In occasione del venticinquesimo anniversario di In the Mood for Love, film cult di Wong Kar-wai, Luky Red e Tucker Film hanno riportato la pellicola nei cinema. Il 17, 18 e 19 febbario, infatti, è stato proiettato in 4K, nella versione restaurata dall’Immagine Ritrovata di Cineteca di Bologna e dalla Criterion Collection del 2021.

In the Mood for Love è uno di quei film di cui ho sempre sentito parlare, ma che non avevo mai avuto modo di vedere. Visto che è considerato uno dei più grandi film del 21° secolo ho colto l’occasione per andare al cinema, scegliendo la versione in lingua originale con i sottotitoli in italiano.

Il regista ha dichiarato che «Il montaggio consiste nell’eliminare ciò che non ci piace e conservare l’essenziale.», rendendo il racconto uno dei più sensuali del cinema nonostante tra i due protagonisti non intercorra mai niente di fisico.

Questo è dato dall’operazione sperimentale attuata in fase di montaggio. Le scene più fisiche, come quelle dei baci, sono stati rimosse gradualmente in modo da “asciugare” il film come si asciuga il rapporto d’amore che ne fa da perno.

Chow Mo-wan e Su Li-zhen mettono in scena un amore inespresso e infine mancato. Il loro rapporto nasce come una sorta di gioco, un’imitazione grottesca di ciò che immaginano sia successo tra i rispettivi consorti. Non si rendono quindi subito conto di cosa stia invece succedendo tra di loro, fino a quando le pressioni sociali li portano a ignorare e soffocare il sentimento.

Sentimento che non diventa mai reale, ma scorre di stanza in stanza. Tra corse sulle le scale, viaggi in taxi e telefonate. Li vediamo quindi vivere le loro vite, allontanarsi sempre di più tra incontri mancati e opportunità di lavoro, finché i loro giorni condivisi non diventano che un segreto da sussurrare ad un buco nel muro.

Per tutto il film si ha l’impressione di star spiando ciò che avviene. Le riprese, infatti, si concentrano molto sui dettagli facendoci sentire quasi tagliati fuori da ciò che è veramente importante. È un’alternanza di porte che si chiudono e si aprono, corpi che si affacciano, nuche e cravatte che conversano. Il marito e la moglie dei due protagonisti, infatti, non vengono mai inquadrati in volto. Rimangono personaggi vaghi che delineano tuttavia il rapporto tra Chow Mo-wan e Su Li-zhen.

Al centro del racconto, insieme ai due protagonisti, ci sono i due appartamenti in cui vivono e i coinquilini che li abitano. Siamo in una comunità cinese in esilio nella Hong Kong degli anni ’60 e tutto ce lo racconta, dagli arredi agli abiti utilizzati.

Il film si svolge quasi interamente in ambienti chiusi e quando siamo all’esterno siamo sotto la pioggia. Le luci sono basse e artificiali e i rossi particolarmente evidenziati. Vediamo per la prima volta quella naturale solo nel momento in cui Su versa una lacrima e comprende che Chow è già partito. L’unica vera nota di colore sono proprio i suoi abiti, che cambiano spesso e in qualche modo scandiscono i tempi della narrazione.

La musica, che lega e scandisce le varie scene, ondeggia tra il jazz e il walzer insieme a brani dalle tonalità più elettroniche. Il compositore Michael Galasso ha composto la maggior parte dei brani, ma sono due quelli maggiormente presenti: Quizas, Quizas, Quizas (Perhaps, Perhaps, Perhaps) di Nat King Cole e Yumeji’s Theme di Shigeru Umebayashi.

Narrazione onirica, a tratti poetica, ma comunque cruda e realistica. In the Mood for Love racconta una storia specifica, ma contemporaneamente universale. Chi non ha chiuso gli occhi davanti a una possibilità per paura di?

a cura di
Andrea Romeo

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