Ieri, 1 ottobre il PalaUnical di Mantova ha ospitato la data zero italiana di Io Canto / Yo Canto World Tour 2026/2027, l’undicesima tournée mondiale di Laura Pausini. E per il suo grande ritorno nei palazzetti italiani la cantante romagnola ha scelto di fare le cose davvero in grande.
Quasi due ore e quaranta minuti di spettacolo, un palazzetto sold out e una produzione mastodontica che, per dimensioni e cura dei particolari, ha davvero poco da invidiare ai grandi show internazionali.
La sensazione si percepisce ancora prima dell’inizio del concerto. Entrando nel PalaUnical ci si trova infatti davanti a un palcoscenico gigantesco, completamente illuminato e dominato da enormi led wall. La scenografia è già viva mentre il pubblico prende posto, trasformando l’attesa stessa in una sorta di introduzione allo spettacolo.
Sugli spalti vengono distribuiti anche dei fogli da sventolare all’inizio del concerto per dare il bentornato a Laura in Italia. Un piccolo gesto che, davanti a un palazzetto interamente coinvolto, diventa immediatamente scenografico.
Una fortezza costruita per proteggere la musica
Dietro quello che vediamo c’è un vero concept. Il palco è stato immaginato come una gigantesca fortezza dedicata alla musica: nella prima parte internazionale del tour Laura la proteggeva dall’esterno, mentre nella nuova versione europea lo spettatore viene idealmente accompagnato al suo interno.
Il progetto porta la firma della stessa Pausini insieme a Luca Tommassini, che dal 2019 condivide con lei la direzione artistica dei tour. Ed è probabilmente proprio la componente visiva uno degli elementi che più impressionano durante la serata.
Led wall giganteschi, laser, effetti speciali, visual, giochi prospettici e un impianto illuminotecnico semplicemente pazzesco modificano continuamente l’aspetto del palco. Anche la struttura centrale cambia forma e altezza, permettendo a Laura di comparire su differenti livelli.
Non sembra quasi di assistere al classico concerto italiano in un palazzetto. Per costruzione, ritmo e spettacolarità, Io Canto World Tour ha piuttosto il sapore di un grande show americano.
E tutto è sincronizzato alla perfezione.
Quasi tre ore di musica senza tempi morti
Poco dopo le 21 Laura appare sul palco e da quel momento il concerto procede praticamente senza sosta fino alle 23:40, fatta eccezione per la breve pausa che precede il bis.
Ed è forse questo uno degli aspetti più sorprendenti della serata.
La stessa Pausini scherza sul fatto di essere una “chiacchierona”, ma questa volta lascia parlare soprattutto la musica. Le canzoni arrivano una dopo l’altra e i cambi d’abito – ben undici nel corso dello spettacolo – vengono gestiti attraverso medley, interventi della band e momenti costruiti appositamente per non spezzare mai il ritmo.
Sul palco, del resto, Laura non è sola. Ad accompagnarla troviamo sette musicisti, cinque coristi e un corpo di ballo, all’interno di una macchina scenica enorme ma perfettamente organizzata.
Dai grandi successi alle cover di Io Canto 2
La scaletta è davvero corposa e cerca di unire le diverse anime della carriera di Laura Pausini.
Ci sono naturalmente i suoi grandi successi: Tra te e il mare, Come se non fosse stato mai amore, Vivimi, Simili, Le cose che vivi, Benvenuto, Primavera in anticipo, Un’emergenza d’amore, Resta in ascolto e molti altri.
Ma trovano ampio spazio anche le reinterpretazioni provenienti dal progetto Io Canto 2, secondo capitolo del percorso con cui Laura rende omaggio alle canzoni e agli artisti che hanno accompagnato la sua vita.
Ed è qui che lo spettacolo cambia continuamente pelle.
Quanno chiove di Pino Daniele viene accompagnata da una scenografia quasi pittorica; durante Hai scelto me di Zucchero Laura canta su un letto sospeso; 16 marzo di Achille Lauro viene invece immersa in una struttura di laser. Non mancano poi incursioni internazionali con Livin’ la vida loca, Oye mi canto e La isla bonita.
Particolarmente riuscito anche il medley dedicato ai colleghi, che a Mantova ha riunito Il cielo in una stanza, Scrivimi, Nei giardini che nessuno sa e Immensamente.
Laura sbaglia “Scrivimi”. E proprio lì arriva uno dei momenti più belli
Ed è proprio durante Scrivimi di Nino Buonocore che accade qualcosa che, paradossalmente, rende il concerto ancora più bello. Laura sbaglia l’attacco. Potrebbe andare avanti facendo finta di nulla. Invece ferma tutto, ammette immediatamente l’errore, si scusa con il pubblico e ricomincia.
Un momento semplicissimo, ma estremamente umano.
In uno spettacolo dove ogni luce, visual, movimento e secondo sembrano essere stati calcolati con precisione millimetrica, quell’errore rompe improvvisamente la perfezione della macchina e mostra la persona dietro l’artista. Laura ride, scherza sulla situazione e riparte. Perché anche gli artisti sbagliano. Ed è forse proprio questa spontaneità uno dei motivi per cui, dopo oltre trent’anni di carriera, il pubblico continua ad avere con lei un rapporto così forte.
Poche parole, ma messaggi importanti
Gli interventi parlati sono relativamente pochi e vengono utilizzati soprattutto per raccontare qualcosa.
Laura parla di fiducia in sé stessi, amore, opportunità, fragilità e aiuto reciproco, senza trasformare il concerto in un lungo monologo.
Particolarmente intenso è il momento che precede Io sì, dedicato alla violenza contro le donne. Il tono dello spettacolo cambia completamente e il divertimento lascia spazio per alcuni minuti alla riflessione.
C’è spazio anche per un momento più leggero e personale quando Laura scende in platea per raggiungere e salutare Luca Tommassini, ribadendo ancora una volta quanto questo spettacolo sia frutto di un grande lavoro collettivo.
Un finale inevitabilmente nostalgico
Dopo oltre due ore e mezza arriva il momento che probabilmente molti stavano aspettando.
Il bis riporta tutto agli anni Novanta attraverso Strani amori, La solitudine e Incancellabile. Tre canzoni che non hanno quasi più bisogno di Laura per essere cantate: basta lasciare spazio al pubblico.
Il PalaUnical diventa un gigantesco coro e chiude idealmente il viaggio attraverso oltre trent’anni di carriera.
Io Canto World Tour è molto più di un concerto
Alla fine rimane soprattutto una sensazione: Laura Pausini ha costruito uno degli spettacoli pop italiani tecnicamente più impressionanti che si possano vedere oggi in un palazzetto.
Non solamente per la quantità di led wall, laser, costumi ed effetti speciali, ma perché tutti questi elementi sono inseriti all’interno di uno spettacolo che mantiene sempre la musica al centro.
È enorme senza diventare inutilmente pomposo. È precisissimo, ma riesce comunque a lasciare spazio alla spontaneità. È spettacolare, ma allo stesso tempo Laura trova il modo di parlare direttamente alle persone.
E soprattutto è generoso: quasi tre ore, una scaletta enorme, medley, cover, grandi successi, musicisti, coristi, ballerini e una produzione visiva curata nei minimi dettagli.
Il pubblico di Mantova ha cantato, ballato e più volte osannato il nome di Laura, ricevendo in cambio uno spettacolo all’altezza delle aspettative.
Io Canto World Tour è un concerto mastodontico, emozionante e visivamente spettacolare. Uno show dal respiro internazionale che conferma, ancora una volta, perché Laura Pausini sia una delle artiste italiane più importanti e amate nel mondo.
Assolutamente imperdibile.
a cura di
Daniele Marazzani

