43º Torino Film Festival – Dall’illuminazione ai fratelli, passando per numeri da urlo

Eccoci al terzo e ultimo appuntamento del nostro Torino Film Festival che si conclude con la visione degli ultimi due film e la conferenza di chiusura della manifestazione con una novità per il futuro.

Per quest’ultimo appuntamento del Torino Film Festival ci siamo soffermati su due film: Black Ox e Strike – Figli di un’era sbagliata, oltre che sulla conferenza stampa di chiusura di questo 43° TFF, un’edizione che segna un continuo incremento per quanto riguarda spettatori, sold-out e incassi.

Ma prima di snocciolare numeri e sorprese per il prossimo anno, buttiamoci a capofitto sugli ultimi due film che ho guardato per voi tra errori e un’assoluta piccola chicca.

Black Ox

La scelta di questa pellicola è stata ardua: volevo vedere più film possibili in concorso e alcune pellicole che avevo individuato erano in giorni a me non confacenti, ma sin da subito, leggendo lo script, rimasi interessato da questo film giapponese che sembrava dare un forte messaggio.

Un cacciatore, in completa simbiosi con la foresta che lo circonda, si ritrova a dover scappare in campagna a causa di un devastante incendio che distrugge tutto ciò che gli è caro; una volta arrivato a valle si reinventa agricoltore.

In questa sua nuova vita deve prima sottostare a un’anziana signora che lo ospita sfruttandolo, poi, alla sua morte, avviene l’incontro che cambierà lui per sempre: un bue che è immagine allegorica delle tappe che portano all’illuminazione secondo la dottrina buddista.

Una strada tortuosa fatta di 10 passi (nel film ne sono riconoscibili 9) che porteranno il protagonista a un finale tanto tragico quanto immagine di una vita fatta di sacrifici e dolore.

Una pellicola fuori dal tempo

Il secondo lungometraggio del regista giapponese Tsuta Tetsuichiro prende a piene mani le illustrazioni ed il cammino in 10 tappe inerente “I Dieci quadri del mandriano di buoi“, percorso buddista che si prefigge di accompagnare il fedele verso una sua illuminazione spirituale.

Per fare questo ci troviamo davanti a immagini in bianco e nero, in 4/3, dove il colore viene dato solo nell’incendio iniziale e nella scena finale: un inizio e una fine evocativi e di grande potenza che avevano la necessità di essere in completa antitesi col resto della pellicola.

La scelta di un attore come Lee Kang-Sheng è spiegata dalla totale assenza di dialogo; l’attore taiwanese fa del suo corpo la sua forza ed è proprio tramite i suoi movimenti che noi abbiamo un dialogo, un modo per capire l’attore e il suo percorso.

Ci troviamo davanti a un film difficile per il pubblico generalista ormai abituato a un cinema più leggero: Black Ox è una pellicola per pochi, per chi vuole scavare più in profondità rispetto a quello che lo schermo dona.

Un percorso che, se visto con la giusta delicatezza, può portare a una piccola illuminazione spirituale nello spettatore, ma che rimarrà comunque indigesto a molti, me compreso, che si perderanno nelle allegorie e in scene ormai fuori dal tempo.

Strike – Figli di un’era sbagliata

Ammetto che dopo la conferenza stampa di Strike la mia voglia di vedere questo film era alle stelle; la presentazione del trio alla regia Gabriele BertiGiovanni NastaDiego Tricarico è stata per me qualcosa di splendido, tanto da farmi decidere di cancellare una visione per il loro lungometraggio.

Pellicola fuori concorso alla kermesse torinese, aveva però il pregio di portare tanto interesse attorno a un tema che ancora oggi viene ghettizzato in questa Italia a forti tinte bigotte e clericali: le dipendenze.

Il film porta sul grande schermo quello che era inizialmente uno spettacolo teatrale, con i tre registi come protagonisti e una serie di attori dai nomi altisonanti come corollario di una storia che tocca tutti gli spettatori direttamente o indirettamente.

Una volta arrivato in sala la prima sorpresa: i tre registi saranno presenti (sorpresa perché non ci troviamo alla prima) e con una dolcezza infinita donano a tutti i presenti una bustina piena di cioccolato (sono allergico, ma non si dice mai di no).

Perché uno, quando cresce, se li sceglie i fratelli

Pietro è stato mollato da poco dalla ragazza, vorrebbe vivere la sua estate in vacanza senza pensare a nulla, ma è stato fermato dalla polizia con della marijuana e adesso è costretto a passare i suoi giorni al SerD tra controlli delle urine e incontri con lo psicologo.

Dante è un laureando in psicologia che passa la sua estate a proseguire il suo tirocinio in quello stesso SerD, ragazzo goffo che cerca di essere l’amico di tutti, ha forti problemi col padre che risulta una figura troppo ingombrante nella sua vita.

Tiziano invece è un cassiere del supermercato, dichiara una dipendenza da crack e si ritrova in quel SerD perché vuole seguire un percorso di riabilitazione.

Nessuno dei tre però sa che quell’estate cambierà per sempre la loro vita, farà creare tra loro un’amicizia solida e inaspettata portando a galla tutti i difetti dei tre, le loro paure, le loro forze e dimostrerà loro quanto l’essere umano sia complesso, ma al tempo stesso semplice.

Attorno a loro tre troviamo una serie di personaggi che animano questo luogo “proibito” alla bocca della gente; tra medici e persone dipendenti non solo dalle sostanze stupefacenti, ma anche dal gioco, dall’alcool e dal sesso, veniamo catapultati in un mondo tanto vicino a noi quanto distante dai nostri pensieri.

Un successo annunciato

Ci troviamo davanti a una pellicola che non potrà che stupire lo spettatore: per la prima volta un film è riuscito a farmi piangere ridendo, portandomi a un caloroso applauso alla fine e a farmi dire ai registi che li odio (nel senso buono del termine) per quello che hanno portato in scena.

Uno spettacolo teatrale che non sa di teatro, ma che rende molto bene l’idea del perché in quel di Roma sia stato un successo incredibile, portando a continui sold-out e a ragazzi delle scuole adoranti di quello che stavano guardando.

Se devo proprio trovare un difetto a Strike posso dire che non sono d’accordo con la scelta della color, ma è un giudizio assolutamente personale e deriva dal fatto che troppi film italiani si siano fatti influenzare dai colori “sibiliani” introdotti in Smetto Quando Voglio.

Sono rimasto stupito invece dalla facilità di stesura a sei mani che i registi hanno avuto e, pensando che hanno “solo” 28 anni, gli si prospetta davanti una carriera cinematografica piena di soddisfazioni, perché se è questo il principio chissà cosa ci aspetta dal loro futuro.

Numeri da capogiro

Asciugate le lacrime mi lancio nel media center per ascoltare le parole di Giulio Base che concludono, prima della cerimonia vera e propria, questo 43° Torino Film Festival ed iniziamo con la notizia che tutti aspettavano: sarà ancora lui il direttore artistico del festival per il prossimo anno.

Un segnale di solidità e crescita continua di cui la prima capitale d’Italia aveva bisogno per continuare in questo percorso di miglioramento che ormai è presente da quando il regista torinese è a capo del TFF; un altro segnale forte è la presentazione dell’icona per il prossimo anno: Marilyn Monroe.

Dopo la celebrazione del centenario dalla nascita di Marlon Brando lo scorso anno e Paul Newman quest’anno, ci troveremo a celebrare i 100 anni dalla nascita di Marilyn Monroe, un atto dovuto non solo alla memoria dell’attrice prematuramente scomparsa, ma dalla doppia valenza per celebrare tutte le donne nel cinema.

“Dopo due centenari che era doveroso celebrare – Brando nel 2024 e Newman nel 2025 – nel 2026 la retrospettiva sarà dedicata a una donna, nel centesimo anniversario della sua nascita: Marilyn Monroe. Non soltanto un’attrice, ma un mito, un’icona luminosa dell’immaginario collettivo. L’immagine scelta per il 44° Torino Film Festival proviene dal suo ultimo servizio fotografico, realizzato pochi giorni prima della scomparsa: uno scatto che custodisce bellezza e fragilità, con quel lieve senso di nostalgia del futuro, come se sapesse di essere destinata a vivere nell’eternità più che nel presente”.

GIulio Base

Questa 43° edizione è stata un successo nei numeri: a parità di pellicole proposte, 120 come lo scorso anno, ci troviamo davanti a 38.000 presenze e più della metà dei titoli (65 film) sold-out e un riempimento delle sale complessivo dell’83%, portando un incasso di oltre 152mila euro.

Sui social il vero e proprio boom con 7,3 milioni di impression, un 211% in più dello scorso anno, e una copertura che ha coinvolto oltre 3 milioni di persone; al tempo stesso sono cresciute le condivisioni su Instagram, segno di un interesse sempre più attivo e di un passaparola costante.

Appuntamento al prossimo anno per una 44° edizione che promette scintille.

A cura di
Andrea Munaretto

Seguici anche su Instagram!
LEGGI ANCHE – La scomparsa di Josef Mengele – l’anteprima nazionale al Trieste Film Festival
LEGGI ANCHE – Il testamento di Ann Lee – disponibili trailer e poster del film

di Andrea Munaretto

Nato nell'84 e fin da quando avevo 4 anni la macchina fotografica è diventata un'estensione della mia mano destra. Appassionato di Viaggi, Musica e Fotografia; dopo aver visitato mezzo mondo adesso faccio foto a concerti ed eventi musicali (perché se cantassi non mi ascolterebbe nessuno) e recensisco le pellicole cinematografiche esprimendo il mio pensiero come il famoso filtro blu di Schopenhauer

Related Post