Siamo appena usciti dal secondo weekend europeo che tra Italia e Montecarlo ha portato prestazioni altalenanti per la scuderia di Maranello lasciando uno strascico sia sui social tra gli appassionati che tra gli addetti ai lavori con toni lontani dall’imparzialità, ma come siamo arrivati a tutto questo?
Tante volte da tifoso mi sono imbattuto in forum, articoli e commenti da bar su una squadra calcistica o, nel motorsport, sulla Ferrari e sui suoi piloti, spesso mi è capitato di commentare o rispondere a commenti, molte altre volte invece mi è capitato di trovarmi con addetti ai lavori e più semplicemente amici a parlare di sport e non solo.
Un giorno però mi son fermato e ho pensato, ma tutte queste parole, tutti questi commenti quanto sono sani? quanto il classico “tifo da stadio” sta accecando l’obiettività delle persone portandole nella curva dei commenti beceri e dei “campioni da tastiera”?
In questo resoconto cercherò di focalizzarmi solo sugli ultimi due gran premi avvenuti analizzando come il tifo stia prendendo una strada tortuosa e molti addetti ai lavori stanno portando questa ideologia ai massimi livelli producendo un ambiente malsano riconducibile principalmente al calcio.
Ma prima di qualsiasi disamina è meglio partire da un assunto, chi vi scrive è un appassionato e tifoso di motori dalla tenera età di 2 anni e mezzo che ricorda alla perfezione quel 1 maggio 1994 di Imola, era un fan sfegatato di Alesi (quella Ferrari sì che produceva i mal di stomaco) e nella Formula 1 moderna ha una sana ammirazione per Lewis Hamilton e spera sempre in una Ferrari vincente.

Il tifo annebbia la vista
Torniamo indietro di oltre un anno, era febbraio 2024 quando Ferrari annunciò l’arrivo per la stagione 2025 di Lewis Hamilton, una notizia che ha letteralmente fatto esplodere il circus iridato portando con sé una serie di commenti da una parte entusiasti, dall’altra altamente critici.
È innegabile che la gran parte di tifosi Ferrari vedessero il campione di Stevenage come colui che ha negato il mondiale a Vettel e non all’altezza di Schumacher, ma chi dimentica lo striscione “Meglio un Alesi oggi che 100 Schumacher domani” ha la memoria corta, una piccola parte invece era contento di questo arrivo e sognava già una Ferrari campione scaricando molto velocemente Sainz e il suo entourage (forse una delle più grandi sciagure del pilota spagnolo).
Nel corso della stagione 2024 l’hype attorno ad Hamilton aumentava, grazie anche alle 2 vittorie su una Mercedes lontana dai fasti del periodo 2014-2021, ma quelli che d’ora in poi chiameremo “Le vedove di Leclerc” vedevano questo demone nero come colui che avrebbe portato la distruzione in Ferrari rovinando il loro amato pilota monegasco.
E arrivati ad Abu Dhabi, dov’ero presente, il tasso emozionale era ai massimi storici tra addii e sorrisi per nuove avventure che di li a poco sarebbero iniziate e così, arrivati a gennaio 2025, siamo giunti alla foto più iconica della Formula 1 degli ultimi 15 anni: la presentazione di Hamilton davanti alla casa che fu di Enzo Ferrari piena di simboli e di pathos.
Solo un mese più tardi la presentazione della SF-25 portava tantissimi tifosi a Maranello col sogno iridato, dimenticandosi dell’odio verso il pilota inglese che fino a qualche mese prima inondava i social e mettendo in secondo piano il pilota coccolato fino a quel momento: Leclerc.

8 gare per cambiare tutto
Ma da quei giorni di festa ed entusiasmo sembra passata un’eternità e l’animo dei tifosi prima e dei media poi è cambiato drasticamente portando a commenti più o meno edificanti nei confronti di Ferrari e dei piloti arrivando alla completa deflagrazione degli ultimi due gran premi per situazioni differenti che hanno portato ad una rottura.
Sin dalla prima gara in Australia, infatti, si è notato che la SF-25 era decisamente sotto le aspettative a causa soprattutto del nuovo schema sospensivo e di scelte al muretto box non sempre performanti, ma come si sa è un problema noto da anni.
E se all’inizio i commenti erano per lo più speranzosi, la gara sprint della Cina con un Hamilton vittorioso aveva fatto pensare ad un problema momentaneo, la doppia squalifica nella gara lunga ha lanciato l’allarme di una stagione fallimentare (in un mondiale di 24 gare mi è sempre sembrato eccessivo, ma il sensazionalismo tira più della ragione).
Questo però è stato il punto di rottura portando molti tifosi e non solo ad attaccare frontalmente Ferrari con i primi commenti principalmente contro Hamilton e l’errore nel metterlo sotto contratto con epiteti spesso ben poco edificanti.
Molti media hanno rincarato la dose a causa delle difficoltà di comunicazione tra il pilota inglese e il suo ingegnere (non ancora risolte tra l’altro) con articoli duri nei confronti di Hamilton e difese a spada tratta nei confronti di Adami perché ha lavorato con molti piloti e non dev’essere trattato così, quello che posso dire io è che quando si ha difficoltà con una lingua forse è meglio fare un passo indietro.

Odio e tifo da stadio
Questa spirale discendente fatta di delusioni e risultati altalenanti è deflagrata con la gara di Imola, le due Ferrari fuori in q2 hanno fatto esplodere tutta la rabbia dei tifosi che hanno iniziato ad attaccare frontalmente la squadra per le scelte fatte.
Per molti Hamilton è stato il grande errore, perchè bisognava prendere Newey, “è il progettista che ti fa vincere non il pilota” è il commento ricorrente nei forum per poi arrivare a commenti più pesanti sul pilota che non riporterò.
Il sempre più alto interesse nei confronti della Formula 1 ha portato un numero sempre più alto di tifosi con una mentalità mutuata dal calcio con gli stessi atteggiamenti e fanatismi (vi consiglio di leggervi i commenti di un qualsiasi sito di calcio per capire cosa intendo).
Ma questa metodologia sta diventando sempre più frequente uso e consumo anche dei media che tra telecronache al limite del tifo becero da curva e i podcast faziosi con frasi sensazionalistiche stanno fomentando sempre più un pubblico che va oltre alla scuderia per far esplodere odio e rabbia repressa.
La punta dell’iceberg l’abbiamo avuta proprio dopo le qualifiche del Gp di Imola con Leclerc che si è scusato pubblicamente per il risultato in pista, una cosa vista di rado che nemmeno negli anni bui è successa, ma perché questo?

Il tifo muta, ma non migliora
Sembra lontanissimo il tempo in cui Ferrari aveva Berger e Alesi come piloti, il numero 27 sulla carrozzeria e la classifica mondiale che vedeva Ferrari come una distruggi motori e piena di sfighe, ma i tifosi c’erano e caricavano i piloti come fossero dei, ricordiamo il “Meglio un Alesi oggi che 100 Schumacher domani” citato prima.
I social però hanno rovinato e molto il modo di interagire, per tanti che in pista tifano e nonostante le prestazioni non appaganti rimangono per la squadra, ci sono molti che non vedono l’ora di uno scivolone per attaccare il pilota o la squadra quasi come se fosse la missione della loro vita.
Nelle ultime settimane infatti mi è capitato di “scontrarmi” con i cosiddetti leoni da tastiera che si fanno forti dietro ad uno schermo denigrando ed insultando chi cerca di rispondere loro in maniera costruttiva con dati, ma ci si ritrova con risposte ai limiti del ridicolo tra emoji e insulti.
Tutto questo a causa di commentatori che loro stessi fomentano nei confronti di uno o dell’altro pilota, creando ad hoc situazioni che non esistono proprio per aumentare questo odio social come se fosse l’unica cosa che conta.

Ma cosa fare?
Siamo arrivati al cosiddetto punto di non ritorno, bisognerebbe tutti fermarci un attimo, tirare una linea e ripartire da zero, ritornare al commento super partes e competente, magari non perdendosi momenti cruciali e non facendo commenti da bar.
Commenti da bar come quelli accaduti durante la Feature Race di Montecarlo in F2 quando i commentatori italiani sono diventati virali per il loro comportamento durante la partenza della gara, il problema è che la viralità non era positiva ma negativa, dove da tutto il mondo sono stati presi in giro per questo (forse sarebbe meglio fare qualcosa).
Sarebbe bello tornare a parlare veramente di gare e motori, di tecnica e curiosità, un po’ come fanno alcuni youtuber che farebbero sicuramente meglio di certi personaggi messi in una cabina di commento, questo potrebbe portare anche a ridurre un fanatismo che al momento è difficilmente affrontabile.
Dovremmo tornare tutti a tifare la scuderia e non il pilota perchè come disse Enzo Ferrari: “I piloti vanno e vengono, la Ferrari resta”, quindi bisognerebbe smettere di odiare il pilota della propria scuderia e tifare tutti allo stesso modo perché solo così il supporto dei tifosi potrà aiutare nei tempi bui la scuderia di Maranello riuscendo a lavorare con più serenità.
Magari anche smettendo di guardare Drive To Survive che ha dimostrato in più di un’occasione quanto sia tutto romanzato proprio per tirare fuori il fanatismo, stessa cosa nei team radio cuciti ad hoc per far parlare giornalisti e tifosi.
A cura di
Andrea Munaretto

