Bologna mette il freno: la città andrà a 30 km/h

Bologna mette il freno: la città andrà a 30 km/h
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Il capoluogo emiliano sarà la prima grande città italiana ad alzare il piede dall’acceleratore. Sulle strade urbane ai 30, sui viali ai 50 e sulla nuova autostrada ai 110, così sarà la mobilità bolognese del futuro.

In un mondo che viaggia sempre più veloce, la parola “rallentare” è uscita dallo stile di vita quotidiano di ognuno di noi. Andare piano è diventato sinonimo di debolezza: chi va lento, perde il treno del progresso e cade inesorabilmente in un dimenticatoio sociale che si fa via via più grande. Eppure, sin da bambini, abbiamo imparato che “chi va piano, va sano e va lontano”. Se fosse vero che per andare più veloci domani, dobbiamo rallentare oggi?

La scommessa di Matteo Lepore, giovane sindaco di Bologna, è quella di mettere in pratica ciò che ci ha insegnato la saggezza popolare. A partire da giugno 2023, il capoluogo bolognese andrà al massimo a 30 km/h. Apripista in Italia tra le grandi metropoli, la giunta comunale vuole dimostrare che tale provvedimento, va nella giusta dimensione per la mobilità del futuro. Bologna è pronta a questa sfida?

Per valutare se la città dei portici riuscirà in questa rivoluzione urbana, compareremo Bologna con Grenoble, area metropolitana della regione francese dell’Isère, che dal 2016 è città a 30 km/h.

L’inutilità dell’automobile in città – l’esempio di Grenoble

Grenoble e la sua area metropolitana, con oltre 450mila abitanti, rappresentano il centro nevralgico delle Alpi francesi. Lo sviluppo della città negli ultimi decenni è dovuto, senza dubbio, al costante movimento in entrata di studenti da ogni dove, la cui presenza ha contribuito al modellamento di una nuova urbanistica che rispondesse meglio alle necessità dei più giovani.

Dal 2016, Grenoble diventa città a 30 km/h attraverso un profondo mutamento dell’intero assetto stradale della città. Le arterie stradali che circondano i dintorni della città, una sorta di tangenziale, hanno un limite di 90 o 70 km/h, i viali di circolazione principali consentono una velocità massima di 50km/h, il resto delle strade sono limitate a 30 km/h. Sono state implementate aree pedonali nei pressi di scuole primarie e delle vie principali del centro storico.

La città di Grenoble dal 2016

Come garantire il rispetto dei nuovi limiti? Il controllo elettronico della velocità avviene quasi esclusivamente sulle strade a scorrimento veloce con il limite più elevato, e non sempre viene rispettato, se non in prossimità degli autovelox. Per il resto della città è stato adottato un approccio molto più cinico ma nettamente più efficace. A parte qualche eccezione, è materialmente impossibile accelerare oltre ai 30 o ai 50 km/h, rendendo la guida particolarmente stressante a chi, come noi italiani, è abituato a sfondare il pedale del gas ad ogni ripartenza.

Dossi alti almeno 20 cm, cuscini berlinesi, semafori posti oramai ad ogni attraversamento pedonale, corsie di marcia più strette. Elementi fisici che rendono vano ogni tentativo di infrangere il limite di velocità. E senza bisogno di muovere in massa forze di polizia municipale. A questo si aggiunge un’urbanistica sempre più orientata all’agevolazione trasporto sostenibile ed alternativo.

Un esempio di cuscino berlinese

La rivoluzione urbana di Grenoble ha reso l’uso dell’automobile altamente sconveniente rispetto ai mezzi pubblici o alla bicicletta. Tale scelta, oltre ad aver ridotto le morti e gli incidenti in città, ha indubbiamente avuto un impatto ambientale positivo per una delle città più inquinate della Francia. Grenoble ha infatti ottenuto il premio di Capitale Verde europea 2022 e la strada verso il futuro ecosostenibile è sempre meno popolata da macchine.

Il tentativo di rimontare un ritardo strutturale – la scommessa di Bologna

La mobilità bolognese può essere paragonata ad un cubo di Rubik irrisolto. Una difficile combinazione di tanti, troppi fattori da mettere assieme per ottenere infine una soluzione omogenea e appagante per tutti. Un rompicapo che metterebbe alla prova anche i migliori urbanisti. D’altronde, il capoluogo emiliano è in costante crescita da anni. L’università, il settore industriale e, ultimamente, il fiorente settore turistico rendono Bologna un polo attrattivo per il resto del paese e non solo. Tuttavia, un ambiente così eterogeneo diventa problematico nel momento in cui si tenta di rendere la città più “a misura d’uomo”, in quanto sono tante le voci da accontentare.

La ricetta del giovane sindaco Matteo Lepore e della sua giunta per trasformare le strade di Bologna ha iniziato a prendere forma. La città da giugno 2023 rallenterà a 30 km/h, tranne che nei principali viali di circolazione dove la velocità sarà mantenuta a 50 km/h. Lepore l’ha sostenuto dall’inizio del suo mandato: il centro città dovrà, nel tempo, diventare libero dalle auto private. Dovranno, inoltre, diminuire drasticamente anche nella zona periferica. Il Sindaco ritiene che grazie alla realizzazione del Passante autostradale, il traffico bolognese si reindirizzerà sulla nuova highway a 18 corsie, liberando definitivamente le altre vie della città. Questo sicuramente ridurrà ai minimi le troppe morti dovute alla strada, che continuano a colpire la città.

L’allargamento dell’autostrada bolognese

Il Sindaco rassicura i più dubbiosi in merito al rispetto delle regole. Nuovi controlli elettronici della velocità saranno predisposti nelle aree più sensibili, attraverso un potenziamento della presenza effettiva delle forze di Polizia su strada. Qualche vago accenno è stato fatto anche al nuovo look urbano della città per accompagnare questo cambiamento, ma senza certezze su progetti e tempistiche per ora. Grande leva sul buonsenso dei bolognesi, che comprenderanno e si adatteranno al meglio alle nuove regole, dando prova di uno spiccato senso civico, a detta di Lepore.

Ad ora però, questa formula di controlli rafforzati e fiducia nel cittadino si è dimostrata inefficace. I due esempi più eclatanti sono le rotonde antistanti l’Aeroporto di Bologna e via Carracci, di fronte alla Stazione Alta Velocità. Nonostante il passaggio più o meno regolare di pattuglie della polizia stradale, l’esistenza di zone di posteggio gratuite e la presenza di barriere fisiche, i cittadini continuano imperterriti con l’arte del parcheggio abusivo. Per rendere Bologna città 30 forse è necessario un nuovo approccio.

Il futuro andrà a 30 km/h

Bologna ha aperto le danze a questo progetto con circa 7 anni di ritardo rispetto a Grenoble, confermando un’arretratezza strutturale del nostro paese in merito ai progetti di rivoluzione urbana rispetto ad altri paesi europei. Non sappiamo che volto avrà Bologna dopo questa scelta, né se la città diventerà effettivamente più accessibile a pedoni e ciclisti. L’unica certezza, ad ora, è che le auto sfrecceranno più lentamente nella città dei portici solo se ci si ricorderà di guardare bene la nuova segnaletica stradale che il comune cambierà a giugno.

Le rivoluzioni, è vero, non si fanno in un giorno. Hanno bisogno di anni per essere effettive e venire assimilate e, in ultimo, accettate dalle persone. Tuttavia, siamo più che mai chiamati a correre veloce per garantire anche ai cittadini italiani delle città verdi e sicure. E per sfrecciare, sembra sia proprio sia necessario rallentare a 30 km/h.

a cura di
Luca Chieti

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