Godot. intervista sul nuovo singolo

GODOT. pubblica un nuovo singolo dal titolo “Ultraleggero”, disponibile su tutte le piattaforme digitali da giovedì 3 ottobre 2024, in distribuzione Believe Music Italy. Un racconto nato per caso in un modo forse molto meno romantico di quanto invece la canzone non voglia essere.

Quello di GODOT. è stato un gradito ritorno che è stato volentieri accolto nei nostri ascolti autunnali. Abbiamo colto quest’occasione importante, per intervistarlo!

Bentornato! “Ultraleggero” è anche come ti senti ultimamente?

Per quanto io possa apparire sempre ultraleggerissimo, in realtà non ricordo l’ultima volta in cui lo sono stato per davvero. Ma credo sia una condizione che accomuna molti e molte giovani.  Pietro e Roberto, i protagonisti della canzone, vivono una realtà certamente un po’ utopica, dove però mi piace potermi rifugiare. Cerco di essere ultraleggero quando scrivo: è un esercizio difficile ma che mi aiuta ad avere una visione delle cose abbastanza distante da poterle provare a descrivere. 

Che poi in realtà ci sembra che le tematiche affrontate in questo pezzo non siano per niente “ultraleggere”, o sbagliamo?

Non sono leggere, effettivamente. Ad essere leggere sono le relazioni dei protagonisti, perché giovani, incoscienti o forse semplicemente innamorati. Ho cercato di trattare tematiche come l’identità sessuale in contesti “chiusi” rispondendo con una massima apertura, sia da punto di vista musicale che narrativo. Il nodo in gola che sente Pietro è comunque un nodo ancora troppo universale ma che spero un giorno potrà sciogliersi nel sorriso di chi non ha nulla per cui sentirsi sbagliato o sbagliata. 

Ma poi i due protagonisti inconsapevoli di questa storia, i due carrozzieri che ti hanno ispirato, hanno avuto poi modo di ascoltare questo brano, oppure resterà per sempre un “nostro segreto”?

La canzone nasce per l’appunto ispirata al nome che prendevano e prendono ancora le mie note vocali registrate a casa: vivendo sopra una carrozzeria, queste mi vengono automaticamente denominate con la localizzazione e così ho questa schiera infinita di “SNC di Pietro e Roberto…”

Io però non ho mai visto né ho mai sentito il desiderio di dare un volto a questi due nomi. Mi fa sicuramente sorridere la modalità con cui questa storia si è fatta strada nella mia testa, ma preferisco possa rimanere una narrazione verosimile piuttosto che cercare di darle concretezza. Dunque sì, i protagonisti sono ancora totalmente complessi inconsapevoli di far parte di questa che, molto probabilmente, non è nell’effettivo la loro storia!

Com’è stata l’accettazione del tuo orientamento sessuale? (Sentiti libero di raccontare solo quello che vuoi raccontare o di inventare quello che ti pare)

Difficile, come per gran parte dei miei coetanei. Non ho mai sentito l’esigenza di identificarmi in un orientamento specifico e forse questo ha reso le cose ancora più complesse…sicuramente da piccolo la mia più grande paura era apparire diverso poiché diverso mi ci facevano sentire. Ho represso molto di me durante l’adolescenza cercando di uniformarmi quanto più possibile all’immagine a cui credevo di dover rispondere. E così le consapevolezze, che pur erano latenti, sono diventate certezze solo da “grande”, a 25 anni circa. A volte mi dispiace aver perso del tempo che sicuramente sarebbe stato bello: tempo per esplorarmi in un’età in cui si era ancora tutto e niente. Dall’altra parte però sono molto fiero della serenità con cui poi ho affrontato la possibilità di essere altro di chi pensavo sarei dovuto essere. 

E che contatti hai ora con Monza, i Bluvertigo e la scena musicale di conseguenza? Hai mai voglia di avvicinarti a ciò che rimane di una vecchia gloria lombarda come era percepita la scena indipendente di Monza negli anni Novanta e Duemila?

Sono nato a Monza ma il giorno dopo ero già nella mia culla a Cinisello Balsamo. Non ho mai frequentato poi Monza e dunque la scena musicale a me più vicina, da giovane, è sempre stata quella della della mia città. Fin da piccolo poi ho coltivato una grande passione per i cantautori “di una volta”, dunque i miei ascolti erano sicuramente un po’ diversi dalla maggior parte dei miei coetanei: De Gregori, Gaetano, De André, Dalla…

Sono diventato adolescente negli anni ‘10, ma nelle mie cuffie la musica era quella di 60 anni prima su per giù! Quello per cui, a contrario, mi viene voglia ogni tanto è di avvicinarmi ad una nuova generazione di artisti, provando ad immaginarmi un po’ più moderno!

a cura di
Staff

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