The Tale Of Silyan – la recensione in anteprima del nuovo docufilm di Tamara Kotevska

Presentato fuori concorso all’82ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia, The Tale Of Silyan è il nuovo documentario della macedone Tamara Kotevska, regista che nel 2019 stupì il mondo con Honeyland, opera che le valse due candidature ai Premi Oscar. Film prodotto da Concordia Studio, The Corner Shop e Ciconia Film, abbiamo assistito alla première in compagnia della regista e del cast, e ora vi sveliamo com’è andata! 

Realtà e finzione, vita vissuta e mito. La regista Tamara Kotevska ci accompagna con sguardo raffinato nelle vite di una famiglia di agricoltori macedoni, raccontandoci una quotidianità fatta di lavoro e sacrificio, tra vecchi ricordi e timori per un futuro più che mai incerto.

Una storia di legami famigliari

Ai giorni nostri, incontriamo Nikola, contadino sessantenne che vive insieme alla moglie Jana, la figlia Ana, il marito di lei e la loro bambina piccola. Lavorano nei campi coltivando tabacco, angurie, patate e peperoni. La loro non è mai stata una vita semplice, oggi aggravata da politiche governative che hanno reso i prezzi dei prodotti insostenibili. E senza più clienti, la famiglia di Nikola si trova a un bivio: restare o partire in cerca di un nuovo inizio?

Uno dopo l’altro, tutti lasceranno la Macedonia. Tutti tranne il protagonista, che proprio non ne vuole sapere di abbandonare la terra dei suoi antenati che lo ha cresciuto e lo ha nutrito, culla di sogni, ricordi e rimpianti. Rimpianti che, per Nikola, hanno il sapore amaro di un figlio con cui ha perso i contatti da tanti, troppi anni. Un figlio che non era pronto a seguire le orme paterne e che troppo presto se ne era andato, chissà dove.

Il film racconta la vita lenta di un villaggio di agricoltori e dei curiosi vicini che vivono al piano di sopra (sui tetti, per meglio dire): la più grande popolazione di cicogne della Macedonia del Nord. In questo scenario la storia di Nikola comincia a intrecciarsi con l’antico mito di Silyan, il ragazzo che, dopo un violento conflitto con il padre, fu trasformato per sempre in una cicogna.

L’incontro tra Nikola e un uccello ferito significherà per l’uomo l’occasione di restituire un senso alla vita e, forse, al suo rapporto con il figlio lontano. Come nel recente Il ragazzo e l’airone di Hayao Miyazaki, l’uccello migratore si eleva dunque a simbolo, a bussola morale del protagonista.

Tra realtà e metafora

“La cicogna bianca è una creatura mitica nel mio Paese d’origine, e la mia infanzia è stata piena di antiche fiabe popolari su questi maestosi uccelli. Ho dedicato la mia carriera di regista a due temi, la migrazione e la conservazione della natura, entrambi perfettamente incarnati dall’esperienza vissuta nel documentario da questi animali. Un tempo simbolo della convivenza tra uomo e ambiente, la cicogna oggi soffre per l’abbandono delle campagne e la trasformazione delle terre in discariche. Come gli uomini sono attratti dal fast food, anche le cicogne si nutrono di rifiuti: comportamento che per me rappresenta lo specchio stesso dell’umanità e un monito sul nostro futuro.”

Tamara Kotevska, regista

L’approccio di Kotevska ai temi sopra citati è autentico e originale. La narrazione è però così lineare che è difficile considerare l’opera un vero e proprio documentario. Non che ci sia nulla di inventato, ma la sequenza degli eventi che riguardano Nikola e la sua famiglia appare sempre molto coerente, dando l’impressione che il racconto venga talvolta “messo in ordine” per creare il giusto parallelismo con la fiaba di Silyan.

Tutto ciò contribuisce a dare maggiore profondità al lavoro registico e al montaggio, efficace nell’alternare inquadrature in campo lungo degli stormi in volo a dettagli sui corpi e sui nidi degli uccelli. Stupenda la fotografia di Jean Dakar (anche produttore del film), capace di riempire lo schermo di contrasti e colore, insieme alla potente colonna sonora orchestrale di Joe Wilson Davies e Hun Oukpark, che incorpora elementi di colore locale come flauti e tamburi balcanici al rumore diegetico dei becchi delle cicogne, sottofondo alle sequenze di maggior tensione. 

The Tale of Silyan è lo sguardo di una giovane regista che restituisce allo spettatore una realtà arricchita di un profondo valore metaforico, trasformando un microcosmo in racconto universale sul rapporto tra uomo e natura, tra passato e futuro. Non resta che augurarci che questo film possa presto trovare una distribuzione nelle sale italiane! 

a cura di
Alessandro Bertozzi

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