“Le macchine non possono pregare”, la recensione del fumetto

Non parliamo dell’album musicale, bensì del fumetto nato da un’idea del rapper Anastasio.

Dopo l’anticipazione, nella sua versione bootleg, alla scorsa edizione di Lucca Comics & Games e il debutto al COMICON di Napoli, il 9 maggio è uscito Le macchine non possono pregare fumetto ideato dal rapper Anastasio, realizzato insieme a Davide Nota e Egidio Matinata con i disegni di Arturo Lauria. L’opera é edita da Edizioni BD in un formato davvero accattivante, con un volume cartonato ricoperto da una jacket trasparente dai bordi fluo.

Le macchine non possono pregare è un’opera che nasce come oggetto complementare al nuovo (e omonimo) concept album di Anastasio, andando a comporre un prodotto basato sulla sinergia tra musica e fumetto, dove quest’ultimo assume i tratti di “libretto d’opera” del disco.

La “trama” della Graphic Novel si svolge su diversi piani temporali

In un futuro imprecisato, i Tecnosciamani evocano il Dio Elettrico, un’entità legata al calcolo e all’algoritmo, il cui dominio si estende al cielo, alla terra e, attraverso l’innesto di un occhio bionico, anche agli umani. A Parigi, nel 1848, Charles Baudelaire prende parte ai moti rivoluzionari. I rivoltosi sparano contro gli orologi dei campanili al grido di “aboliamo il tempo!”. Nel presente, invece, un giovane rapper scrive una preghiera per il futuro, invocando un ritorno alla spiritualità.

Il fumetto é caratterizzato da una narrazione frammentata, ermetica e visionaria, permeata di forte simbolismo. I dialoghi hanno un sapore, talvolta, quasi metafisico e fanno emergere i temi contenuti nei testi dell’album tramite uno stile poetico e poietico. Gli sceneggiatori riflettono sulla tematica del controllo e dell’oppressione, sulla difficoltà di comunicare, sulla perdita della dimensione spirituale e sull’alienazione contemporanea. L’artista viene rappresentato nella sua immagine di eroe decadente, poeta e profeta di un mondo invisibile che solo lui può evocare, scontrandosi, tuttavia, con la difficoltà di comunicare il suo messaggio.

Data la struttura dell’opera, al lettore viene richiesto uno sforzo interpretativo non indifferente, oltre all’apertura mentale ed emotiva per farsi trascinare e coinvolgere dalle sensazioni e dall’atmosfera che le tavole contribuiscono a creare. A questo proposito, risulta chiaro che gran parte dell’intento espressivo del fumetto sia affidato ai disegni. Il lavoro di Lauria delinea un immaginario cyberpunk, fortemente influenzato da un’estetica che ricorda, in più di un’occasione, l’arte di Hans Giger. I colori sono cupi, saturi e lisergici e sfogliare le tavole é un trip psichedelico a metà tra Gibson e Borroughs.

Per concludere…

Le macchine non possono pregare é un esperimento forse più interessante nei suoi intenti concettuali, piuttosto che nella sua resa reale. Il fumetto assume sicuramente più spessore e funzionalità nell’ottica di prodotto complementare con l’album. Per tanto, é consigliato a chi apprezza Anastasio e vuole aggiungere un’esperienza che arricchisca l’ascolto del disco, un po’ meno a chi pensa di fruirne solamente come fumetto.

A cura di
Beard Comics

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