Troppo Cattivi 2 – il ritorno dell’heist movie secondo Dreamworks

L’uscita di Troppo Cattivi 2 segna il ritorno in sala del quintetto più tarantiniano degli ultimi anni d’animazione. Il già regista del precedente capitolo, Pierre Perifel, affiancato questa volta da JP Sans, spinge l’acceleratore su tutto ciò che funzionava nella precedente pellicola. Il risultato è una divertentissima montagna russa dal sapore postmoderno, con dei personaggi irresistibili che non dimenticherete facilmente.

Ma quanto sono dannatamente irresistibili le storie con animali antropomorfi? Lo pensai già anni fa quando lessi la serie francese a fumetti Blacksad del 2000 degli autori Juan Díaz Canales e Juanjo Guarnido. Quelle storie mi avevano trasportato in un immaginario noir cupissimo dove tutti i personaggi erano rappresentati come animali antropomorfi. Le loro specie riflettevano la loro personalità e il tipo di ruolo che ricoprivano all’interno della storia. Il detective protagonista era un gatto nero solitario, il corpo di polizia era formato da cani e i malfattori delle vicende erano sempre predatori, rettili o altri animali peculiari.

Casualmente nel 2016 uscirono due prodotti, molto simili, che ripresero questa idea e la sovvertirono completamente. Il manga Beastars di Paru Itagaki – e l’eccellente adattamento animato – e il nuovo classico della Disney Zootopia, arrivato da noi col nome di Zootropolis. Anche questi mondi erano abitati da animali antropomorfi, ma questa volta funzionali a raccontarne le mille contraddizioni e complessità sociali.

Il protagonista di Beastars, Legoshi era un lupo che tentava di nascondere la sua natura carnivora e i suoi istinti predatori solo per essere parte di un gruppo di compagni erbivori. Al contrario, Nick, la volpe di Zootropolis, si arrendeva al ruolo che la società gli aveva affibbiato, incapace di essere riconosciuto al di fuori dello stereotipo, del pregiudizio comune.

Fu quindi amore puro per me quando anche la Dreamworks si rese conto del valore universale di queste storie, decidendo di adattare la serie di graphic novel per bambini di The Bad Guys dello scrittore australiano Aaron Blabey.

Troppo Cattivi

L’adattamento Troppo Cattivi del 2022 condivideva con Zootropolis diversi elementi. La tematica del pregiudizio, il ruolo degli animali all’interno del racconto, la manipolazione mediatica, ma Bad Guys prendeva subito una direzione tutta sua, riconoscibile, identitaria e molto più pulp, scanzonata e divertente, ispirata ai personaggi del cinema di Tarantino, al cinema heist di Steven Soderbergh e al Lupin III che Hayao Miyazaki aveva riplasmato nel suo Lupin III – Il castello di Cagliostro, film fondativo del filone.


Il primo film fu un buon successo, non quanto lo è stato Il gatto con gli stivali 2 – L’ultimo desiderio uscito qualche mese dopo o quello dell’anno scorso fatto da Il Robot Selvaggio, ma è stato il primo segnale di una nuova era per DreamWorks. Un’era di sperimentazione artistica e di rinascita influenzata dal successo del 2018 di Spider-man: Un Nuovo Universo, film che ha avuto il ruolo di game changer nel mondo dell’animazione.

Inoltre, negli ultimi anni la DreamWorks faticava a creare un nuovo franchise con personaggi amati da pubblico e critica e a più riprese si è vista costretta a reiterare nuovi capitoli delle solite saghe, che avevano ormai poco di nuovo da dire. Ma come non poteva diventare per molti un nuovo cult un film che inizia con i protagonisti che dialogano come i personaggi di Pulp Fiction?

Persino nei due corti usciti su Netflix, Troppo Cattivi – Un Natale troppo cattivo e Troppo Cattivi un halloween troppo cattivo, che deficitavano per una regia troppo piatta e modelli 3D poco complessi – l’assenza del regista Pierre Perifel era evidentissima – la banda di Mr. Wolf, Mr. Snake, Mr. Shark, Mr. Piranha e Miss Tarantola continuava a brillare.

Questi corti dimostravano l’enorme potenziale narrativo di questi personaggi e del team creativo alle spalle. Anche qui insospettabili citazioni a Evil Dead di Sam Raimi nei movimenti di camera e la presenza di uno spettro che sembrava uscito da una puntata di Ducktales, che con questo franchise ne condivide tutto il dna di film ispiratori.

Il ritorno dei Bad Guys

Il nuovo capitolo ci catapulta in media res e ci riporta a cinque anni prima: alla formazione del gruppo con l’ingresso di Miss Tarantola e alla messa in atto del loro primo colpo al Cairo, che culmina – come da tradizione instauratasi dal primo capitolo – con un inseguimento pazzesco. Un montaggio ipercinetico e una regia da manuale sempre divertente e ricca di guizzi, che alterna mille movimenti e soluzioni diverse, senza mai perdere un dettaglio.

Dopo il flashback si torna al presente e ci si ricollega al finale del primo film: i nostri adorabili reietti sono usciti di galera e devono reintegrarsi. Sono finiti i loro giorni di gloria e, se desiderano davvero essere i “troppo buoni” che avevano deciso di essere alla fine del film precedente, devono trovare un lavoro e il loro posto all’interno della società.

Wolf, Snake, Shark e il resto della banda faticano a dimostrarsi realmente riabilitati se non hanno modo di iniziare una nuova vita. Si candidano ai più disparati colloqui di lavoro, ma con esiti sempre uguali e sempre negativi: nessuno dà loro una possibilità.

La notizia di un nuovo misterioso ladro, il Bandito Fantasma, che sta compiendo furti di oggetti fatti tutti dello stesso materiale, la macguffinite – la volontà di dichiararlo metanarrativamente è geniale – crea una nuova opportunità per i protagonisti per rendersi utili ed essere accettati: collaborare con la Commissaria Luggins (la Zenigata di Lupin III di questo franchise), sfruttando tutte le loro capacità e conoscenze di ex ladri infallibili.

Da perfetto heist movie, non mancheranno nello svolgersi della vicenda mille piani articolatissimi, colpi di scena, manipolazioni, bugie, tradimenti, trappole e depistaggi.

Il primo film proponeva una vicenda più piccola, un heist puro alla saga degli Ocean’s di Soderbergh. Relegata a un contesto urbano che conoscevamo fin dalle prime sequenze. Mentre questo secondo capitolo alza la posta in palio aprendo a uno scenario molto più ampio, e lo si capisce fin dalla prima sequenza in Egitto dal sapore estremamente bondiano.

Troppo Cattivi 2 ha il sapore di un grande blockbuster, e, quando si arriva al terzo atto della storia, si resta con la bocca aperta per la portata degli eventi e per la meravigliosa resa visiva. Dall’heist movie di rapine si abbraccia anche un altro filone legato a doppio filo con il genere, quello dell’avventura con connotati spy thriller, con tinte da grandi piani e complotti, tanto care ai capitoli della saga di 007 e Mission: Impossible.

Conflitti interiori e tra personaggi

Cambiare non è certamente facile, ma agli occhi degli altri lo sembra ancora di più. Wolf e la sua banda agli occhi di tutti sono ladri e tali resteranno. Alla prima occasione la società tornerà ad additarli come i soliti truffatori di sempre. Sembrano destinati per sempre a indossare quella maschera, a ricoprire quel ruolo.

È la favola di Al lupo! Al lupo!, ma di cui è succube Wolf stesso. Dopo una vita passata a derubare, l’immagine del cattivo delle fiabe gli si è cucita troppo addosso per essere creduto cambiato.

In questo senso la loro missione diventa la vera sfida che dovranno affrontare per dimostrarsi buoni e cambiati in una società che continua a vederli sempre uguali. E la minaccia del Bandito Fantasma diventa rappresentazione di tutto ciò che il protagonista stesso sarebbe diventato se si fosse abbandonato del tutto e avesse scelto la strada più facile: scontrarsi diventa metafora di una lotta interiore.

Tutto questo arricchito dal continuo inseguimento da parte della Commissaria Luggins che rivela sempre più il suo ruolo di archetipo in quella che è una vera relazione di amore platonico alla Zenigata-Lupin, che sempre più assisterà a una messa in discussione delle sue certezze.

Troppo Cattivi 2 sviluppa brillantemente l’evoluzione dei personaggi, mettendo in discussione i loro valori. Nel primo capitolo agivano per tornaconto personale, qui invece vogliono proteggere una persona a loro cara, e fanno davvero di tutto per lottare – fisicamente e metaforicamente – contro la condizione di “cattivi” che li imprigiona.

Quel meraviglioso sornione di Mr Wolf

Per essere animali antropomorfi, i protagonisti della pellicola sono tra i protagonisti più umani degli ultimi anni di animazione: carismatici, totalmente fallibili, facili da identificare e non esenti da momenti di erotismo. Sono dei losers, gli underdog: il lupo, lo squalo, il piranha, la serpe, la tarantola – tutti animali disprezzati e temuti per definizione.

La sospensione dell’incredulità che ci viene richiesta per accettare gli improbabili travestimenti di Mr Shark è sempre divertentissima, così come tutte le interazioni tra personaggi.

Ma quel meraviglioso sornione di Mr Wolf rimane il più affascinante di tutti. La summa di tutte le influenze, che oltre alla matrice letteraria, sono dietro ai film. Quel sorriso beffardo e la sua romance con la Governatrice Diane ricordano tanto Lupin III. Ma anche il James Bond in giacca bianca di Sean Connery o il Danny Ocean di George Clooney nella trilogia Ocean’s.

Un film che dialoga a grandi e piccoli allo stesso tempo

Il primo film iniziava come Pulp Fiction e anche qui non mancano omaggi imprevedibili – come Il silenzio degli innocenti – prova della visione intelligente di un regista che ha pensato a un film per tutti, grandi e piccoli, con livelli di comprensione differenti.

C’è tanto animo ed erotismo: i personaggi si amano, si stuzzicano, si deridono e si guardano con occhi innamorati.

L’umorismo è sempre presente e con dei tempi comici perfetti. Il film dialoga perfettamente a persone di tutte le età grazie ai continui risvolti della trama, dal tono incalzante, dal montaggio frenetico e dal ritmo indiavolato della vicenda. Anche se talvolta questo tono adrenalinico propone passaggi complessi da seguire per un bambino: come se il regista in alcuni momenti stesse dialogando espressamente con il suo pubblico adulto.

Uno dei picchi qualitativi della DreamWorks

Pierre Perifel, affiancato questa volta da JP Sans, spinge l’acceleratore su tutto ciò che funzionava nella precedente pellicola. Il risultato è una divertentissima montagna russa di scene mozzafiato e momenti da capogiro.

Tutta la pellicola, e in particolar modo le sequenze d’azione, sono condite da una continua commistione tra 3D e 2D, con tantissimi effetti a schermo, esplosioni visive di colori psichedelici, linee cinetiche ed espressioni esagerate tipiche degli anime che ne dimostrano una contaminazione (Lupin III tra tutte).

C’è perfino un impact frame durante un’esplosione – quel fotogramma di animazione in bianco e nero inserito nella sequenza per enfatizzare l’energia del colpo – cosa che mai mi sarei aspettato anni fa di vedere al di fuori da un anime. Il film acquisisce una sua identità visiva fortissima, lontana dall’immagine levigata e perfettamente pulita dei film in CGI Disney/Pixar dell’ultimo decennio, ma debitore del filone di continua sperimentazione e anarchia visiva aperto da Spider-Man: Un Nuovo Universo.

È molto più ambizioso sia a livello narrativo che tecnico rispetto al film precedente, e insieme agli ultimi titoli uscito rappresenta uno dei fiori all’occhiello qualitativi di DreamWorks.

Un nuovo scenario per il futuro

Il gusto pulp della pellicola è stato elevato con la contaminazione dello spy thiller e dai film delle grandi catastrofi planetarie. Il cambio di carte in tavola apre nelle fasi finali a un nuovo status quo per questi personaggi che in un eventuale terzo film vedrebbero le loro vicende in una veste rinnovata e tutta da percorrere.

Il desiderio di vedere un terzo capitolo è tanta, avendo visto l’enorme potenzialità della saga che merita almeno di essere chiusa come trilogia. Le ottime premesse finali già possono far fantasticare lo spettatore sulla strada che lo studio vorrà far intraprendere a questi personaggi e quale filone cinematografico verrà preso di mira questa volta.

a cura di
Alfonso La Manna

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