Hugomorales: la pesca degli umani è uno sport spettacolare

Hugomorales: la pesca degli umani è uno sport spettacolare
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I pesci conquistano la Terra e costringono gli esseri umani a rifugiarsi in mare.

È questo l’incipit di Oceano, secondo album di Hugomorales, pseudonimo di Emiliano Angelelli (ex Elio Petri), uscito per Tazzina Dischi lo scorso 15 giugno. Prodotto in pieno lockdown, in un contesto di totale isolamento. Oceano è composto da nove tracce pop impreziosite dalle sonorità dei synth anni ’70 e che presentano richiami alla letteratura fantascientifica.

Ascoltando i brani, ho trovato diverse similitudini con Un pesce fuor d’acqua, quarto episodio della terza stagione della fortunata serie animata statunitense BoJack Horseman, in cui il protagonista è alle prese con una crisi esistenziale e cerca di voler riassestare la sua vita cambiandone la direzione.

Oceano è dedicato a Mirko Bertuccioli, musicista e fondatore de I Camillas, recentemente scomparso a causa del COVID-19.

Tra galassie lontane anni luce dal nostro Pianeta e scenari di un futuro altrettanto distopico, abbiamo intervistato Hugomorales. Tenetevi forte ed allacciate le cinture. Che il viaggio, lisergico quanto onirico, abbia inizio.

Oceano è una storia mai scritta, un album che presenta la narrazione stilistica e la struttura di una fiaba popolare, generalmente accompagnata da una morale che si rende esplicita al termine del racconto. Puoi raccontarci l’iter della composizione e, qualora sia presente, qual è l’insegnamento che dobbiamo trarne?

Ho iniziato a scrivere questo disco con l’idea di realizzare un lavoro totalmente strumentale. Il primo brano che ho scritto è Il Canto Delle Balene, ottava traccia di Oceano. All’inizio non era presente il canto delle balene, che ho inserito solo successivamente. E l’idea era di utilizzare solo synth, drum machine e strumenti elettronici.

Durante gli ascolti ho avuto però un piccolo problema tecnico: si sono rotte le cuffie. Ne ho ordinate un nuovo paio su Amazon e nel frattempo ho trovato il modo di recuperare i miei monitor, ancora imballati e reduci da un trasloco. In questo arco di tempo (4-5 giorni) mi sono messo a suonare la chitarra, un fatto che ha decisamente cambiato i miei piani ed è stato il motivo per cui è nato Oceano.

Ho scritto La Pesca Degli Umani, in cui “il veleno delle meduse colpisce ai margini delle strade, sulle strisce pedonali, tra le insegne del lungomare”. Le meduse hanno conquistato i posti di mare. I pesci sono padroni delle strade. Lo sport in voga è la pesca degli umani.

Da questa idea iniziale è nata tutta la storia di Oceano, un pezzo dietro l’altro. Il virus, la quarantena dei pesci, l’isolamento, la malattia, la paura, la fuga, la speranza, la gioia, la festa, il Nuovo Mondo.

Nonostante la storia abbia una sua narrativa, un suo svolgimento consequenziale, che porta alla scoperta di un nuovo mondo e a quella che sembra una soluzione del problema, in un ambiente metaforico, primigenio – l’acqua, in quello che scrivo non c’è mai un’idea definita di morale. Anzi credo che l’arte dovrebbe essere amorale e rifiutare insegnamenti o parabole.

Ognuno può trarre l’insegnamento che crede dalle storie e dalla vita reale, ma porsi a priori come colui che detiene il verbo morale – ne abbiamo già a sufficienza di esempi terrestri, nel passato e nel presente – è intellettualmente scorretto, non necessario e decisamente inappropriato.

Il lockdown è inevitabilmente un trend topic. In questi mesi abbiamo assistito (e, per molti aspetti, stiamo ancora assistendo) ad una paralisi globale. Come hai vissuto questo periodo di totale isolamento? Rimanendo in tema, la scelta dell’autoproduzione casalinga è stata una conseguenza forzata della quarantena?

Amo l’isolamento. E credo che sia molto utile per fare un po’ di pulizie interiori. Durante il lockdown sono stato benissimo. Mi sono dedicato alla musica, a me stesso, alla persona che amo e ai miei animali. Ho molta riluttanza verso le persone che non riescono a fermarsi e a fare i conti con se stessi.

Credo che questo lockdown sia stato lo specchio di quello che siamo. In molti casi ha tirato fuori il meglio, in altri il peggio. A me personalmente ha fatto molto bene. Mi sento arricchito.

Oggi parlare di autoproduzioni non ha più molto senso. La musica indipendente è quasi tutta autoprodotta. Si può fare un’autoproduzione utilizzando strumentazione eccellente, in molti casi migliore di tanti studi professionali. Nel mio caso la quarantena mi ha spinto ad essere autosufficiente, più che autoprodotto musicalmente.

Oceano è un disco pop con riferimenti alle sonorità degli anni ’90. È predominante il tema del viaggio, della scoperta. Quali sono le tue principali influenze musicali e in che modo è avvenuta la ricerca del sound?

Mi piacciono molto i Flaming Lips e i Beatles. Battiato e i CCCP.
Il mio suono è il frutto della curiosità, dell’amore per gli strumenti analogici – quelli economici, da quattro soldi – e in parte è frutto della mia precoce sordità, ereditaria nella mia famiglia.

Nel brano Feroce canti “e magari fossi bravo a cantare come fanno gli umani”: credi sia possibile immedesimarsi nei tuoi versi e intravedere delle riflessioni esistenziali sull’isolamento e sull’insoddisfazione?

Feroce è un brano che esisteva già prima della realizzazione di questo disco ed è frutto di un cut-up di frasi e parole prese da un libro di Percival Everett che ho letto la scorsa estate. La frase che tu citi – nello specifico “come fanno gli umani” – l’ho inserita per creare un collegamento con il disco e consentirmi di mettere questo brano all’interno di Oceano.

È stata un’operazione a posteriori, che secondo me ha funzionato bene. L’idea era di dare l’impressione che il brano parlasse delle riflessioni esistenziali di un pesce in isolamento. Quindi quello che dici è plausibile.

Parliamo del futuro. Se in un prossimo futuro i pesci conquisteranno la Terra, pensi che le forme di vita extra-terrestri assisteranno passivamente alla pesca degli umani? Inoltre, quali sono tre artisti ancora in attività che avresti voluto vedere dal vivo ma non sei ancora riuscito a farlo?

Credo che se provieni da un contesto alieno, la tua reazione di fronte alla pesca degli umani o alla pesca dei pesci sia la stessa. Sono convinto che gli alieni siano già tra di noi e non credo che sia loro interesse intervenire negli affari terrestri.

Non sono riuscito a vedere: Stephen Malkmus, Flaming Lips e MGMT. Ma la colpa è da imputare alla mia scarsa voglia di andare a vedere concerti affollati.

a cura di
Edoardo Siliquini

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