Non Essere Cattivo torna in sala – la recensione dell’ultimo film di Claudio Caligari

Non Essere Cattivo torna oggi al cinema per festeggiare il suo decimo anniversario in una nuova versione restaurata in 4k, distribuita da Adler Entertainment. Sarà in sala fino al 29 ottobre.

Sullo sfondo del mare di Ostia si snodano le vite Cesare (Luca Marinelli) e Vittorio (Alessandro Borghi), amici inseparabili come fratelli. I loro nomi portano alla memoria la grandezza della Roma antica, ma i due sono in realtà dei sommersi, piccoli criminali di periferia che passano le giornate annientandosi con alcool e droghe o spacciando per sbarcare il lunario. Hanno alle spalle storie disastrose e la loro vita ripetitiva non sembra offrire alcuna via d’uscita. Quando la speranza di un futuro migliore si concederà loro sotto forma di un felliniano trip da allucinogeni, starà ai due borgatari decidere cosa fare della propria esistenza.


Raccontare la periferia attraverso i film

A dieci anni dalla sua uscita torna in sala Non Essere Cattivo, ultima pellicola di Claudio Caligari, regista troppo spesso dimenticato nel nostro cinema contemporaneo. Questo film, insieme ad Amore Tossico e L’odore della notte conclude una trilogia ideale incentrata sulla vita nelle periferie romane, le stesse che Pier Paolo Pasolini aveva raccontato quasi 50 anni prima nel romanzo “Ragazzi di Vita” e poi deciso di mettere in scena in Accattone.

La comune ambientazione e la ricerca di una poetica ben precisa nascosta in questi quartieri malandati rendono Caligari il continuatore ideale della visione pasoliniana delle borgate, spostando la linea temporale dagli anni ’60 ai ‘90. E proprio nella loro minuziosa ricostruzione si annida la straordinaria capacità del regista di trasportare lo spettatore in questo periodo di profondi cambiamenti.

I vestiti, le auto, la musica eurodance, l’arrivo delle nuove droghe sintetiche e le diverse modalità di assunzione delle vecchie, la paura dell’AIDS, le insegne dei bar al neon, sono tutte scelte asservite a rendere credibile l’ambientazione, fornendo un ritratto disincantato della periferia in tutte le sue sfaccettature.

Evidenti nella messa in scena anche i rimandi ad un certo cinema crime americano della New Hollywood, in particolare ai primi film di Martin Scorsese, regista tanto caro a Caligari. Se con L’odore della notte il riferimenti centrali erano la solitudine e la violenza di Taxi Driver, qui siamo nel territorio di Mean Streets, esordio del leggendario regista newyorkese, da cui vengono riprese alcune dinamiche tra i due protagonisti.

La fatalità dei personaggi 

Prediligendo un approccio che ricorda i noir americani alla Giungla d’Asfalto, dove forte è il legame tra condizione sociale e illegalità, i personaggi appaiono come degli accattoni più crudi e disillusi. Vittorio, ma soprattutto Cesare, nascondono al loro interno una rabbia fiammeggiante, prodotta dall’impotenza di non poter cambiare la propria situazione (l’interpretazione di Borghi e Marinelli è splendida e soprattutto credibile, lontana dai classici coatti stereotipati).

Allo stesso modo, i loro amici, chiamati con soprannomi che ne tradiscono la vocazione criminale come ‘er Corto’ o ‘er Brutto’, sono incapaci di partecipare ad una vita normale, intrappolati all’interno di case troppo piccole e di bar scassati col tetto in lamiera. Sono invece due forti personaggi femminili, Linda (Roberta Mattei) e Viviana (Silvia D’amico) a comportarsi con i protagonisti come agenti regolatori di un loro rientro in una quotidianità sana e positiva.

La possibilità di sognare un luogo e un futuro diverso, rappresentata dalla vastità del mare visto da Ostia, non è mai del tutto riconosciuta. La mentalità di borgata intrappola le anime rendendo sempre più difficile scegliere una strada alternativa. Quando, ad esempio, Vittorio decide di andare a lavorare come manovale, il primo stipendio onesto viene usato per aprire un locale con videopoker, rischiando così di cadere nuovamente nell’illegalità.

In un mondo dove i soldi guadagnati tramite lavori onesti sono pochi e non bastano mai, l’unico modo per campare è scegliere il sentiero tracciato dalla sottocultura criminale, un labirinto nel quale non è possibile concedersi di non essere cattivo. 

a cura di
Tommaso Rubechini

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