MiArt Milano torna con la sua 29esima edizione per un viaggio tra le mille sfumature dell’arte contemporanea
Come ogni primavera, da 29 anni a questa parte, torna a Milano la grande fiera dell’arte: il MiArt.
Organizzata da Fiera Milano e diretta da Nicola Ricciardi, MiArt – fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea di Milano – è la manifestazione fieristica che presenta la più ampia offerta cronologica in Italia, proponendo capolavori dell’inizio del ventesimo secolo – da Balla a De Chirico, da Schiele a Picabia – assieme a nuove produzioni dei più influenti artisti contemporanei, da David Hockney a Francis Alys, da Rosa Barba a Monica Bonvicini.
Visitare il MiArt è sempre un po’ come entrare in una macchina del tempo dell’arte: ti trovi catapultata in un universo parallelo, in una dimensione sospesa: un luogo dove il tempo sembra piegarsi su se stesso, e dove convivono presente, passato e futuro in un’unica, grande bolla creativa.
Anche quest’anno, la fiera d’arte contemporanea di Milano non ha deluso le aspettative, anzi, ha saputo rinnovarsi pur restando fedele alla sua anima con un’atmosfera particolarmente vibrante: un mix riuscitissimo di gallerie consolidate e proposte più sperimentali, capaci di incuriosire anche chi non si definirebbe propriamente un “addetto ai lavori”.
Il bello del MiArt è proprio questo: ti ci perdi dentro.
Cammini tra uno stand e l’altro e ti ritrovi a osservare un’opera concettuale fatta di neon e cemento per poi, pochi metri più in là, emozionarti davanti a un ritratto ad olio che sembra parlarti dagli anni ’50.
C’è un filo sottile che lega tutto, ed è quello della narrazione. Non importa che sia astratta, figurativa, minimale o barocca: ogni opera ha qualcosa da raccontare, e il contesto della fiera sembra amplificarne la voce.
L’edizione 2025
La manifestazione ha costruito la propria identità e programmazione intorno al tema dell’amicizia, intesa come legame di sostegno reciproco. Un concetto reso ancora più forte dal titolo Among Friends, ispirato all’ultima retrospettiva dedicata a Robert Rauschenberg, a cui è stato reso omaggio in occasione del centenario dalla sua nascita.
Il tema dell’amicizia in ambito artistico ha preso vita attraverso diverse iniziative concrete.
Tra queste, i Talks Among Friends — partiti lo scorso novembre e destinati a proseguire anche oltre la fiera — e il Caffè Letterario in collaborazione con Herno, che durante i giorni della manifestazione ha coinvolto il pubblico con presentazioni di libri d’artista e conversazioni aperte.
Tra le cose che mi hanno colpita di più quest’anno c’è stata la presenza forte del linguaggio fotografico. Sempre più gallerie stanno dando spazio alla fotografia come medium artistico a pieno titolo, e non solo come documento. Alcuni lavori erano vere e proprie installazioni in cui l’immagine si fondeva con oggetti, suoni, o interventi pittorici. Un segno, forse, che il confine tra le arti si sta facendo sempre più fluido — e finalmente, aggiungerei.
L’allestimento era curato con una certa eleganza, mai troppo invadente, il giusto equilibrio tra spazio per respirare e stimoli visivi continui.
Milano durante il MiArt sembra trasformarsi in un crocevia di collezionisti, critici, artisti, ma anche di curiosi e appassionati: un microcosmo che riflette la vitalità culturale della città…e non importa che il biglietto di ingresso non sia economicissimo, l’affluenza è sempre abbastanza elevata proprio perché è elevata anche la proposta che la fiera offre.
Un po’ di numeri
Il MiArt 2025 ha ospitato 179 gallerie provenienti da 31 nazioni e 5 continenti suddivise in 3 sezioni: Established, Emergent e Portal.
Con oltre 1.200 opere, la fiera ha raccolto al suo interno più di 100 anni di storia dell’arte, dai capolavori del Primo Novecento fino ai linguaggi della più stretta contemporaneità.
Ben 8 i riconoscimenti tra premi, fondi acquisizioni e nuove committenze che hanno visto il coinvolgimento di numerosi direttori di musei internazionali in qualità di giurati, come Diana Bracco, Presidente di giuria e componente del Comitato Esecutivo, Fondazione Fiera Milano, Milano, Julia Blaut, Direttrice Senior Affari Culturali, Robert Rauschenberg Foundation, New York (USA), Tone Hansen, Direttore, Munch Museum (Monaco), Oslo (Norvegia) e Adam Sheffer, Direttore, Magazzino Italian Art Museum, New York (USA).
La sezione “Emergent“, dedicata alle gallerie più giovani era quella più interessante: qui si respirava un’energia diversa, più cruda forse, ma anche più sincera.
È bello vedere come nuovi talenti riescano a farsi spazio con linguaggi freschi, provocatori, a volte anche poetici.
La “scatola nera” con dentro solo opere di Salvador Dalì mi ha conquistato il cuore, un vortice di colori e opere storiche e un grande libro edito Taschen da trattare con guanti bianchi.. quanta bellezza!
Fantastici anche i “teatrini” in miniatura di Kenji Sugiyama, creati con specchi e tanta tanta pazienza.. sono uno spettacolo visivo emozionante!

Una cosa che ogni anno mi sconvolge al MiArt è come delle tele monocolore con pennellate grossolane possano valere migliaia di euro…o anche delle “costruzioni artistiche” ricavate da oggetti della quotidianità o addirittura scarti. Come foto sfocate e senza nessuna composizione speciale, che io butterei nel cestino, riescano ad assumere un alto valore monetario… forse dovrei essere meno critica e azzardare di più anche io…chi lo sa…
In conclusione
Il MiArt non è solo una fiera d’arte contemporanea: è un’esperienza.
Un’occasione per fare il pieno di stimoli visivi, riflessioni, e magari anche per prendersi un caffè davanti a un’opera d’arte che non ti aspettavi di incontrare, ma che ti rimarrà addosso per giorni.
Appuntamento alla trentesima edizione dal 17 al 19 aprile 2026.
Ecco la photogallery del 2025
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Qui ancora un po’ di foto
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a cura e foto di
Emanuela Giurano

