Kali The Lioness: voce femminile della middle school partenopea

Kali The Lioness: voce femminile della middle school partenopea
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Kali the Lioness è l’ultima voce femminile della middle school partenopea. Classe ’88, si avvicina all’Hip Hop a 13 anni a Pomigliano d’Arco, hometown e punto nevralgico di questa cultura nel vesuviano.

Nel 2019 iniziano le prime pubblicazioni Audio e Video con Soffitta Produzioni vedendola come video producer di Torn a t’o dicere di Gheto e Ruocco e 00.00 di Onirico, e come mc con il singolo Nun Se Stuta (Ay Mama!), sul beat di Jayl Uroboros, e L’EP Twenty Twenty, interamente prodotto da Gheto Soffittaman, lanciato dal singolo Changing Pages.

Lo stesso anno, a seguito della forte necessità di dare una concretizzazione all’approccio della cultura Hip Hop a 360 gradi e un supporto concreto al suo attuale quartiere di riferimento, fonda Fresh Buds Project, un punto di incontro al centro di napoli per tutti gli appassionati , a titolo gratuito per gli utenti di tutte le eta’, con corsi quotidiani e disponibilita’ di allenamento per ogni arte della cultura, gestito da un collettivo molto competente ed interamente volontario.

Twenty Twenty è frutto di un susseguirsi di vibe fortissime di un anno e mezzo e raccolte in un unico progetto nel giro di tre mesi: l’energia che si crea tra anime affini è potente e profonda e quando funge da salvagente nel turbine della vita può solo dare frutti dolcissimi.
Gheto Soffittaman alle produzioni, mix e master, Kali the Lioness al microfono: 2 cuori, 5 tracce e tanta vita.

Dall’amore per i numeri tondi, così come per le certezze della vita e la chiarezza nel modo di esserei: questo progetto è una personale rinascita spirituale, segna l’inizio di una nuova era e di un processo inarrestabile.

Ecco cosa ci ha raccontato.

Partiamo dal fatto che hai scelto un nome d’arte molto particolare, ti sei davvero una leonessa o è solo apparenza?

La leonessa è colei che caccia nel branco, è consapevole del momento, osservatrice, ma allo stesso tempo è materna e dedita, quindi si, mi rappresenta molto.

Mi sento molto vicina ai felini, sono parecchio in sintonia con i loro silenzi eleganti.

Nella tua musica Napoli e Usa si incontrano, spiegaci il perché…

Sono cresciuta ascoltando Rap americano e partenopeo e ho sempre avuto l’impulso di scrivere in entrambe le lingue: il mio primo approccio è avvenuto con il napoletano, è stato così per undici anni, poi la vita ha evoluto la mia padronanza dell’inglese ed in maniera spontanea anche il mio rap ha cambiato lingua. Adesso salto da un idioma all’altro, li mischio e faccio giochi di significati incrociati, è una cosa che mi stuzzica tantissimo.

Da poco è uscito il tuo EP che è praticamente un manifesto di questi anni, non a caso il titolo è TwentyTwenty. Che storia volevi raccontare attraverso questi 5 brani?

Non c’è una vera storia, come tutte le cose nate “a braccio”; la storia si scrive da se mentre accade.

Ogni traccia ha un piccolo frammento diverso di me, si sente dal tono della mia voce che cambia. C’è una Kali consapevole in quei versi, c’era bisogno di farlo sentire e questo non può passare inosservato… Questo potrebbe essere un po’ l’inizio della storia.

Pensi che la scelta di essere italiana ma cantare in inglese sia una scelta vincente?

Questo non lo so, soprattutto dipende dall’accezione del termine; in fondo, a prescindere dalla lingua che si parla, la musica è musica, e se è fatta bene, è fatta bene: è questa la scelta vincente.

Sei anche una stimatissima video producer, oltre ad aver prodotto video per alcuni artisti noti, hai anche prodotto il tuo. Come ti vedi in questa altra veste?

È davvero divertente essere da entrambi i lati dell’obiettivo, mi piace molto. In fase in montaggio è stato davvero strano, è emozionante ma allo stesso tempo più semplice lavorare alle proprie riprese: sei il cliente di te stesso, decidi tu cosa va bene e i tempi si dimezzano.

E per non farti mancare nulla sei anche una fantastica ballerina di hip hop, da chi hai ereditato la passione per l’arte a 360 gradi?

Mia madre si è sempre scherzosamente lamentata dicendo: “i figli tutti creativi li ho fatti!”.
Poiché è una donna di politica: una donna sensibile ma pratica.

Ama la musica, anche mio padre, a casa non l’hanno mai fatta mancare, avevamo tanti dischi e la domenica mattina le casse suonavano a tutto volume.

Mio fratello maggiore disegnava molto, aveva una band quando era ragazzino, passavo giornate intere ad ascoltarli provare nella tavernetta di casa, quando mi stancavo andavo al piano di sopra da mia nonna a cucire i vestiti per le bambole, disegnare, scrivere poesie e a registrare la mia voce sulle audiocassette.

I nostri genitori ci hanno semplicemente trasmesso l’importanza dell’espressione, del dire la propria e dell’avere costanza nel coltivare le cose in cui si crede… non importa in che forma.

Di sicuro noi ti terremo d’occhio perché per te si prospetta un anno da paura, sei pronta?

Grazie per la carica, sono sempre pronta per le cose belle e ce ne saranno sicuramente tantissime.

a cura di
Giulia Perna

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