Center of the X – Strompolos
Da poco uscito il concept album “In the time of liea and Isolation”, l’artista statunitense Strompolos ci racconta un viaggio. Un viaggio interiore verso la ricostruzione di se stessi dopo periodi bui.
Qual è per te la parte più difficile di un percorso di decostruzione e ricostruzione di sé stessi?
La parte più difficile del percorso di decostruzione e ricostruzione di sé stessi è la brutale onestà e il lavoro interiore che richiede, il tipo di lavoro che rimuove le versioni di te stesso che hai forgiato e plasmato solo per sopravvivere. È disorientante, crudo, violento, tragico e terrificante. Tu sei il chirurgo e la ferita.
Devi affrontare le parti di te stesso che ODI.
La decostruzione richiede di affrontare le ombre e i demoni che hai tenuto nascosti negli angoli della tua psiche – il dolore, la dipendenza, i tradimenti, il desiderio, il trauma e gli abusi – e di realizzare che alcune delle cose che pensavi fossero la tua identità erano solo un’armatura. Poi arriva il vuoto, il silenzio insopportabile prima che qualcosa di nuovo prenda forma. Il palco si spegne e non ci sono applausi. Solo tu.
E CADI.
La ricostruzione, al contrario, è più silenziosa ma altrettanto straziante. Richiede pazienza e la volontà di costruire qualcosa di significativo dalla polvere e dalla cenere, senza alcuna garanzia che regga. Raccogli frammenti, melodie inquietanti della persona che VUOI essere, un sé incompiuto, e cerchi di comporre qualcosa di veritiero e significativo. Qualcosa di vivo. Come artista, rientri nella luce portando con te le cicatrici, le storie e le canzoni cucite da quelle rovine, sperando che risuonino. Sperando che siano importanti.
E poi RITORNI.
La parte più difficile? Continuare a percorrere quel cammino di verità senza battere ciglio, continuare a scegliere la trasformazione rispetto alla comodità, l’onestà rispetto alla percezione esterna. Ancora e ancora.
Mark Nevin – Humility With Style
Un bellissimo country folk britannico che fa da sfondo ad un testo impegnato a favore dell’umiltà che critica apertamente (e concordo) i leoni da tastiera, specialmente sui social media.
Qual è una cosa, se c’è, che è stata più significativa per te che ti ha spinto a scrivere questo brano?
È stata la crescente consapevolezza della tendenza delle persone a “fare segnali di virtù” sui social media e la posizione imbarazzante in cui ci mette tutti quando due dei nostri “amici” proclamano a gran voce posizioni molto diverse su temi di attualità scottanti.
Mi accorgo che molte persone sembrano così inconsapevoli di ciò che stanno facendo, che sembra più mirato a far apparire se stesse come “i buoni” che a ciò che dichiarano di preoccuparsi.
DEMIDER – Quando Vai
Poi uno mi dice: no Sara, la musica figa in Italia non c’è. Eh, no, non è così, Demider per esempio, è uno di quelli di cui ascolti attentamente il testo e che ti trasmette gioia nel fare musica. Gioia che provi poi ascoltandolo.
Puoi dirmi qualcosa di più a proposito del collettivo con cui collabori e anche qualcosa su come ti approcci alla musica e alla costruzione di un pezzo?
Il collettivo, BounceinPlace, nasce nel 2022: frequentando l’accademia di musica a Bologna (Creative Hub) ho avuto la fortuna di incontrare fin da subito altri quattro ragazzi (Elena Antoni, Federico Ascenzi, Riccardo Longi e Saverio Pancotto) e abbiamo deciso di lavorare insieme perché ci trovavamo molto bene sia a livello personale che professionale.
Questa vicinanza ci ha profondamente influenzati l’un l’altro e, provenendo da generi e background differenti, ha dato vita a collaborazioni con sonorità ibride ed in continua evoluzione.
Lo scopo del collettivo, fin dall’inizio, era quello di supportarsi a vicenda nella crescita sia artistica che lavorativa, in un ambiente difficile come quello della musica è stato essenziale per me avere dei colleghi, e soprattutto degli amici, come loro. Non credo che sarei riuscito ad evolvermi artisticamente a questa maniera senza il continuo confronto reciproco.
Non ho un modo preciso di approcciarmi alla musica o alla costruzione di un pezzo. Generalmente mi metto al pianoforte, alla chitarra o al computer e sperimento fino a che non trovo qualcosa che mi piaccia, altre volte sento sensazioni molto forti, parto dal testo e dalla melodia e poi mi accompagno con gli strumenti fino a che non sento che funziona tutto. In ogni caso, alla base c’è sempre una necessità comunicativa molto forte. I giorni in cui non riesco a fare musica mi sento quasi fisicamente male e sono molto più agitato del normale fino a che non riesco a creare qualcosa. Fare musica è un processo che mi calma moltissimo.
a cura di
Sara Alice Ceccarelli

