World Superbike – Quando i ricordi superano il presente

In un mondo dove per molti esiste solo la MotoGP c’è ancora una piccola nicchia innamorata delle derivate dalla serie che pur con la titolazione mondiale ha ormai un campionato “europeo” sotto l’egida della Dorna che sta cercando di cambiare le carte in tavola, sono stato alla tappa di misano per rivivere l’aria che mi aveva fatto innamorare di questo campionato 25 anni fa.

Il mondiale Superbike nel mio cervello è associato a doppio filo a Giovanni Di Pillo (conosciuto qualche anno fa all’EICMA) e alla Ducati che, con la stirpe degli australiani volanti, ha portato tante vittorie all’Italia e un’immagine della casa di Sant’Agata Bolognese quasi celestiale.

Ricordo ancora quando mi approcciai per la prima volta a quelle moto: era il 2000, ero a Monza ed entrai quasi per caso all’interno del circuito. Non ci ero mai stato prima e il me ragazzino, amante del motorsport, era emozionato nel vedere per la prima volta il tempio della velocità.

Ma qualcosa di strano c’era quel giorno: il circuito non era vuoto, un rombo cupo urlava tra le fronde del parco. Arrivato nel paddock vidi che era una giornata di test Superbike, tutti i team ufficiali erano per provare le moto in vista dei successivi appuntamenti.

Questo bastò a farmi trascinare mio padre in giro per tutte le curve per godermi ogni singolo istante di quel pomeriggio.

Prima Honda, poi Yamaha, ma quel rumore cupo sentito a tanta distanza non era ancora passato finché non arrivò lei: la Ducati 996 in livrea Infostrada con alla guida “King” Carl Fogarty.

Un sound assordante e un innamoramento che dura fino ad oggi. A distanza di 25 anni, con un campionato in lento decadimento a causa principalmente di fattori esterni e nonostante la volontà delle case motociclistiche (ad oggi sono presenti nel campionato Ducati, BMW, Honda, Kawasaki, Yamaha, Bimota) di salvare l’ultimo campionato davvero vicino ai motociclisti, com’è stato a Misano?

Mare e due ruote

A causa di problemi lavorativi sono potuto arrivare in circuito solo il sabato, giornata dedicata a Gara 1 oltre che alle prime gare di contorno per la SBK, ovvero Supersport, Supersport 300 e R3 BLU CRU Cup (un monomarca Yamaha).

Non mi soffermerò sul viaggio della speranza dal Piemonte alla Romagna in periodo estivo, ma mi limiterò a dire che sono entrato nel parcheggio alle 13:35, con partenza della gara alle 14:00.

Una volta, però, arrivato nel paddock, l’aria che si respirava era quella delle grandi occasioni: motorhome e tanta gente in attesa di un autografo del pilota amato. Ma non solo, perché l’attenzione era rivolta principalmente al box BMW e al futuro pilota di MotoGP: Toprak Razgatlıoğlu.

Non c’è tempo però per pensare a tutto questo, bisogna correre in pista. Quindi ho recuperato il badge e la pettorina, montato le macchine fotografiche, mi sono lanciato su una navetta e via di corsa alle curve del Rio.

Il caldo in pista era tanto ma, vista la brevità della gara (circa un’ora), ho portato a casa più scatti possibili godendomi una corsa che si è rivelata combattuta sin dalle prime battute e che ha portato alla vittoria Razgatlıoğlu e la sua BMW sul pilota di casa Bulega con la sua Ducati ufficiale.

La cosa che però mi ha colpito di più sono state le tribune. Essendo fotografo per il WEC, sono abituato a spalti pieni; a Misano per la Superbike non c’era tanto pubblico come mi aspettavo.

Forse è solo perché siamo a sabato, quindi rimango con questo dubbio e mi trasferisco in sala stampa per confrontarmi con gli altri fotografi e pensare alla cena che mi devo inventare in quel di Rimini.

Quel tarlo che non se ne va

Dopo essermi perso in chiacchiere come il migliore “falananna” (grazie nonno per questo termine che ogni tanto tiro fuori), decido di lasciare il circuito per andare in albergo.

Venticinque minuti di strada che, tra una canzone e un litigio con Google Maps, continuavano a farmi entrare in testa quella domanda: “Ma perché così poco pubblico?”.

Il mio dubbio si placa solo nel momento in cui si para davanti a me una favolosa piadina che, mandandomi in estasi, mi ha fatto chiedere perché non abito in riviera, ma in mezzo alle risaie dove il trasporto è gratis solo perché le zanzare ti portano in giro.

si la piadina era buonissima e da buon fotografo il mio selfie è mosso

Abbandonandomi a questi pensieri inutili vado a dormire, con la consapevolezza che la domenica sarà caldissima e che mi aspetteranno due gare e la prova di una nuova macchina fotografica, gentilmente prestatami da Nikon per confrontarla con le mie Sony (ma non ne parleremo qui).

Con il mio solito ritardo parto da Rimini per arrivare a Misano, non valutando il traffico che troverò andando verso il circuito (bravo Andrea, sottovaluta sempre il fatto che non sei solo al mondo).

Un buon segno, se penso ai dubbi del giorno prima, dubbi comunque messi in secondo piano dall’immenso caldo che si prospettava per la giornata.

Day 2 – Lo scioglimento

Dopo una coda che mi ha fatto comunque arrivare con sufficiente anticipo in sala stampa, mi preparo a quella che sarà una giornata calda, sia per il clima che per quello che succederà in pista.

Gli spalti non sono ancora pieni, ma decisamente più animati del giorno prima e questo mi solleva. Io ho sempre creduto nella Superbike e spero sempre si possa tornare all’epoca d’oro di fine anni ’90 e inizio 2000.

Tantissime magliette rosso Ducati alternate a tanti altri colori di altri marchi, entusiasmo alle stelle per una giornata che segnerà colpi di scena, ma con un filo conduttore unico: Toprak Razgatlıoğlu in modalità squalo, alla ricerca della conquista della vetta.

Lo spettacolo in pista non tradisce gli oltre 35.000 spettatori accorsi rinunciando al mare: tra cadute e scontri accesi tra le curve del Circuito Marco Simoncelli, Razgatlıoğlu porta a casa tre vittorie, accorciando su Bulega e la sua Ducati.

Io invece ho portato a casa sudore, tante foto, alcune belle altre meno (non avete idea di quanto sia difficile scattare con tutto quel calore sull’asfalto), tante battute, amici che rivedrò prossimamente e il dubbio se cambiare Sony con Nikon (ma sono povero e quindi non succederà nulla).

Il fantastico weekend viene però rovinato da una notizia che nessuno si aspettava: un marshall, proprio a causa del caldo, ha subito un arresto cardiaco fatale. Una notizia passata in sordina, ma reputo che si debba ricordare chi ha dato tutto per ciò che amava.

Tiriamo le somme

Per tutti coloro che amano le due ruote, la Superbike rimane la migliore soluzione per avvicinarsi alle corse senza la calca della MotoGP, con costi decisamente inferiori e accessibili (considerando una famiglia) e con la possibilità di incontrare da vicino i piloti e le loro moto.

Dorna sta senza dubbio facendo un lavoro eccellente per riportare i fasti di un tempo, nonostante questo rimanga un campionato di secondo piano rispetto alla punta di diamante della MotoGP.

Il calendario è lì a dimostrarlo: oltre alle tappe europee, solo quella australiana dà il senso della titolazione mondiale del campionato. Io ho ritrovato tutte le sensazioni e le emozioni di quel giorno di 25 anni fa che tanto mi fece innamorare delle “derivate di serie”, ma con la malinconia di un’epoca d’oro che non c’è più.

Chi vive quotidianamente questo campionato, però, vuole a tutti i costi riportarlo ai vecchi fasti per far tornare tanta gente sugli spalti.

In definitiva, la domanda che tanto mi ricorreva nella mente ha avuto una risposta? Numeri alla mano l’affluenza è stata buona, si parla di 76.000 persone nei tre giorni.

Ma se si confrontano i dati con quelli della MotoGP dello scorso anno, vediamo un 53,5% in meno rispetto alla classe regina.

Un dato che dimostra quanto la Superbike debba ancora fare per tornare a fare la voce grossa nei campionati mondiali.

Vi lascio con una carrellata di foto:

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Alla Prossima!

A cura e foto di
Andrea Munaretto

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di Andrea Munaretto

Nato nell'84 e fin da quando avevo 4 anni la macchina fotografica è diventata un'estensione della mia mano destra. Appassionato di Viaggi, Musica e Fotografia; dopo aver visitato mezzo mondo adesso faccio foto a concerti ed eventi musicali (perché se cantassi non mi ascolterebbe nessuno) e recensisco le pellicole cinematografiche esprimendo il mio pensiero come il famoso filtro blu di Schopenhauer

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