You: quando due mondi opposti si scontrano

You: quando due mondi opposti si scontrano
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E’ uscita la quarta stagione della serie americana You, che segue il protagonista Joe Goldberg, interpretato da Penn Badgley, nella sua pericolosa ossessione.

In questa stagione, You non si riferisce a un interesse amoroso, come nelle tre precedenti, ma a un killer che minaccia la serenità e la redenzione cercata dal protagonista. Il passato sembra continuare a tormentarlo e ritorna ossessivamente nel corso delle quattro stagioni, quasi in senso karmico, sottoforma di amanti o personaggi terzi, come in questo nuovo capitolo.

La serie ha riscosso un grande successo sin dalla prima stagione per il concetto stesso su cui si fonda: l’essere visti. In una generazione che ha sempre più bisogno di conferme e di ricercarsi nell’altro, l’idea di un serial killer che dedica la sua vita a una singola persona, con una forma di amore che sfocia inevitabilmente nell’ossessione, funziona.

Inoltre, la serie mescola i tre elementi fondamentali per mantenere attiva l’attenzione di un pubblico sempre più disinteressato al cinema lento, ovvero sesso, omicidio e vendetta. I tre pilastri del genere mistery sono costantemente presenti, in ogni episodio di ogni puntata della serie, che la rendono un’opera da vedere tutta d’un fiato.

Penn Badgley in un’immagine della serie (fonte: Radio Deejay)
Una critica sociale

In questa stagione troviamo anche una critica al capitalismo, argomento che è stato molto ripreso nel cinema post-pandemia, a causa di una maggiore presa di coscienza da parte della “Generazione Z” rispetto alle condizioni in cui versano i lavoratori di ceto medio-basso.

La stagione si sviluppa attorno al protagonista, Joe Goldberg, che entra quasi accidentalmente a far parte di un giro di aristocratici londinesi, che diventano una metafora per i vizi della nullafacente ‘upper class’ inglese. Il tema delle abitudini dell’aristocrazia suscita sempre molto interesse verso il pubblico, come possiamo riscontrare dal successo di serie come Downtown Abbey o Bridgerton, perciò questa quarta stagione è stata costruita su una serie di elementi che la porteranno a essere sicuramente un successo

La dialettica tra il mondo del protagonista (professore proveniente da una famiglia di ceto basso) e quello degli amici appartenenti all’alta borghesia è costante, mettendo in luce il divario che c’è tra il mondo di chi non si è mai dovuto guadagnare nulla, e chi ha sempre dovuto lottare per il minimo.

A differenza delle altre stagioni, in questa il tema politico-sociale è centrale, tanto che il fulcro è la ricerca di un killer che uccide i componenti di questo circolo di élite britannica, dando vita a manifestazioni contro il lusso sfrenato dei potenti, con lo slogan ‘eat the rich’.

La dialettica che porta alla rivoluzione

Il vero protagonista, quindi, è l’antitesi tra questi due universi apparentemente paralleli, che vanno a convergere nell’unico elemento che accomuna ricchi e poveri: la morte.

Il come essa viene vissuta, però, cambia di fazione in fazione, in quanto per gli ereditieri londinesi questa risulta essere un gioco, un passatempo, un qualcosa che li distoglie dal tedio della loro fin troppo facile vita. Non sono infatti preoccupati o spaventati da questo killer, anzi, sembra quasi un pretesto per fare conversazione, per ribadire la loro noncuranza nei confronti di un mondo per cui potrebbero fare qualcosa, ma per cui scelgono di non fare nulla.

La serie alimenta questo odio di classe, l’individualismo becero caratteristico dei potenti sembra essere portato agli estremi, ma in realtà ci sta solo mostrando come effettivamente gira il mondo: la ‘upper class’ non ha interesse nel mischiarsi con le classi medio-basse e questo, inevitabilmente la porterà a soccombere, prima o poi. La concezione ciclica della storia stessa ci insegna che un capitalismo ormai saturo non può sopravvivere, e che dal basso riemergerà con ferocia la giustificata rabbia repressa degli emarginati.

Questo scenario apocalittico è contornato dall’interesse amoroso di Joe, che arriva tardi e sembra lasciare spazio a deduzioni sulla prossima stagione.

Un meta-romanzo mistery

La serie sembra strutturata come un meta-romanzo: Joe, infatti, finge di dover scrivere un romanzo giallo per capire come potrebbe agire l’assassino, chiedendo a una studentessa quali siano i pilastri fondamentali del genere mistery. A completare il tutto, la serie presenta continui rimandi ai racconti di Agatha Christie.

Teoria del romanzo e realtà si mischiano costantemente nella serie, dando l’impressione che la sanguinaria vicenda del protagonista segua pedissequamente i dogmi del genere letterario.

Il ritmo della serie è incalzante, tiene lo spettatore in un costante stato di suspense ed è impossibile non finirla tutta d’un fiato.

https://www.youtube.com/watch?v=hFQUVyBGzeM

a cura di
Elisa D’Aprile

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