La Storia e Io: “Strega comanda colore”

La Storia e Io: “Strega comanda colore”
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Strega comanda colore di Chiara Tagliaferri, edito da Mondadori, è sugli scaffali da maggio 2022. Già autrice di trasmissioni radiofoniche per Rai Radio2 e per Storielibere.fm, negli scorsi anni ha condiviso la penna e la voce con Michela Murgia pubblicando Morgana e Morgana. L’uomo ricco sono io, ispirati ed affiancati al podcast omonimo, e scritto per alcune riviste. Questa è invece la sua prima pubblicazione da solista.

Il libro rimane in bilico tra un romanzo famigliare ed il viaggio di un’anti-eroina. Ruota principalmente attorno ad una serie di figure femminili, appartenenti alla stessa famiglia ma a generazioni differenti, e ci racconta la vita della protagonista, che immaginiamo essere la stessa Chiara Tagliaferri, eludendo la logica e l’ordine cronologico.

Mi sono ritrovata, pagina dopo pagina, a chiedermi se davvero sia successa una data cosa ed esista un determinato luogo, affezionandomi ed odiando allo stesso tempo i personaggi che mi venivano presentati.

Le pagine sono intrise di lutti e povertà, metabolizzati in un unico schietto desiderio: quello di possedere lusso e denaro. Che poi altro non sono che potere e libertà. A discapito di tutto: del perbenismo e della sincerità, di un’emotività sana e di rapporti autentici. La convinzione assoluta di poter trovare stabilità e felicità nell’effimero.

Datemi gli anelli di famiglia, l’argenteria e le tovaglie di lino, passatemi ogni cosa, sono la Robin Hood di Piacenza, rubo ai ricchi per dare a me.

Morali alternative

Superato il primo impatto sconcertante, ho iniziato a simpatizzare ed empatizzare con la protagonista. Perché voler bene ad una nonna che umilia costantemente la propria famiglia e perché assecondare quelle maledizioni, che a volte il sangue canta, e non rinnegare invece qualsiasi familiarità e luogo d’origine?

Ho tifato per il suo riscatto. Perché potesse andare a studiare a Torino e trovasse il lavoro più bello e più remunerato possibile, la casa più grande e con i soffitti più alti. Ho pregato che Viviana morisse al più presto e lasciasse loro una buona eredità. Ho sperato che arrivasse anche un po’ di serenità. Sono stata contenta che sia giunto Nicola, anche se ho capito perché ci fosse stato spazio per Johnny. Mi è dispiaciuto che non ci sia stato tempo per quella casa in centro a Roma.

E Nicola sorride, perché quella prospettiva, la fame, lo allontana da una ricchezza che per lui contiene debolezza, e parecchia disperazione. Se non cede al diavolo nel deserto, pensa, forse non diventerà come loro.  Così, mentre io ho già ucciso per denaro, il mio amore futuro soffre come un pazzo al pensiero di quello che viene attorno a lui dilapidato. […] E no, io non capisco perché non ha approfittato neanche un po’ di quegli anni annaffiati dal caviale: la sua sete di denaro è legata all’investimento e alla progettualità, annusa che lì sedimenta la sua salvezza, mentre io voglio solo danzare nudissima nello sperpero.

Chiara Tagliaferri, Fonte: Internet

Strega comanda colore è un percorso che racconta una crescita emotiva, prima ancora che professionale e fisica. Lo fa, a tratti, eludendo il canone a cui siamo abituati ad appoggiarci. Disegnando tappe e morali differenti. Diverso è anche il lieto fine, perché non ci sono principesse salvate ma bombe atomiche.

Storie di sangue e di streghe

L’ho letto nel giro di qualche ora, recuperata disperatamente tra un impegno e l’altro, con la stessa voglia di arrivare all’ultima pagina che da adolescente mi faceva fare l’alba e arrivare tardi a scuola. Non ne ho parlato con nessuno per settimane, perché senza che me ne accorgessi è andato a stuzzicare ricordi e tematiche su cui non mi piace soffermarmi. Spoiler: non lo farò neanche questa volta.

Una riflessione, tuttavia, ci tengo a condividerla. Abbiamo tutti storie di sangue e di streghe, celate in profondità o estremamente visibili, e tutti ci siamo sentiti – anche solo per una frazione di secondo – gli outsider, le pecore nere, con accezione più o meno negativa. Tagliaferri da un lato fa compagnia alla nostra solitudine, dall’altro uccide il nostro ego, lasciato per anni libero di credere che “quella roba là” potesse essere unica.

a cura di
Andrea Romeo

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