Atlas: uno sguardo a un futuro possibile

Atlas: uno sguardo a un futuro possibile
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Disponibile sulla piattaforma Netflix dal 24 maggio, Atlas è diretto da Brad Peyton. Il regista è noto per il film Viaggio nell’isola misteriosa (2012). Sequel del lungometraggio del 2008 Viaggio al centro della Terra (regia di Eric Brevig), anch’esso è un libero adattamento dal romanzo di Jules Verne. L’ultimo suo film risale poi al 2018, Rampage – Furia animale, con Dwayne Johnson.

Con questo nuovo lavoro distribuito da Netflix, Brad Peyton ci porta a viaggiare in un futuro distopico.
In esso, l’intelligenza artificiale è arrivata a un tale livello di sviluppo tecnologico da minacciare la sopravvivenza dell’umanità. Protagonista di questa nuova avventura è Jennifer Lopez.

Il film è di grande impatto visivo e ricco di nomi importanti nel cast attoriale. Porta lo spettatore a riflettere su molte tematiche della nostra contemporaneità, e su possibili conseguenze di un progresso tecnologico senza controllo. Atlas è ancora nella Top 10 dei film più visti nel nostro Paese.

Tracciare la trama

Il film si apre con un notiziario che annuncia in forma di “breaking news” la tragica notizia.
Dopo anni in cui hanno detto che non ci avrebbero mai fatto del male, nel mondo intero all’improvviso robot con intelligenza artificiale, utilizzati nei trasporti, nella medicina e nella cura della casa hanno infranto i loro protocolli di sicurezza, iniziando ad uccidere e facendo strage degli esseri umani.
Veri e propri atti di terrorismo, perpetrati per primo dal robot Harlan Shepherd (Simu Liu, noto interprete del personaggio Shang-Chi nel Marvel Cinematic Universe). Costruito per aiutare l’uomo a migliorare la vita sulla Terra, egli ha disabilitato la programmazione di tutti i robot. Facendo questo, ha immesso in essi un nuovo codice atto al genocidio.

Come sia riuscito a farlo sarà il quesito attorno a cui si dipanerà la trama principale.
L’umanità tenterà quindi una controffensiva globale contro le intelligenze artificiali.
Tale rappresaglia intentata da una Coalizione Internazionale delle Nazioni (ICN) avrà successo.
Harlan, dopo una serie di sconfitte, deciderà così di fuggire dal nostro pianeta, minacciando di tornarvi per finire ciò che aveva iniziato.

Percorso narrativo

Dopo tale incipit, il film ci porta nel futuro, in una Hollywood super tecnologica e futuristica, in cui ventotto anni dopo ritroviamo Atlas Shepherd. Jennifer Lopez interpreta un’esperta di antiterrorismo, analista bocciata più volte all’esame da ranger e valutata rigida ed ostile dalla perizia. Cresciuta col trauma dell’abbandono del padre a otto anni e dell’omicidio della madre a undici, è giudicata da tutti emotivamente instabile. Per questo, è rimasta isolata dall’esercito, vivendo un’esistenza appartata e priva di rapporti umani. Sua madre era la scienziata Val Shepherd (interpretata da Lana Parrilla, volto noto della Regina Cattiva nella serie di successo ABC Once Upon a Time – C’era una volta), creatrice di Harlan.

Atlas
crebbe insieme a lui all’età di dieci anni, ed è quindi l’unica a conoscere veramente la personalità e la psicologia del robot. Per questo, quando le intelligenze artificiali tornano all’attacco, l’esercito decide di andare a stanare Harlan su GR-39, pianeta inospitale della Galassia di Andromeda. Nonostante le iniziali divergenze fra lei e i soldati, Atlas dovrà fare loro da guida.

Tematiche esistenziali

Inizierà dunque un viaggio nello spazio, in un territorio dall’atmosfera tossica, attraversato da ipergravità, tempeste elettriche e terremoti. Il viaggio si rivelerà distruttivo per la maggior parte dei protagonisti, e rivelatore per il percorso personale ed emotivo di Atlas. Sarà costretta ad interfacciarsi direttamente con i robot e le intelligenze artificiali fino a quel momento separate dalla sua vita, e da cui ha voluto allontanarsi per i traumi familiari vissuti. Vedrà in questo modo la prospettiva sull’esistenza cambiare.
La vita umana messa in parallelo con quella artificiale si mostrerà molto più simile ad essa di quanto pensava, e i punti di contatto più di quelli immaginati. La sua vita subirà quindi nuove svolte impreviste, che la porteranno a rivedere la sua posizione nel mondo e la sua visione sul futuro.

Sono molti i possibili rimandi a saghe fantascientifiche della Storia del Cinema, fra cui imprescindibile Blade Runner, ma anche The Matrix. Come in queste, si mettono in luce i collegamenti fra vita umana ed artificiale, che possono anche arrivare a sovrapporsi per caratteristiche basilari come la programmazione.
Codice informatico e DNA diventano infatti due lati della medesima identità, riflesso della creazione e talmente simili da portare uomo e macchina a diventare un’unica entità.

Rimando fondamentale: Isaac Asimov

Un altro riferimento imprescindibile è l’opera di Isaac Asimov, che viene citato direttamente nel film.
Scrittore, biochimico e divulgatore scientifico statunitense, fu anche autore di numerosi romanzi e racconti di fantascienza. Fu inoltre ideatore delle tre leggi della robotica, riferimento fondamentale per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Queste leggi esprimono appunto il rapporto fra essere umano e macchina, e l’autore le raccolse poi nelle sue antologie. Io, robot, Il secondo libro dei robot, Antologia del bicentenario e Tutti i miei robot (che riunisce alcuni racconti delle tre precedenti edizioni).

Prima Legge: un robot non può recare danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.

Seconda Legge: un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, a meno che questi ordini non contrastino con la Prima Legge.

Terza Legge: un robot deve salvaguardare la propria esistenza, a meno che questa autodifesa non contrasti con la Prima o la Seconda Legge.

Conseguenze delle Leggi della robotica

In alcuni dei suoi ultimi racconti, I robot e l’Impero e Fondazione e terra, Isaac Asimov postula l’esistenza di una Legge più generale.

Legge Zero: un robot non può danneggiare l’Umanità, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, l’Umanità riceva danno.

Con l’introduzione di questa nuova legge, le tre precedenti vengono conseguentemente modificate.
A tutte le leggi viene aggiunta la postilla “A meno che questo non contrasti con la Legge Zero”.
La Legge Zero si pone quindi come la più importante delle leggi, ed è significativo il fatto che questa legge sia coniata proprio dai robot. Più precisamente, viene formulata da R. Daneel Olivaw nel romanzo I Robot e l’Impero.

Nella creazione di Harlan e nello sviluppo della sua personalità e psicologia senza dubbio rientrano queste Leggi. Specialmente nel suo approcciarsi con l’umanità e con le sue idee su come mantenerne viva l’esistenza, e con le sue conseguenti derive.

Uno dei racconti più famosi di Asimov è inoltre L’uomo bicentenario. Pubblicato per la prima volta nel febbraio del 1976, fu poi ampliato nel 1993 col romanzo intitolato Robot NDR-113 (The Positronic Man). Da esso è stato tratto nel 1999 l’omonimo film diretto da Chris Columbus, con protagonista Robin Williams. Il racconto narra di un robot dotato di personalità che con fatica, dopo molti anni e diversi cambiamenti, riesce a ottenere di essere riconosciuto umano poco prima di spegnersi.

Riflettere sul presente

In Atlas, si trattano anche temi inevitabilmente collegati al nostro presente.

Le nuove tecnologie infatti, come ben sappiamo, sempre più invadono aspetti delle nostre vite, sia nella sfera lavorativa che nel privato. Un esempio sono i robot impiegati in alcuni ambiti del settore delle logistiche, o la domotica casalinga. Il riconoscimento facciale, tecnica biometrica atta ad identificare in modo univoco una persona confrontando e analizzando modelli basati sui suoi “contorni facciali” viene utilizzata ampiamente. Spesso anche a fini politici. Ne è anche stato attestato l’impiego per contenere i rischi di contagi epidemiologici, come per il Covid in Cina e in altri Stati. A questo si unisce poi l’uso di droni a scopo militare e non solo. Nonché le varie innovazioni, da cui hanno preso spunto gli episodi della famosa serie Netflix Black Mirror.

Il confine fra ciò che è reso possibile dalla tecnologia, e il mantenimento di una propria privacy e vita privata si fa sempre più labile. Le recenti proteste nel settore cinematografico degli attori e membri del SAG-AFTRA negli Stati Uniti contro l’impiego indiscriminato dell’intelligenza artificiale hanno dimostrato come questa rischi di colpire anche settori un tempo impensabili. Minando anche l’indipendenza artistica ed il talento individuale.

Controllare le tecnologie

Ai social network raccontiamo la nostra vita ogni giorno. Spesso li scambiamo per amici personali a cui trasmettere i nostri segreti come un tempo si faceva coi diari. Anch’essi impiegano sempre più le nuove tecnologie a fini di lucro. Notizia recente, ad esempio, è che Meta userà i dati degli utenti per allenare la sua intelligenza artificiale generativa. Quest’ultima per funzionare meglio ha bisogno di una grande massa di dati per allenarsi. Così, verranno presto utilizzati tutti i contenuti pubblicati sulle piattaforme Meta (Facebook, Instagram, WhatsApp) ad eccezione dei messaggi privati. Grazie a diverse normative sulla privacy e la gestione dei dati, nei Paesi dell’Unione Europea è comunque possibile rifiutarsi di dare il proprio consenso. Occorre seguire una procedura che dovrà essere fatta entro il 26 giugno, e che è rintracciabile online.

Se non si presta attenzione, insomma, il futuro prospettato da Atlas e da film del medesimo filone fantascientifico, potrebbe diventare anche una realtà. Ovviamente, l’intelligenza artificiale e le tecnologie da essa impiegate possono anche rivelarsi utili e positive. Grazie ad esse è possibile anche comprendere meglio, come avviene in Atlas, lo stesso nostro ruolo nel mondo e la nostra identità di esseri umani.

Tecnologie viste nel film potrebbero presto diventare realtà, come il chip di Neuralink, l’azienda di neurotecnologie di Elon Musk che sviluppa interfacce neurali impiantabili. Si chiama Telepathy e, come suggerito dal nome, serve a controllare dispositivi esterni con il solo pensiero, impiantando direttamente la tecnologia nel nostro cervello.

Riflessioni finali

Ciò che colpisce in Atlas, oltre alle numerose domande e agli spunti di riflessione su cui ci porta a pensare, è senza dubbio l’interpretazione attoriale di Jennifer Lopez. Il suo talento, in particolare, lo abbiamo visto messo all’opera nella serie televisiva Shades of Blue (2016-2018), e qui si dimostra nuovamente all’altezza delle aspettative.

Accanto a lei, oltre ai già citati Simu Liu e Lana Parrilla, che appare solo in ricordi e flashback di Atlas, da ricordare vi è Sterling Kelby Brown. Vincitore già di diversi premi, è noto principalmente per aver partecipato alle serie televisive American Crime Story e This Is Us. Per entrambe ha vinto anche due Premi Emmy e un Golden Globe per la seconda. Qua interpreta il colonnello Elias Banks, in un’interpretazione che non passa inosservata per il suo impatto emotivo.

Importanti da rilevare, sono anche l’apporto musicale ad opera di Andrew Lockington, artista già impiegato dal regista in suoi film precedenti, e la cura visiva di John Schwartzman. Entrambi riescono a calarci bene nell’atmosfera del film, incrementando la forza della trama. Quest’ultimo è noto per aver lavorato, per citarne alcuni, alla fotografia dei film Jurassic World (2015), The Amazing Spider-Man (2012), The Rock (1996) e Seabiscuit (2003), per cui ha ricevuto la nomination agli Oscar.

ATLAS / Trailer Ufficiale

a cura di
Matteo Sisti

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