Ascanio Celestini, “Museo Pasolini” Teatro Arena del Sole, Bologna 4 marzo 2022

Ascanio Celestini, “Museo Pasolini” Teatro Arena del Sole, Bologna 4 marzo 2022
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Signore e Signori benvenuti al Museo Pasolini.

Se poteste chiudere gli occhi, però, giusto prima di varcare la soglia, come ve lo immaginereste? Un’esposizione di poesie, magari sospese a mezz’aria oppure, ancora, una trafila di fotografie che ritraggono il poeta sin da quando era bambino? Tutte le risposte sarebbero corrette (o forse tutte sbagliate).

Ascanio Celestini, ad esempio, ci dà quella che è la sua più totale interpretazione di ciò che rappresenterebbe per lui un museo interamente dedicato al poeta di Casarsa. Lo spettacolo Museo Pasolini nasce, non a caso, per commemorare Pier Paolo Pasolini proprio nel centenario della sua nascita, avvenuta oggi 5 marzo, nel 1922 a Bologna.

Teniamo bene a mente questa data, perché è proprio da qui che cronologicamente, come più volte afferma Celestini nel corso della sua piece, prende forma la narrazione e con essa le fondamenta del museo, più metafisico che reale, dedicato a Pasolini.

La scenografia per tale motivo è scarna, ma non minimalista, realistica ma non reale. Vediamo una trave di ferro che sorregge una porta, due lampadari sotto i quali, circondata da luci e oggetti di scena, troviamo una sedia, che si fa ora sediolino di un autobus romano, sgabello di un guardiano, tavolo inquisitorio, o ancora un luogo del ricordo.

foto di Musacchio Ianniello Pasqualini
Sì, ricordo.

Perché in scena oltre al custode del museo, che apre e chiude lo spettacolo, ascoltiamo ironiche e scattanti le voci di altri personaggi: sul palco si scambiano velocemente di ruolo uno storico, uno psicanalista, uno scrittore, un lettore, un criminologo e persino un testimone che l’ha conosciuto.

Ebbene dunque, cosa è davvero possibile ammirare in questo Museo Pasolini, vi starete chiedendo. Ai più curiosi lasceremo che lo scoprano direttamente a teatro, tra una battuta in romano e uno sguardo critico, e dunque sarcastico, che solo un artista attento come Celestini riesce a restituire.

Una cosa però è certa. Su quel palco, nella drammaturgia, nelle parole, nelle citazioni o nel sogno, uno dei cinque elementi che fanno parte del Museo è proprio il corpo di Pasolini. Come quello corsaro che lo stesso poeta ha “gettato nella lotta”, come quello estetico e curato che cercava di replicare nei protagonisti dei suoi lungometraggi e ancora, quello sensibile e anticonformista delle poesie in friulano. Come direbbe lo stesso Pasolini, ormai al centenario dalla sua nascita, “fate conto che, invece che a parlare, io sia venuto qui a portare il mio corpo.”

a cura di
Ilaria Rapa

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