I Black Eyes 2 ci raccontano “Ostacoli”

I Black Eyes 2 ci raccontano “Ostacoli”
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Il 29 luglio i Black Eyes 2 hanno pubblicato l’EP “Ostacoli”. Con l’aiuto di Davide Lasala ed Edac Studio, Nora ed Alessandro hanno confezionato un lavoro dal sound definito e riconoscibile, che catturerà l’attenzione di chi ama il rock indipendente italiano di fine anni ’90. I testi personali e che parlano di inadeguatezza ed isolamento fanno il resto. Una manciata di canzoni interessanti, spunto per questa nostra intervista.

Ciao ragazzi, benvenuti su The Soundcheck! Come prima domanda partiamo chiedendovi come nasce il vostro nuovo EP “Ostacoli” e se c’è una tematica di fondo che lega i brani.

Ciao, grazie! “Ostacoli” è nato tutto in sala prove nel corso del 2021 dai ricordi di alcuni problemi o ansie affrontati negli ultimi anni e rappresenta delle situazioni scomode e difficili con cui ci siamo scontrati, gli ostacoli appunto, e che ci hanno insegnato qualcosa, sia in positivo che in negativo. 

I testi non raccontano una storia unica, ma hanno una tematica comune perché nascono da esperienze personali, sempre in relazioni con altre persone: abbiamo voluto raccontare di litigi o di situazioni di disagio, di un senso di inadeguatezza che ci ha spesso portato ad isolarci.

Ci ha colpito molto il sound e il lavoro di produzione. Come siete arrivati a questo risultato?

Grazie! Ci fa piacere che si notino il sound e la produzione. Rispetto al primo EP abbiamo cercato di cambiare e migliorare, siamo sicuramente un po’ più consapevoli della gestione del suono, sia singolarmente che insieme. Stiamo cercando di avere un suono ben definito, meglio se riconoscibile, oltre che pieno di tutte le frequenze e sfumature che ci piacciono, pur restando in due.
Il lavoro in sala prove è fondamentale per questo e anche per la produzione, ma soprattutto il confronto con Davide e Andrea in EDAC Studio ci ha insegnato tantissimo, a partire dall’ascolto.Ad ottobre 2021 quando li abbiamo contattati ci hanno dato un grande aiuto a mettere in ordine tutte le nostre idee e a dargli la forma che sentite ora.

Vi siete ispirati a qualche artista in particolare? Magari del passato più recente, dato che sembrate figli legittimi dell’alternative rock italiano anni ’90 / primo 2000.

Nessuno in particolare, ma sicuramente tutto ciò che ascoltiamo ha un’influenza su quello che scriviamo. Ogni amico che ascolta il nostro EP riconosce all’interno qualche richiamo ad un artista che ci piace. 

In questo periodo stiamo ascoltando di più gli artisti italiani: tra le nostre ricerche recenti ci sono gli Atlante insieme ai Botanici, ma anche i Coma Cose e Margherita Vicario. Se volete restare nel genere musicale allora consigliamo i Boschi Bruciano, The Unikorni e i Bud Spencer Blues Explosion.

Cosa significa in termini sia compositivi che interpretativi essere un duo basso batteria?

Non vogliamo mentire, è abbastanza complicato: abbiamo iniziato questo progetto da poco e per entrambi è una novità sia essere in due che scrivere in italiano. Ogni dettaglio è fondamentale ed ogni incastro di ritmica o di suono deve essere preciso, c’è poco spazio per l’improvvisazione. Anche dal vivo la gestione del live dev’essere più curata proprio perché siamo in due, sia dal punto di vista dello spazio fisico che del tempo fra un brano e l’altro per esempio. Questo non significa che ne siamo capaci, ma stiamo iniziando a capire in che direzione andare: questo progetto e il confronto con tutte le persone con cui siamo entrati in contatto ci stanno insegnando molto. È una bella sfida, ci stimola.

E fare rock in Italia nel 2022? 

Rock significa tante cose ed è un concetto ampio, con molta storia. Secondo noi oggi il rock c’è: il panorama musicale italiano è molto ricco di tanti artisti, il problema è sempre la comunicazione. Il fatto che una band sia meno conosciuta non significa che non sia brava, purtroppo però è difficile che progetti molto indipendenti riescano ad emergere da soli. C’è speranza perché ci sono ancora persone che adorano andare ai concerti anche piccoli, scoprire e godersi nuova musica… si sa mai che proprio lì stia facendo gavetta la prossima rock band internazionale. Per il resto, sappiamo bene che fare arte in generale è difficile, soprattutto in Italia.

Avete ancora dei sogni nel cassetto? Se sì, quali?

Assolutamente sì, sono i sogni che ci fanno andare avanti. Il più forte e costante è quello di continuare a suonare: sia in saletta per comporre e sfogarci, ma anche – e soprattutto – dal vivo, in più posti possibili. Sarebbe bello poi un giorno avere più album all’attivo, magari anche con qualche collaborazione.
Grazie per queste domande, buon ascolto!

a cura di
Redazione

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