e avvicinare anche nuovi spettatori a un personaggio vecchio di 50 anni – ma mai stato così fresco -, sia per l’arduo compito che si era prefissato, cioè quello di essere una sorta di ponte di continuità di tutti i prodotti. Soprattutto volendosi ricollegare al film del 1978, che iniziava con la morte di un fantomatico Lupin III, che poi si rivelava essere un falso.

La premessa
Nei precedenti capitoli della saga, Lupin e i suoi compagni hanno capito che dietro gli attacchi dei vari avversari che hanno affrontato, si cela una misteriosa organizzazione che ha sede su un’isola che non compare su nessuna mappa. Consapevoli di ciò e venuti a sapere di un leggendario tesoro, la squadra decide di avventurarsi alla scoperta di oro e risposte.
Ma ciò che li attende è un luogo spettrale, che li accoglie con una nube di veleno sprigionata da Muom, un apparente essere immortale. I nostri ladri, seguiti immancabilmente anche da Zenigata che si reca sul posto per acciuffarli, hanno solo 24 ore per sopravvivere, prima che le tossine facciano effetto.
Inizia così l’avventura in questa pericolosissima giungla ricca di trappole, nemici mortali, e incontri imprevisti. Tra ritorni di vecchi personaggi, cambi di fazioni, e spiegioni al limite del verosimile, prende piede l’epopea dei nostri eroi, che devono capire come sconfiggere un avversario che non può morire.

Il colpo va a segno, ma non tutto va liscio
In quanto prequel de La pietra della saggezza, il film mette subito in chiaro – come aveva già anticipato nei precedenti capitoli – la chiara presenza dell’elemento sovrannaturale, che qui prevale totalmente. Come sappiamo le avventure del personaggio si sono prestate a tante letture, generi e filoni diversi e qui il lato da heist movie o da intrigo internazionale lascia spazio a quella che è a conti fatti una grande avventura sull’isola alla Bond o alla Gli Incredibili, con una forte connotazione fantasy.
La scelta di confinare però tutto il minutaggio della pellicola nell’isola, se in prima battuta risulta qualcosa di nuovo, anche intrigante, arrivati verso la fine si rivela essere un’arma a doppio taglio e La Stirpe Immortale diventa grossomodo solo un’enorme battaglia con svariati personaggi che ostacolano la via di fuga.
A differenza di altri film del personaggio, qui la storia è davvero risibile e per accedervi, oltra la previa conoscenza dei precedenti eventi – che comunque vengono riassunti a inizio pellicola – è richiesta allo spettatore anche una forte sospensione dell’incredulità, anche di fronte certe ingenuità.
La regia di Koike quindi diventa il vero punto di forza del film, sempre a briglia sciolta in soluzioni schizzate e sequenze mozzafiato, con montaggi rapidi e scene che riconosciamo subito venire dal western o da famosi film d’avventura, come spesso già visto in passato. Ciò che la penalizza invece, è purtroppo la presenza di inserti in CGI davvero poco convincenti quando si palesano certi personaggi, che rovinano un comparto tecnico molto solido, se teniamo anche conto delle superbe musiche di James Shimoji, già dietro quelle dei precedenti film.

Non è tutto oro quel che luccica
Le dinamiche dei personaggi, ormai veri e propri archetipi del genere, funzionano come sempre e anche situazioni che sembrano già viste risultano sempre irresistibili. Tuttavia alcuni, come Lupin o Zenigata, finiscono per avere molta più rilevanza a discapito di una Fujiko del caso, che in questa pellicola offre molto poco rispetto ad altre sue apparizioni in precedenti lavori, e finisce per essere davvero sprecata.
La promessa di rivelare la vera natura di Lupin III ovviamente anche in questo caso porta davvero a poche risposte, e si limita a raccontarci solo cosa accade prima del film del 78′. Più che altro, La Stirpe Immortale continua a riflettere e dialogare con i fan sulla ormai natura metanarrativa del personaggio, che ha subito mille rimaneggiamenti e rivisitazioni. Per farlo, sceglie di mettere alla berlina ormai l’impossibilità che Lupin possa davvero morire. Ormai nessuno pretende neanche più di avere risposte concrete su come faccia ogni volta a svignarsela, e anche i registi sanno che è un continuo gioco con lo spettatore.
D’altro canto, anche se i momenti memorabili e i ritorni di personaggi del passato non mancano, rimane una sensazione: si sarebbe potuto fare molto di più. Lo spettacolo vale il prezzo del biglietto, ma le risposte sul complottone dell’isola sono poco appaganti, e dispiace non aver visto concretamente un’organizzazione alla Spectre di Bondiana memoria. In questo senso risulta un vero limite l’averlo voluto collegare necessariamente a un altro film, con tutte le cose che dovevano quadrare.
Risulta comunque lodevole la volontà di aver creato per la prima volta una continuity canonica tra più serie e film temporalmente anche distantissimi. Ma per arrivare a questo risultato la pellicola finisce per incartarsi un po’ troppo sui binari che si ostina a seguire.

Il bottino per i fan
La Stirpe Immortale è un film che molti fan di lunga data del personaggio apprezzeranno senza troppe remore, passando sopra ad alcune incertezze. Perché è decisamente un’opera che finisce per premiare la loro conoscenza pregressa e creare ordine in un franchise che ha spesso e volentieri proposto sempre prodotti molto autonomi e autoconclusivi. Ma è anche altro, come la conclusione della saga di un regista che ha saputo affermarsi nel panorama, regalando momenti di cinema assoluto e che ha dimostrato quanto si può raccontare ancora con personaggi che sono ormai delle maschere nella narrativa moderna.
Difficilmente potrà essere un entry-level per nuovi spettatori giunti qui al loro primo incontro con questi personaggi, perché potrebbero riscontrare un forte senso di disorientamento. Per questo si consiglia la visione dei precedenti 4 film, per godere della saga nella sua interezza e arrivare al cinema preparati.
Oltre ad essere di breve durata (tutti da 50 minuti) e facilmente reperibili, questi offrono delle sequenze tra la più belle del cinema anime degli ultimi anni. È divertentissimo vedere come tra un capitolo e l’altro la regia di Koike si plasmi al racconto, attingendo da Leone, Kurosawa e tutte le influenze dietro le storie di Lupin. E probabilmente l’ultimo episodio uscito, quello su Zenigata (prequel di questo film), è il il punto più alto raggiunto da tutta l’operazione.

Un evento imperdibile al cinema
In ogni caso, il ladro gentiluomo mancava sui grandi schermi italiani con un film inedito da troppo tempo. Avremmo dovuto goderci lo splendido Lupin III – The First il 27 febbraio 2020, ma sappiamo che quei mesi hanno stravolto tutti i nostri piani. Ora finalmente, grazie ad Anime Factory possiamo goderci in sala la conclusione di questo viaggio e iniziare già a fantasticare quali prossime avventure vedremo con il ladro più amato di sempre.
a cura di
Alfonso La Manna

