Il 27 novembre i Magazzini Generali hanno accolto Sophie and the Giants con un’ondata di calore che ha trasformato quest’ultimo show del loro tour in una vera festa
Un finale di tour che profuma di casa
Di solito le ultime date portano con sé una leggera nostalgia, quel retrogusto di “finisce tutto qui”.
Giovedì sera, invece, ai Magazzini Generali si respirava tutt’altro: un’energia che correva da persona a persona, come se il pubblico volesse dire a Sophie “siamo qui con te fino all’ultimo secondo”.
Alle 21:15 la sala era già densa, caldissima, viva. Appena Sophie è salita sul palco, l’entusiasmo si è trasformato in un unico, enorme abbraccio. In quel momento è stato chiaro come quella di Milano non sarebbe stata una serata come un’altra.
Luci rosse come un cuore che batte
Per tutta la serata il palco è rimasto avvolto da un rosso vibrante, quasi ipnotico.
Non era solo una scelta estetica: sembrava il colore giusto per raccontare l’intensità del momento, l’ultima corsa di un tour che ha attraversato l’Europa intera.
Il rosso scaldava i volti della band, i capelli di Sophie, si rifletteva sugli strumenti, si mescolava perfettamente alla scena e finiva per fondersi con il pubblico, creando un’atmosfera intima ma pulsante.
Quel rosso era un segnale: siamo qui, del tutto, insieme.

La band che dà vita alle canzoni
È facile associare i brani di Sophie a club e notti che finiscono all’alba, ma dal vivo succede qualcosa di diverso. Le sue canzoni acquisiscono corpo, diventano più calde, più materiali, quasi afferrabili.
La band è fondamentale in questo: accompagna, sostiene, amplifica. Ogni riff di chitarra e ogni colpo di batteria aggiunge uno strato emotivo nuovo, fino a trasformare ogni pezzo in un’esperienza.
Sophie interagisce con loro con naturalezza, quasi come se stessero suonando nel salotto di casa. Ed è proprio questo che rende tutto così genuino.
Una scaletta che abbraccia tutto il suo percorso
L’intro con “Redlight” ha rotto subito le distanze: non un inizio qualunque, ma un invito personale, quasi confidenziale.
Da lì, una corsa tra pezzi storici – quelli che conosciamo tutti, che fanno cantare anche chi ha la voce roca da giorni – e brani nuovi, pieni di voglia di futuro.
“Paradise“, “Deja Vu“, “Hypnotized“: ogni titolo accendeva un’ondata diversa, ogni volta più potente.
Poi è arrivato uno dei momenti più intensi: “In The Dark” in acustico, delicata, toccante, dedicata con una sincerità che ha zittito persino chi stava parlando in fondo alla sala.
E quando è partita “Shut Up and Dance“, il pubblico ha risposto come un unico corpo, trasformando i Magazzini Generali in un coro instancabile.
L’encore, con “Pink Champagne” e “Loser“, è stato liberatorio: due brani che hanno chiuso non solo il concerto, ma una storia condivisa durata un’ora e mezza.

Il pubblico, vero protagonista con lei
C’è un dettaglio che resterà impresso: la partecipazione costante del pubblico.
Si percepiva la gratitudine verso Sophie, ma anche la volontà di restituire tutto ciò che arrivava dal palco.
Cori che non finivano mai, sorrisi, mani alzate, telefoni che riprendevano ma senza diventare un muro di schermi: la gente voleva esserci davvero, non solo documentarlo.
A tratti sembrava che fosse il pubblico a trascinare la band – non il contrario.
La data milanese, ultima del tour, non è stata un addio.
È sembrata piuttosto un “ci rivediamo presto”, di quelli detti con un sorriso un po’ stanco ma pieno di speranza.
Sophie ha salutato con la stessa intensità con cui è arrivata: senza trattenere nulla.
E Milano le ha risposto allo stesso modo.
a cura di
Maria Giulia Lapenna
foto di
Mirko Fava



































