Katana Koala Kiwi si raccontano

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Disponibile da venerdì 8 novembre 2024 (in distribuzione Believe) “Per farmi coraggio mi sono buttato dal piano terra”, EP di debutto della band triestina Katana Koala Kiwi, già segnalati nella playlist “Rock Italia” e “Math Rock” di Spotify Italia.

Da Trieste con furore, il loro rock di confine ci terrà compagnia anche nel 2025, e noi abbiamo intervistato i Katana Koala Kiwi.

  1. Leggiamo nella vostra biografia che i vostri background musicali sono diversi. Ce li raccontate? Vi capita mai di scambiarvi e consigliarvi artisti da ascoltare?

Andre: Sì, veniamo da tipi di formazioni musicali diverse. C’è chi ha studiato e chi no, chi apprezza l’hip hop e chi il jazz. Questo è forse uno dei nostri punti di forza, perché un po’ di tutto questo lo riversiamo nella nostra musica. Poi parliamo di musica in continuazione, quindi se c’è qualcosa che secondo noi vale la pena di far ascoltare agli altri ne parliamo e ci confrontiamo sempre.

  1. E come lavorate tutti insieme a un medesimo brano? C’è qualcuno di voi che è più attento ai testi, o magari qualcun altro ad un altro aspetto?

Pietro: Con gli anni siamo riusciti a trovare una sinergia, solitamente qualcuno propone un’idea di brano e poi la si fa crescere assieme. Per il testo di solito la stesura originale è di Ale, che canta, e poi se ne parla in gruppo facendo piccole modifiche per adattarlo al meglio alla melodia.

  1. Il vostro modo di lavorare a pezzi nuovi è mai cambiato, col tempo? E se sì, in che modo? Avete riascoltato i pezzi di Per farmi coraggio mi sono buttato dal piano terradi recente? Come vi suonano oggi?

Pietro: Siamo sicuramente maturati nel tempo nei nostri metodi di approccio alla musica, ovviamente c’è sempre margine di miglioramento. I brani li abbiamo naturalmente riascoltati ora che l’EP è stato pubblicato, suonano bene per averli registrati anni fa ma siamo fiduciosi di poter fare un lavoro migliore sulle prossime uscite.

  1. Siete riusciti a mettere in piedi un tour? Suonare dal vivo è difficile?

Pietro: Trovare occasioni di suonare dal vivo non è per niente facile purtroppo, già solo per trovarne qualcuna bisogna impegnarsi parecchio, figuriamoci un tour intero. Però ci stiamo dando da fare, speriamo che possiate vedere comparire delle nostre date prossimamente.

Andre: E’ proprio così purtroppo. Suonare dal vivo diventa sempre più difficile. All’inizio pensavo che fosse una percezione nostra. Stando a Trieste magari ci sentivamo un po’ tagliati fuori dai circuiti che contano. In realtà, a poco a poco, ci stiamo rendendo conto che si tratta di un processo involutivo che sta assorbendo un po’ tutta Italia.

  1. E che clima si respira a Trieste?

Pietro: Bora forte.

Andre: Trieste è un ambiente molto stimolante da tantissimi punti di vista, per quanto offra poche prospettive. Bisogna farsi carico di creare una scena, che vada oltre la musica ma coinvolga esponenti dell’arte a 360°, con fotografia, video, pittura, digitale etc. Le potenzialità ci sono, e in questi campi abbiamo molti amici fraterni su cui contiamo e che contano su di noi.

a cura di
Staff

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