Il labirinto un documentario di Alberto Gemmi

Nel labirinto di pietra del cimitero tedesco della Futa, sull’Appennino tosco-emiliano, memoria e oblio si intrecciano tra corpi dimenticati, riti teatrali e paesaggi che mutano. Un’indagine poetica sul tempo, sulla morte e su ciò che sopravvive nella coscienza dei vivi.

Un’indagine poetica sul tempo, sulla morte e su ciò che sopravvive nella coscienza dei vivi. Arriva al cinema “Il Labirinto”, il documentario di Alberto Gemmi, in sala dal 20 ottobre. Un racconto di come memoria e oblio si intrecciano nel cimitero tedesco della Futa, sull’Appennino tosco-emiliano, tra corpi dimenticati e riti teatrali. Come quelli della compagnia Archivio Zeta, protagonisti nel film, che oggi rischiano di perdere il proprio palcoscenico, dopo oltre vent’anni di attività.

Dopo la prima assoluta al Biografilm Festival, il doc sarà in sala per la prima volta a Torino martedì 20 ottobre al Cineteatro Baretti (ore 21), e a Bologna al Cinema Galliera giovedì 29 ottobre alle 21, alla presenza del regista. Tutte le date in aggiornamento sono sul sito: https://openddb.it/film/il-labirinto/. Viviamo in un’epoca di conflitti, ma cosa lascia davvero dietro di sé la guerra? Il cimitero militare tedesco della Futa ha una struttura che ricorda un labirinto.

Qui sono sepolti oltre 30.000 soldati. Le stagioni scorrono, il paesaggio cambia, il luogo dedicato ai morti è intanto abitato dai vivi. Nei boschi, cercatori di corpi riportano alla luce frammenti di uomini dimenticati. Il custode cataloga le ossa, paziente, meticoloso. La compagnia teatrale Archivio Zeta ritorna, anno dopo anno, a recitare tra le tombe del cimitero, portando in scena ogni volta uno spettacolo diverso, tra questi La montagna incantata di Thomas Mann. Immagini d’archivio ed echi del passato rendono la memoria qualcosa di fluido, scorrevole, continuamente rimodellato.

Nulla è definitivo: né la guerra, né il lutto, nemmeno i morti. Il Cimitero militare tedesco della Futa è un sacrario situato sull’Appennino tosco-emiliano, presso il Passo della Futa, nel comune di Firenzuola (FI). Inaugurato nel 1969, ospita le spoglie dei soldati tedeschi caduti in Italia durante la Seconda guerra mondiale. Progettato dall’architetto Dieter Oesterlen e dal paesaggista Walter Rossow, il cimitero si distingue per la sua architettura sobria e imponente.

È composto da una grande spirale muraria in pietra, simile ad un labirinto, che si snoda lungo il pendio, integrandosi armoniosamente nel paesaggio montano. Le tombe sono semplici lapidi in pietra, disposte in gruppi ordinati. Il luogo ha un forte valore simbolico e storico, ed è concepito come spazio di memoria e riconciliazione. Il cimitero è curato dalla Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge, l’associazione tedesca per la conservazione dei cimiteri di guerra.

Lo scorso agosto, l’associazione ha comunicato che non si svolgeranno più rappresentazioni teatrali nel Cimitero militare germanico, dopo ventitré anni. “Il film nasce dal desiderio di confrontarsi con il nostro recente passato per comprendere meglio il presente, interrogandosi sui rischi legati alla banalizzazione dei conflitti. – ha dichiarato il regista Alberto Gemmi – Conoscere le storie dei luoghi e delle persone diventa, oggi, una forma concreta di resistenza all’oblio. Il primo incontro con il cimitero militare tedesco della Futa è un’esperienza percettiva e simbolica insieme.

Appare come un luogo del paradosso: ospita le tombe di migliaia di soldati tedeschi su suolo italiano e sorge a poche decine di chilometri da Marzabotto, teatro di uno dei più gravi crimini di guerra compiuti contro la popolazione civile in Europa durante la Seconda guerra mondiale. Al tempo stesso, il rifiuto di ogni forma di glorificazione bellica e il modo in cui il cimitero si inserisce nel paesaggio circostante fanno di questa architettura uno degli esempi più riusciti in Europa.

Il Labirinto non è un documentario sul nazifascismo, né un’opera di carattere storiografico: è piuttosto un lavoro che diventa un invito a mantenere vivo un confronto critico con il nostro recente passato. Indaga quindi come la memoria si costruisce, si conserva e, al tempo stesso, venga continuamente messa alla prova dalle dinamiche contemporanee. Si inserisce così nel dibattito europeo di oggi, ancora attraversato dalle eredità della guerra e dalle tensioni sociali ed economiche del presente.

Le fratture politiche e culturali, unite alla difficoltà di riconoscere radici comuni, rendono questo film estremamente attuale.” Prodotto da Tekla Films, è realizzato con il contributo del PR FESR Toscana 2021–2027 – Bando per la concessione di sovvenzioni a fondo perduto per la produzione di opere cinematografiche e audiovisive- 2023 messo a disposizione dalla Regione Toscana, con la collaborazione di Toscana Film Commission, e con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte – Piemonte Doc Film Fund, distribuito in Italia da OpenDDB.

Il regista Alberto Gemmi (1984) lavora presso il laboratorio di restauro cinematografico L’Immagine Ritrovata, parte della Cineteca di Bologna, dal 2013. Il suo lavoro come autore si concentra sulla ricerca di materiali d’archivio per la creazione di brevi film-diario che riflettono sull’idea di tempo e memoria. Attraverso un linguaggio vicino all’antropologia visiva e uno sguardo documentaristico, affronta anche tematiche urbane e questioni sociali complesse. Go Burning Atacama Go vince il Lucca Experimental Film Festival, mentre Sinai – Un altro passo sulla terra è presentato al Torino Film Festival. Il suo primo lungometraggio Ogni Opera di Confessione è stato selezionato a Visions du Réel.

a cura di
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di Staff

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