La torrida estate bolognese viene interrotta da un gelido vento proveniente da Est: i Molchat Doma suonano al BOnsai festival
I Molchat Doma, dopo la prima data italiana a Roma, hanno fatto tappa a Bologna per poi lasciare il Paese con il concerto a Sesto Al Reghena. La serata di mercoledì si è rivelata una delle più entusiasmanti del BOnsai. Il mix di elettronica, post punk “vecchio stampo”, cold-wave e rock sovietico è qualcosa di totalmente estraneo al contesto italiano. Il pubblico nazionale, infatti, ha reagito positivamente, con un entusiasmo diverso dal solito, con la gioia di sentire finalmente dei suoni elaborati e senza eguali.

Per quanto i Molchat Doma vengano spesso associati (anche solo esteticamente) all’ambiente dark, i loro live sono perfettamente adattabili ai club, nonostante abbiano poco a che fare con l’EDM. È impossibile rimanere immobili, anche solo per qualche minuto, durante una loro esibizione. Il carattere eclettico della band le permette di avere un gran numero di fan affezionati a subculture diverse tra loro. Il gruppo raccoglie i generi musicali e gli stili più affascinanti e popolari della seconda metà del ‘900 rendendoli incredibilmente moderni.
La scaletta ha toccato tutti e quattro gli album in studio. I brani più apprezzati, però, risultano ancora quelli dei dischi d’esordio “S kryš našich domov” e “Ėtaži”, più ballabili e con synth più orecchiabili. L’escalation di balletti e video con il cellulare si è avuta, infatti, con la regina di tik tok “Tancevat’” e le popolari “Na dne” e “Kryshi”. Gli ultimi due album “Monument” e “Belaya Polosa”, essendo dischi più verbosi con un numero maggiore di ballad, risentono del divario linguistico.
La cura e la passione che hanno permesso alla band di costruire un incredibile seguito nel giro di otto anni di carriera sono state rispecchiate egregiamente dal live. Bologna farà veramente fatica a dimenticare il concerto dei Molchat Doma. Le atmosfere e sensazioni trasmesse sono talmente tante e diverse tra loro da non lasciare nessuno impassibile.
a cura di
Lucia Tamburello

