The legend of Ochi è l’esordio alla regia di Isaiah Saxon. Targato A24 e con presenti nel cast Helena Zengel, Finn Wolfhard, Willem Dafoe e Emily Watson. Il film uscirà nelle sale italiane l’8 Maggio.
The legend of Ochi è la nuova scommessa di A24. Sono ormai anni che questa casa di produzione è diventata sinonimo di certezza e qualità, con tantissimi picchi e poche delusioni. Dopo aver prodotto film come Midsommar di Ari Aster, Men di Alex Garland e la trilogia X firmata da Ti West, questa volta la A24 decide di dare una possibilità all’opera prima di Isaiah Saxon.
The legend Of Ochi è un progetto molto ambizioso nelle sue scelte stilistiche e artistiche. Si sarà rivelata l’ennesima carte vincente dell’A24 oppure no?

Trama
In un remoto villaggio, la popolazione è terrorizzata da mistiche creature chiamate Ochi, che vivono nascoste nel bosco lì vicino. La protagonista è Yuri (Helena Zengel), ragazza adolescente figlia del principale cacciatore di queste strane creature Maxim (Willem Dafoe).
Solitaria, incompresa e con un pessimo rapporto col padre, la vita di Yuri cambierà non appena troverà bloccato in una trappola un cucciolo di Ochi. Sentendosi fin da subito in sintonia con la piccola creatura, la ragazza deciderà di scappare di casa e intraprendere un viaggio per riportare il cucciolo dalla sua famiglia.
Stile estetico del film
Non lasciatevi ingannare dalla trama. È vero, The legend of Ochi è a tutti gli effetti un fantasy per famiglie, con il tipico protagonista adolescente che crea un forte legame con un animale o una creatura fantastica (basti pensare a E.T). Questo film punta però a fare qualcosa che ormai (salvo rarissime eccezioni) è ormai morto nel cinema odierno: lavorare usando mezzi artigianali.
L’animazione digitale è usata come ritocco correttivo, per il resto, l’estetica del paesaggio va dai naturali luoghi dei monti Apuseni in Transivalnia (principale luogo delle riprese) fino ad arrivare alla tecnica del matte paiting (pittura di sfondi).
“Sapevo di voler girare in queste zone remote dei Carpazi, in Transilvania, dove, quando si lasciano le città, si vedono carrozze trainate da cavalli e persone che vivono in estrema intimità con la terra. Queste sono le foreste primordiali più intatte di tutta Europa, dove abbondano orsi, linci e lupi. È come
entrare in una macchina del tempo.”
Isaiah Saxon
Gli Ochi
Questa scelta stilistica va ovviamente a ricadere anche sulle creature. A parte nelle scene di corsa, le creature sono reali pupazzi animatronic. Per quanto un elemento totalmente creato in CGI risulti essere più fluido nelle movenze, gli Ochi invece risultano essere più veri e tangibili: non risultano corpi estranei al mondo raccontato nel film, ma parte integrante di esso, insieme ai luoghi, che siano questi la casa dei nostri protagonisti, il bosco o la tana delle creature.

The legend of Ochi è un grandissimo omaggio ad un cinema vecchio stampo, un dark fantasy ad ampio respiro, tra fiaba e realtà, che richiama anche nella sua fotografia e nell’aspetto lo stile anni ’80/’90. Si percepisce l’impegno non solo del regista, ma anche di tutti i suoi collaboratori: dall’illustratrice Marie Nelson al compositore David Longstreth.
“Per tutti gli ochi, più operatori da remoto si sono concentrati solo sull’espressione facciale.
Per il piccolo ochi, un operatore ha lavorato sugli occhi e sulle sopracciglia mentre un altro ha controllato la bocca e le orecchie. Un altro ancora ha azionato una serie di rami che muovevano il pupazzo.Non abbiamo modificato le performance degli animatori e dei performer in tuta nelle inquadrature medie e ravvicinate, che non sono state aumentate dalla computer grafica. Ci sono riprese acrobatiche in computer grafica di pupazzi che corrono e saltano giù dagli alberi, ma quando si trattava di primi piani del viso, siamo andati completamente sul reale e abbiamo usato effetti pratici.”
Isaiah Saxon
Le tematiche del film
The legend of Ochi è un film che affronta temi adatti a tutti. Si parla ovviamente del rapporto genitore-figlio e delle incomprensioni generazionali che ne conseguono. Parla del rapporto con la natura e gli esseri che ci vivono. Affronta il tema della paura verso l’ignoto.
Cosa più importante però, parla di noi, delle nostre insicurezze, delle nostre diversità e del sentirci estranei nel mondo in cui siamo cresciuti. Yuri non comprende le azioni del padre, non può contare sulla figura materna in quanto assente e finisce per isolarsi, in cerca di conforto, nei suoi hobby: dalla musica black metal fino all’allevamento di larve.
“Volevo mettere al centro una bambina che sentiva che la sua capacità di esprimersi si era appassita o morta. Yuri è chiusa e il suo unico sfogo è ascoltare musica black metal urlata. Poi vede un animale, l’antidoto a tutto ciò che sono gli esseri umani: diretto, intuitivo, istintivo e non manipolatore e strategico come suo padre. Cosa succederebbe a quella bambina se quell’energia ochi fosse nella sua vita? Come potrebbe aiutarla ad aprirsi?”
Isaiah Saxon
Elemento importante all’interno del film è senz’altro la musica. Strumento che si rivelerà essenziale per la comunicazione della protagonista con il cucciolo di Ochi, che cercherà di riprodurre i versi prodotti dalla creatura, fino a riuscire a comprenderla totalmente. La stessa colonna sonora è protagonista del film, con il tema principale cantato o suonato dai vari personaggi nel corso della pellicola.
“Per me la musica è una forma d’arte superiore a qualsiasi forma d’arte visiva. La sua capacità di creare
emozioni e rimanere universale e astratta è per me il più grande dei doni nell’arte: è il motivo per cui inizialmente mi sono avvicinato al cinema. Prima di scrivere qualsiasi cosa, e anche mentre scrivo,
creare playlist e ascoltare musica sono gli elementi che mi guidano”.
Isaiah Saxon
Personaggi e interpretazioni
I personaggi del film sono meravigliosi. Tutti sfaccettati, tridimensionali e recitati ottimamente. Bravissima Helena Zengel nel ruolo della protagonista, ma soprattutto grandissimo Willem Dafoe. Il suo Maxim è un uomo ossessionato dalla caccia agli Ochi, tanto da reclutare dei ragazzini nell’aiutarlo nella sua impresa. È un personaggio schiavo delle sue convinzioni ed estremamente chiuso a qualsiasi apertura esterna. Vuole bene a sua figlia, ma non prova e non riesce a comprenderla fino in fondo.
Fantastico anche il personaggio di Finn Wolfhard, un ragazzo cresciuto da Maxim, tanto da diventare a tutti gli effetti il fratellastro di Yuri. Totalmente sottomesso alla figura paterna, nonostante in cuor suo riconosca l’estremismo e l’eccesso di Maxim nel rincorrere il suo obbiettivo di caccia.

In conclusione
The legend of Ochi è un piccolo gioiello. Si fa carico di un modo di fare cinema che ormai non esiste praticamente più e lo adatta ai nostri giorni. Un’altra carta vincente per l’A24 e una notevole opera prima per Isaiah Saxon.
Per ogni appassionato di cinema è un dovere correre in sala l’8 maggio a vedere questo film, non solo per rispetto nei confronti dell’impegno e dello sforzo di chi ci ha lavorato, ma anche per dare nuova linfa vitale all’arte del cinema artigianale, fatta di artisti e di creatori di vario genere.
a cura di
Andrea Rizzuto

