La tomba delle lucciole è il terzo lungometraggio dello Studio Ghibli e il primo con la regia di Isao Takahata. Uscito in patria nel 1988, il film è attualmente nelle sale italiane con il suo terzo adattamento in occasione degli 80 anni dal bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki. Distribuito da Lucky Red.
La tomba delle lucciole è il primo film targato Studio Ghibli del compianto maestro Isao Takahata. Tratto dall’omonimo racconto di Akiyuki Nosaka, pubblicato in Italia da Kappalab. Questo lungometraggio rimane tuttora il miglior lavoro del regista, e uno dei film più belli che lo storico studio d’animazione abbia mai fatto.
Non c’è spazio per la fantasia. Non ci sono creature fantastiche. Questo film mostra l’orrore della guerra con un realismo e una crudezza devastanti, diventando per lo spettatore una delle visioni più violente e difficile da sostenere.
Trama
Ambientato nel 1945, sul finire della Seconda guerra mondiale in Giappone, il film racconta la storia di Seita, un giovane ragazzo che si ritroverà in difficoltà da solo con la sorellina di cinque anni Setsuko, a seguito di un violento bombardamento che distruggerà la loro casa e porterà alla morte la loro madre.
La pellicola mostrerà, senza alcuno sconto, tutte le difficolta che i due saranno costretti ad affrontare. Non solo i continui bombardamenti, ma anche l’assenza di cibo e il completo disinteresse da parte degli adulti, in un Giappone totalmente devastato, pieno di macerie e di cadaveri lasciati a marcire.

Isao Takahata
Prima di parlare del film è doveroso spendere due parole sul suo regista. Insieme al più noto Hayao Miyazaki, con i suoi collaboratori Toshio Suzuki e Yasuyoshi Tokuma, è il co-fondatore del rinomato Studio Ghibli, ma la carriera di Isao Takahata è precedente alla creazione dello studio d’animazione. I primi passi di Takahata (sempre come regista e mai come disegnatore, a differenza di Miyazaki) nel mondo dell’animazione hanno inizio negli anni ’60, lavorando per Toei Doga (futura Toei Animation).
In questo periodo, oltre a conoscere Miyazaki, avrà modo di vivere e vedere sviluppato in Giappone un canone diverso d’animazione in confronto a quello Disney. Nel suo caso, fonte d’ispirazione sarà il progetto francese La Bergère et le Ramoneur. Nel 1968 uscirà il suo primo lungometraggio da regista, La grande avventura del piccolo principe Valiant.
Da lì in poi il sodalizio con Hayao Miyazaki diventerà sempre più forte, portandolo alla regia di serie animate di grande successo e impatto culturale nel nostro paese: da Lupin III ad Anna dai capelli rossi fino ad arrivare a Heidi (quest’ultima con i disegni di Miyazaki), serie tuttora mandata periodicamente in onda nelle reti italiane.
Prima della fondazione dello studio (1985), sarà regista di altri due film d’animazione: Goshu, il violoncellista e La monella Chie, entrambi nel 1982. Nel 1987 firma il primo documentario dal vivo dello Studio Ghibli, Yanagawa horiwari monogatari (La storia dei canali di Yanagawa).
Successivamente a La tomba delle lucciole, sarà regista per lo studio dei lungometraggi animati Pioggia di ricordi (1991), Pom Poko (1994), I miei vicini Yamada (1999) e, dopo otto anni di lavorazione, La storia della principessa splendente (2013) candidato al Premio Oscar nella categoria miglior film d’animazione. Isao Takahata morì nel 2018, ad 85 anni a causa di un tumore ai polmoni.

La tomba delle lucciole
Tornando al film, La tomba delle lucciole è la migliore opera del regista, specialmente da un punto di vista di storia e temi trattati (artisticamente La storia della principessa splendente è superiore). Questo non è un film per bambini. Come accennato in precedenza, è un continuo pugno nello stomaco, che metterà a durissima prova le vostre ghiandole lacrimali in continuazione.
Si tratta di una pellicola difficile da sopportare, che non offre mai un momento di stacco o di riposo. Non esiste opera di denuncia contro la guerra migliore di quelle che si concentrano sulle vittime principali dei conflitti armati: i civili e più nello specifico i bambini.
Seita è un normalissimo ragazzo preadolescente, costretto da una situazione più grande di lui, a diventare adulto, facendo da genitore alla sorellina, troppo piccola per comprendere appieno la gravità di ciò che la circonda. Protegge la piccola Setsuko in tutti i modi possibili, nascondendole la morte della madre, procurandole cibo e cercando di distrarla il più possibile dagli orrori che li perseguitano.

Il film è brutalmente grafico. Non si limita a mostrare le case distrutte e le città piene di macerie. La pellicola rivela senza censura corpi carbonizzati e gravemente ustionati, ammassati in un angolo con le mosche e con i vermi che li divorano, o i corpi di bambini sempre più denutriti.
Non c’è spazio neanche per l’umanità. Tutti gli adulti incontrati dai due protagonisti sono totalmente assorbiti dall’orrore della guerra: freddi, egoisti e persino violenti con i ragazzi. Se vedono una persona morente alla stazione, invece di aiutarla, si lamentano dell’odore e del fatto che non sia decoroso. Se parlano di cremare bambini, lo fanno come se fosse una cosa normale, per poi dire sorridenti che è una bella giornata soleggiata.
L’importanza del film al giorno d’oggi
La tomba delle lucciole mette in scena una delle storie più commoventi che il cinema abbia mai offerto e graficamente ancora validissimo. nonostante gli anni sul groppone.
Questa pellicola ha un’importanza sociale incredibile. Come i film sull’Olocausto hanno il compito di non far dimenticare fin dove si è spinta la cattiveria umana, La tomba delle lucciole ha l’obiettivo di ricordarci cosa comporta per i più deboli sopportare un conflitto armato. Si tratta di una delle denunce cinematografiche verso la guerra più dirette e schiette possibili, e se si pensa che questa storia proviene da un romanzo semi autobiografico non si può non provare rabbia e tristezza.

Purtroppo è assurdo come un film del 1988 (che racconta una storia ambientata nel 1945), sia così tristemente attuale. “La tomba delle lucciole” si sta ripetendo anche oggi, nei conflitti armati attualmente in corso, dove le immagini di bambini uccisi sono le prime ad arrivare e dove in diretta tv si dice candidamente la frase “definisci bambino”.
Esattamente come La voce di Hind Rajab – in uscita il prossimo 25 settembre – La tomba delle lucciole non è solo una pellicola, ma è un testamento, da vedere e rivedere.
Il nuovo adattamento
Doveroso spendere due parole per questo terzo adattamento italiano. Più chiaro e funzionale di quello precedente gestito da Gualtiero Cannarsi, con la scelta, più che azzeccata, di mantenere la lingua originale nelle scene dove i personaggi cantano una canzone.
In conclusione
La tomba delle lucciole è un capolavoro. Per quanto nell’era di internet questa parola sia largamente abusata, fidatevi che non è questo il caso. Preparate i fazzoletti e fatte tutto il possibile per recuperare questo film, testamento di uno dei più grandi maestri d’animazione che siano mai esistiti.
a cura di
Andrea Rizzuto

