Film di apertura della 43ª edizione del TFF, la commedia romantica di David Freyne con protagonisti Elizabeth Olsen, Miles Teller e Callum Turner offre uno sguardo originale sulla vita dopo la morte, sull’amore e sul peso delle scelte, trasformando l’aldilà in un luogo ricco di sorprese, incontri e seconde possibilità. In uscita nelle sale italiane il 4 dicembre con I Wonder Pictures
Cosa accadrebbe se l’eternità fosse una decisione e non una conseguenza del destino? Se potessimo scegliere dove e con chi trascorrere la vita ultraterrena, rimarremmo fedeli alle decisioni prese in passato o preferiremmo un’eternità diversa?
Sono queste le domande che attraversano il film come un filo sottile ponendo al centro del racconto non solo il viaggio oltre la vita, ma il modo in cui la memoria, il rimpianto e il desiderio si intrecciano nel momento in cui ci viene offerta l’opportunità di scegliere il nostro “per sempre”.
La trama
L’Eternity di David Freyne immagina un aldilà inatteso: un luogo tanto grandioso quanto caotico rappresentato come una stazione ferroviaria ultraterrena che è insieme hotel, centro congressi e snodo di transito (“Junction”) per le anime giunte appena dopo la morte. Qui i defunti hanno una settimana di tempo per decidere in quale mondo a tema trascorrere il resto dell’eternità.
Le opzioni sono infinite e irresistibilmente surreali: dal “Mondo del Cibo” al “Mondo Bromance”, dal “Mondo del Museo” (da cui qualcuno tenta la fuga perché “È orribileeee!”), al “Mondo Fumatori” (“perché il cancro non può ucciderti due volte!”), fino al “Mondo Weimar” (“col 100% dei nazisti in meno”) e al “Mondo Senza Uomini” (già al completo). Paradisi, utopie e idilli eccentrici specchio della molteplicità dei desideri umani. C’è una sola regola: una volta presa una decisione, non si può più tornare indietro.
A guidare i defunti in questo processo ci sono gli Afterlife Coordinators, veri e propri consulenti spirituali che aiutano i protagonisti a orientarsi, come dei moderni Virgilio pronti a indicare alle anime del Purgatorio la via per raggiungere il paradiso più adatto a ciascuno.

Triangolo amoroso e conflitto interiore
Tra i nuovi arrivati c’è Larry (Miles Teller), morto in circostanze paradossali – soffocato da un pretzel dopo aver visto una foto del precedente matrimonio della moglie – che si ritrova in questa nuova dimensione disorientato e ringiovanito (sorprendentemente senza mal di schiena), scoprendo presto che a ogni anima, per trascorrere l’eternità, sono attribuiti l’aspetto e l’età in cui è stata più felice.
Larry però, sapendo che sua moglie Joan (Elizabeth Olsen), malata terminale, potrebbe raggiungerlo presto, rimanda la scelta del suo mondo eterno sperando di trascorrerlo con lei.
Tuttavia, quando pochi giorni dopo arriva Joan, il loro ricongiungimento viene sconvolto da un incontro inaspettato: quello con Luke (Callum Turner), il primo marito della donna, morto nella Guerra di Corea e rimasto ad attenderla nella Junction per 67 anni. I tre si ritrovano così in un triangolo amoroso che intreccia passato e presente: la posta in palio è la vita nell’eternità.

Il dissidio interiore di Joan diventa il fulcro emotivo del film. Divisa tra l’uomo con cui ha costruito un’intera esistenza e l’amore perduto troppo presto, deve scegliere tra la sicurezza di un affetto consolidato e il richiamo irresistibile di una passione giovanile idealizzata: rimarrà fedele alle scelte di vita o si avventurerà alla ricerca di ciò che avrebbe potuto essere ma non le è stato concesso?
“Hai passato tutta la vita a preoccuparti per gli altri. È ora che tu decida quello che è meglio per te”.
Un mix di spettacolarità e umanità
Dal punto di vista visivo, Eternity è un film ambizioso. L’impatto scenografico dell’ambientazione, con l’artificialità teatrale dei tendaggi che imitano cielo notturno e diurno nella Junction, con i ricordi rappresentati come scene di teatro sui palchi degli “Archivi” e con la suggestione dei paesaggi idilliaci, crea un mondo immaginario vario e affascinante, estremamente curato nei dettagli. I colori pastello, la fotografia che richiama il cinema anni ’90 e l’abbigliamento di gusto rétro risultano funzionali alla narrazione, contribuendo a immergere lo spettatore in un mondo guardato con nostalgia.

La potenza del film risiede nel contrasto: alla grandiosità visiva si affianca una trama che di per sé potrebbe sembrare poco originale, un triangolo amoroso destinato a culminare in una scelta improrogabile, ma che è elemento fondamentale a costruire quell’equilibrio che rende Eternity un’opera che funziona. La pellicola, infatti, si caratterizza proprio per saper coniugare in modo delicato e coinvolgente la complessità e la semplicità, l’originalità dell’universo ultraterreno e la “banalità” meravigliosa dei cliché romantici, la comicità e la riflessione.
Ciò fa di Eternity molto più di una classica rom-com: a un inizio paradossale e divertente – che, ad esempio, vede i personaggi imbattersi in brochure e spot televisivi che pubblicizzano comicamente i mondi eterni – subentra presto una storia profonda, che scava nelle emozioni dei protagonisti raccontandone i conflitti interiori, le insicurezze e i dubbi nel momento delle scelte. Obiettivo raggiunto magistralmente anche grazie alle interpretazioni di un cast eccezionale.

Attori che rendono credibile l’incredibile
Elizabeth Olsen è straordinaria nel rappresentare la fragilità e il tormento di Joan, trasformando una decisione impossibile in un conflitto autentico, vero. Esprime con credibilità le sfumature psicologiche di una donna chiamata a una scelta esistenziale in cui entra in gioco la sofferenza di due persone amate. La sua interpretazione dà peso e calore all’intera narrazione che, nella sua profondità e umanità, parla a chiunque.
Miles Teller e Callum Turner, i due protagonisti maschili, incarnano due archetipi opposti ma complementari. Il Larry di Teller incarna un amore costante e capace di superare le difficoltà di un lungo matrimonio: è un uomo imperfetto, insicuro e a tratti impacciato ma anche dolce, fedele e disposto a sacrificare persino la propria felicità per la moglie. Luke rappresenta invece la passione irrealizzata, l’amore travolgente, la figura idealizzata di un uomo “perfetto”, sicuro di sé che simboleggia per Joan il dubbio del “cosa sarebbe successo se”. Insieme, i due uomini danno vita – tra gelosie, discussioni infantili e imprevisti gesti di solidarietà – a brillanti momenti di comicità.

Contribuisce alla vivacità della storia anche l’iconica coppia dei Consulenti dell’Aldilà, composta da Anna (Da’Vine Joy Randolph) e Ryan (John Early): divertenti e ironici, sono sempre pronti a spezzare la tensione emotiva con battute che alleggeriscono le parti più intense del racconto. Tifando rispettivamente per “Team Larry” e “Team Luke” come moderni “capoship”, coinvolgono gli spettatori a parteggiare per l’uno o per l’altro, rendendo la narrazione ancora più godibile.
L’amore, i ricordi e l’essenziale della vita
Eternity è insieme divertente e commovente, capace di affrontare temi delicati come l’amore, la morte e la memoria del passato con leggerezza e profondità. Al film non manca niente: romantico ma senza sdolcinature, ironico ma con buon gusto, riflessivo ma senza risultare pesante né moralistico.
Non indica infatti cos’è giusto e cos’è sbagliato: celebra semplicemente la verità di un sentimento complesso (a cui, paradossalmente, nulla toglie l’ambientazione fantastica), raccontandolo con una tale sincerità da colpire lo spettatore lasciandogli un senso di dolcezza e la nostalgia di un amore perfetto nella sua imperfezione, forse per alcuni perduto e per altri mai vissuto.
“L’amore non è un momento felice. Sono milioni di momenti felici”.
L’aldilà si trasforma così in un riflesso della vita stessa, nella quale ogni decisione definisce ciò che siamo, ciò che siamo stati e ciò che potremmo diventare.
Pur con una trama sentimentale a tratti prevedibile – come del resto accade nella maggior parte delle commedie romantiche -, Eternity non solo conquista l’attenzione del pubblico grazie al continuo alternarsi delle emozioni che suscita, ma sa anche arrivare al cuore, trasmettendo l’illusione che “l’amore è un legame più forte della morte”.
a cura di
Micol Perotti

