”Indagini Live”: il Mostro di Firenze di Stefano Nazzi arriva a Parma

“Indagini Live”, il nuovo spettacolo di Stefano Nazzi, ha fatto tappa al Parco Ducale di Parma, giovedì 17 agosto, con il racconto di un fatto di cronaca drammatico e cruento: la storia del Mostro di Firenze

È una storia complicata, ma anche tremendamente semplice. Quella del Mostro di Firenze”: con questa introduzione potente, riguardo uno dei più famosi serial killer di tutti i tempi, Stefano Nazzi apre il suo nuovo spettacolo Indagini Live, al Parco Ducale di Parma, giovedì 17 luglio

E, immersi nel silenzio raccolto della platea, ha così inizio l’inchiesta su un preciso fatto di cronaca, uno dei tanti che verranno raccontati dal giornalista durante la serata. 

Ma non uno qualunque, questo no. Quello di Natalino Mele, che, alle due di notte del 22 agosto del 1968, denuncia la prima di 16 sanguinolente stragi che per ben diciassette anni faranno drizzare i capelli dell’Italia intera, gettando Firenze e i comuni limitrofi nel terrore. 

L’omicidio dello “zio” Antonio Lo Bianco e Barbara Locci, avvenuto con una Beretta calibro 22 carica di proiettili Winchester marcati sul fondello del bossolo con la lettera “H”, sarà presto dimenticato. Persino dallo stesso Natalino, i cui ricordi si mescolano e si aggrovigliano, confondendosi tra sogno e realtà. 

Indelebile è invece la tragedia che si verifica dopo, solo qualche anno più tardi, tra il ‘74 e l’ ‘85. 
Una storia di sanguetanto sangue -, ma soprattutto di terrore

Quel tipo di orrore rimasto a lungo impunito, che porta un solo nome: quello del Mostro di Firenze. 

Il racconto di Stefano Nazzi 

Con la sua narrazione coinvolgente, Nazzi ha incantato la città di Parma omaggiandola con un racconto mozzafiato, senza pause né fronzoli. Il linguaggio con cui il giornalista si rivolge al pubblico è diretto ed impietoso, perfetto per descrivere con un’essenzialità necessaria una vicenda terribilmente complessa e (come lui stesso tiene a ricordare agli spettatori a fine spettacolo) ben lungi dall’essere ancora risolta. 

Grazie alla colonna sonora curata da Stefano Tumiati (che contribuisce a mantenere alta la tensione – e, quindi, l’attenzione ed il coinvolgimento della platea – per tutto l’atto unico dello spettacolo) e la regia di Marco lacomelli, Indagini Live si rivela uno show riuscito, a cui va il merito non solo di intrattenere, ma anche di far luce – per quanto possibile – sulle vicende avvenute nel territorio toscano a partire da quella lontana notte di agosto del ‘68.

I protagonisti del caso

I protagonisti non si contano sulle dita. Abbiamo Stefano Mele e la famosa “pista sarda”, ma soprattutto Pietro Pacciani ed i suoi “compagni di merende”: Mario Vanni e Giancarlo Lotti, incriminati e condannati dopo la prematura morte del contadino.

Oltre al “caso Narducci”, il cui omicidio con tanto di sostituzione di cadavere contribuisce a tingere ancor più di giallo questa oscura vicenda, ed i presunti mandanti del Mostro, forse parte di una setta esoterica, Nazzi ci presenta le ipotesi su Francesco Calamandrei e Giampiero Vigilanti, lo Zodiac di Joe Bevilacqua ed il siparietto del “Rosso del Mugello”: il tutto è riportato con estremo rigore ed attenzione, senza che venga tralasciato alcun dettaglio.

La voce di Nazzi si erge potente nell’aria, tracciando le linee e i confini di una storia macabra, di un racconto coinvolgente sviscerato in una serie di nomi che si susseguono a ritmo incalzante. Tutti protagonisti di un quadro più grande, di un enorme puzzle dai pezzi ancora mancanti. 

“Indagini Live”: un racconto dell’orrore 

Il risultato?

Uno show surreale e ai limiti dell’inverosimile, arricchito da testimonianze audio e lettere, ma anche identikit, foto ed immagini mostrate al pubblico attraverso il posizionamento di alcuni schermi sul palco. 

Un racconto dell’orrore, i cui eventi sono avvenuti realmente, proprio qui, nella nostra penisola. Fatti in cui Nazzi si addentra, descrivendone gli omicidi e presentandoli, con il suo stile narrativo ed artistico, esattamente per come sono: uno schema ripetuto di morte. 

Le vittime: 16 giovani coppie appartate in luoghi isolati, nelle calde notti estive. 

La descrizione dell’atto: brutale, compiuto sparando ferocemente un elevato numero di pallottole ed infliggendo subito dopo, con un coltello, una serie di colpi mortali sul corpo della donna. A cui seguono, in quest’ordine, la separazione voluta dei due cadaveri e l’asportazione del seno sinistro o del pube, in un macabro rito sessuale. 

L’arma del delitto: la famosa Beretta calibro 22, dai proiettili Winchester marcati “H”. 

Il luogo e il tempo della scena del crimine: la luce lunare, puntata sugli spettatori per qualche istante, ed una serie di date. Tante date. Mesi ed anni, che collegano i fatti a distanza di decenni e gettano il pubblico in quella confusione, in quel caos che era, a tutti gli effetti, di fatto, reale. 

Uno show da vedere e rivedere, che saprà coinvolgere e sconvolgere il pubblico con le sue rivelazioni. Con il racconto di una storia dove il confine tra drammatico e grottesco viene spesso superato. Dove si ride, “per non avere paura” di tutta quella energia nera che si iniziava a percepire, ad inizio anni ‘70, nel cuore della campagna toscana. 

a cura di
Maria Chiara Conforti

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