“Nun ve trattengo” – l’intervista con Francesca Romana Massaro e Francesco Antonio Mondini

Presentato in anteprima alla XIX edizione della Festa del Cinema di Roma e proiettato al Trapani Film Festival lo scorso 20 agosto, Nun ve trattengo arriva ora nelle sale. In occasione di questa uscita abbiamo avuto il piacere di intervistare i due registi e sceneggiatori, Francesca Romana Massaro e Francesco Antonio Mondini

Da cosa è nata la volontà di realizzare Nun ve trattengo? Oltre a fungere da omaggio per i 10 anni dalla scomparsa di Califano, avete sentito anche l’esigenza di raccontare chi fosse davvero quest’uomo? Di offrire un ritratto che vada oltre l’artista, oltre il personaggio pubblico?

Francesca Romana Massaro: “Volevamo raccontare chi fosse davvero Franco Califano, perché troppo spesso è ricordato soltanto per la sua immagine di playboy e cantante maledetto, mentre il tempo sta dimostrando quanto in realtà sia stato un grande artista, compositore e autore.”

Se doveste raccontare Franco Califano a una generazione che non lo ha mai conosciuto né ascoltato, quali parole scegliereste per presentarlo?

Francesca Romana Massaro: “Un rapper d’altri tempi, di quando quella figura si chiamava cantastorie. Un tipo gagliardo, superchill.”

Attore, cantautore, fotomodello, poeta, scrittore… e artista: per quale di queste dimensioni ritenete di aver fornito la lettura più vera?

Francesca Romana Massaro: “La nostra intenzione era quella di raccontarlo a 360°, quindi incorporando tutte queste dimensioni. Sicuramente, però, ci siamo concentrati sul Califano cantautore, artista e amico.”

Quanto si discosta il Califano che raccontate nel docufilm dall’idea che generalmente si ha di lui?

Francesca Romana Massaro: “Di solito quando si pensa a lui, si cita il playboy con amicizie discutibili. Nel documentario abbiamo volutamente dato spazio ad altri aspetti: era un uomo sensibile, simpaticissimo, con un suo slang e una sua filosofia di vita. E, a sorpresa, è stato uno dei primi queer, perché si è creato la sua famiglia scegliendo negli anni gli amici con cui vivere.”

Califano ha lasciato diverse opere di poesia e narrativa con una forte componente autobiografica. Avete attinto da quei testi per costruire il suo ritratto?

Francesca Romana Massaro: “Li abbiamo studiati tutti per diversi mesi e, successivamente, abbiamo cercato riscontri nelle persone che lo hanno conosciuto e con cui lui ha lavorato. Così abbiamo fatto un mix tra la percezione che Califano aveva di sé e quella che di lui avevano gli amici.”

Nel raccogliere materiali e testimonianze vi siete imbattuti in aspetti della sua storia o personalità che non conoscevate e che vi hanno colpito?

Francesca Romana Massaro: “Decisamente sì, anche se con un personaggio come Califano ce lo aspettavamo! Personalmente non pensavo fosse così simpatico e malinconico al tempo stesso.”

In Nun ve trattengo avete scelto una narrazione frammentata e non lineare. Quali difficoltà avete incontrato? Qual è il filo conduttore che tiene insieme il racconto?

Francesco Antonio Mondini: “Sin dall’inizio non abbiamo voluto una linea narrativa documentaristica classica. La difficoltà più grande è stata il continuo rimando tra racconti e immagini, concretizzatosi soprattutto nel montaggio. Ma il bello è proprio questo: puoi preparare tutto nei minimi dettagli, poi arriva sempre un “sano” stravolgimento creativo. Il filo conduttore è la vita del Califfo, che non ti lascia mai respirare e va sempre “a 200 km orari”.”

Com’è stato lavorare a quattro mani su una figura così complessa? Vi siete trovati subito in sintonia o ci sono stati punti di vista diversi da conciliare?

Francesco Antonio Mondini: “La storia era lì, pronta per essere usata. L’amore verso Califano ha spianato la strada e non ci sono mai stati veri contrasti. Solo un confronto costante a livello di scrittura, che ha portato a una continua crescita creativa. Ognuno aggiungeva un tassello all’idea che pian piano si sviluppava.”

Il docufilm alterna testimonianze di chi lo conosceva a voci di giovani artisti che lo vedono come fonte d’ispirazione. Quale pensate sia l’eredità che Califano ha lasciato alle nuove generazioni? E quanto ha influenzato voi?

Francesco Antonio Mondini: “Califano è un’icona che spesso supera la sua arte. La sua persona non passa in secondo piano rispetto alla poetica. Ha incarnato uno stile di vita libero, personale, che ha pagato a caro prezzo. L’aspetto intimo e malinconico, fondamentale e spesso sconosciuto è quello su cui abbiamo voluto spingere, cercando di trasmetterne la profondità.”

Il titolo scelto, Nun ve trattengo, rimanda subito a Roma. Qual è il ruolo della città nella vita e nell’arte di Califano? L’espressione riflette la sua filosofia di vita?

Francesco Antonio Mondini: “Roma ha un ruolo scenografico e poetico, ma non è il fulcro del film: il focus rimane sull’anima del poeta. Per lui Roma era amici, cultura popolare, radici, ma la sua figura va oltre un contesto specifico. Nun ve trattengo rappresenta autenticità, senza rabbia o malizia: una battuta semplice che racchiude una personalità ben scolpita.”

Che significato ha avuto per voi la realizzazione di questo progetto, a livello professionale e personale?

Francesco Antonio Mondini: “Ci ha lasciato una piena coscienza del valore umano e del ricordo che tante persone ci hanno regalato. L’amore condiviso da chi lo ha conosciuto è la dimostrazione dell’impronta che Califano ha lasciato: un uomo, un poeta, un gigante che non passa inosservato.”

Immaginando Franco in sala con il pubblico, quale pensate sarebbe stato il suo commento dopo la visione del docufilm?

Francesco Antonio Mondini: “Quando per anni studi una figura, “sbobinando” ogni suo aspetto, ti sembra quasi di averla conosciuta. Se fosse lì accanto a noi, non credo sarebbe celebrativo, ma sorridendo direbbe qualcosa di spiazzante tipo: “Ensomma qui ce semo arrivati, mò?.”

a cura di
Micol Perotti

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