Rimini e gli incontri sul “Cambiamento climatico”

Rimini e gli incontri sul “Cambiamento climatico”
Condividi su

La maggior parte delle informazioni che oggi ci arrivano dai vari media e da pubblicazioni in genere sul cambiamento climatico sono caotiche e confuse. E noi, che siamo incompetenti in materia, risolviamo i nostri dubbi dicendo: “non ci sono più le stagioni di una volta”.

Ma questo non è sufficiente.

Cerchiamo quindi, possibilmente, di capire il perché, prima di demandare tutto ad un fattore esterno come se non ci riguardasse.

Alluvioni , innalzamento dei mari, siccità sono alcuni degli effetti del cambiamento del clima dovuto al riscaldamento della terra. Riscaldamento climatico che negli ultimi 150 anni possiamo stimare essere un grado in più in quasi tutto il pianeta .

Un un terreno di sfida per gli scienziati ogni giorno più difficile date le numerose variabili che intercorrono e si susseguono talvolta in maniera casuale.

Immagini come l’isola di plastica dell’Oceano Pacifico, grande tre volte la Francia, l’orso aggrappato su un piccolo scoglio di ghiaccio che galleggia solitario nel Mar Glaciale Artico, gli incendi di intere foreste, terreni  con grosse crepe dovute alla siccità, ci passano davanti agli occhi tutti i giorni.

Ma i “disagi” non sono solo questi

Conseguentemente alla siccità di alcune zone e di alluvioni in altre, avvengono continuamente migrazioni di intere popolazioni da alcune regioni ad altre creando conflitti e guerre.

Pensiamo un attimo alle zone interessate dal fenomeno della siccità: la Siberia. Questo territorio non è certo solito essere immaginato come coltivato o coltivabile, eppure è proprio qui che è aumentato il terreno coltivabile.

Per contro, nelle zone attorno all’Equatore i fiumi si prosciugano, i ghiacciai dei monti si assottigliano, i terreni aridi aumentano.

La fascia del Sahel, per esempio, è una zona che si estende dal deserto del Sahara alla Savana del Sudan e dall’Oceano Atlantico al Mar Rosso, attraversando così orizzontalmente l’intera Africa.

Questa porzione di terreno è arida e incoltivabile coperta da un durissimo strato di materiale organico che la pioggia non riesce a penetrare e frequenti divengono così le alluvioni.

I popoli di questa regione attraversano il deserto e raggiungono le coste del Nord Africa ed insieme alle popolazioni che fuggono dalla guerra cercano di raggiungere l’Europa.

L’effetto serra

Oggi è possibile monitorare la temperatura della terra facendo dei carotaggi nel sottosuolo con una sonda geologica, con  le boe in mare e le stazioni meteorologiche.

Queste permettono, mediante le triangolazioni dei valori ottenuti, la possibilità di fare delle proiezioni per il futuro. Viene infatti analizzata la temperatura esterna della terra determinata dai raggi solari che si riflettono sull’acqua e sui ghiacciai per poi uscire dalla nostra atmosfera.

Non potendo avere un altro pianeta simile al nostro per poter, fare esperimenti, si è costruito un cervello artificiale che ha messo in relazione i dati forniti da atmosfera, mari, sole, ghiacciai, vulcani e gas serra di origine naturale.

Grazie a questo cervello artificiale se si prendono in considerazione i dati derivanti da tutti questi fattori messi assieme: la temperatura non subirebbe variazioni, perché i gas serra naturali permettono l’entrata e l’uscita  dei raggi solari.

Il problema avviene con con l’aggiunta di gas antropici (prodotti dell’uomo) come idrocarburi e zolfo che vanno a determinare l’effetto serra dove i raggi solari non riescono ad uscire dalla cappa atmosferica creata dai gas e subentra il surriscaldamento.

Bisogna immaginare l’effetto serra come quel caldo soffocante che si prova entrando in macchina dopo che questa è stata per ore sotto il sole. I raggi del sole che sono penetrati nella vettura e non ne sono usciti perché imprigionati dalla lamiera che in questo caso rappresenta  la coltre di gas (co2) prodotta dai combustibili fossili, carbone, petrolio e gas naturale.

Conseguenze dell’effetto serra

Una conseguenza dell’effetto serra è l’acidificazione degli oceani. Questi assorbono un terzo di anidride carbonica, rendendo  l’acqua  più acida e corrodendo il guscio calcareo dei crostacei, soprattutto i più piccoli, che sono fonti di cibo per altri pesci.               

Un’altra conseguenza è la nostra salute. Si suda di più, soprattutto nelle città, con ondate di calore dovute all’ozono creato dalla combinazione dei raggi solari e dei gas inquinanti. I dermatologi consigliano sempre di più l’uso delle creme solari con alta protezione.

La temperatura del mare, inoltre, si sta notevolmente alzand. Durante le ultime alluvioni in Liguria dovute alle forti piogge, il mare ligure era più caldo di 3 gradi.

L’anticiclone delle Azzorre, che un tempo determinava l’estate stabile sul Mediterraneo, non esiste più. Ora il caldo estivo è determinato da anticicloni africani che dall’Equatore salgono verso l’Europa e quando tornano indietro lasciano spazio ai venti freddi del Nord che portano pioggia e grandinate estive con chicchi molto grossi.

Accordo di Parigi del 2015

Nel 2015 con l’accordo di Parigi  sul clima si è determinato una riduzione di CO2 sotto l’ 1.5%  a partire dal 2020. Nel frattempo alcuni paesi hanno rivisto a modo loro questa soglia, alcuni invece come gli Stati Uniti si sono sottratti dall’impegno. 

Donald Trump infatti ha disconosciuto il Trattato di Parigi perché danneggia l’economia americana, proteggendo il settore del carbone e del petrolio. Nondimeno, continua a sostenere che non crede al cosiddetto “Cambiamento Climatico”.

Purtroppo però bisognerebbe ricordare a Donald Trump che chi inquina di più e sottrae risorse al terzo mondo e contribuisce a danneggiarlo sempre di più (e al contempo a danneggiare noi) è proprio la sua amata America assieme alla Cina.

Sono proprio quei Paesi in via di sviluppo e così potenti dal punto di vista economico che dovrebbero dare l’esempio e dare il via alla protezione dell’ambiente. Come? Con politiche protezionistiche nei confronti dell’unico mondo che abbiamo.

Tutti possiamo dare il nostro contributo con la presa di coscienza dei problemi e con l’innesto di circuiti virtuosi.

a cura di
Mariella Cavalli

Seguici anche su Instagram!

LEGGI ANCHE – Brian Burgan ci racconta il suo disco
LEGGI ANCHE – 5 canzoni per capire che Piero Pelù solista non ha fatto solo cose orribili

Condividi su

Staff

La redazione di The Soundcheck: un branco di giornalisti, redattori, fotografi, videomaker e tanti altri collaboratori agguerriti provenienti da tutto lo Stivale pronti a regalarvi una vasta gamma di contenuti. Dalla semplice informazione artistico-culturale, fino ad approfondimenti unici e originali nel campo della musica, dell'arte, della letteratura e della cultura a 360 gradi!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *