Brian Burgan ci racconta il suo disco

Brian Burgan ci racconta il suo disco
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Brian Burgan è un produttore e compositore napoletano e sì, Brian Burgan è il suo vero nome, che ha di recente pubblicato il suo nuovo album dal titolo Obey To Black, che ha visto finalmente la luce dopo una gestazione lunghissima.

Per l’occasione, gli abbiamo chiesto di raccontarci il suo disco liberamente, traccia dopo traccia, con le parole che ritenteva più giuste, e il risultato è un track by track meraviglioso.

Buona lettura!

È sempre molto difficile tentare di raccontare musica con manciate di parole. Qui non posso fare altro che provarci. Il suggerimento che mi sento di dare a chi leggerà, è di dedicare tutto il tempo necessario all’incontro tra suoni e parole. Brano dopo brano.

ASHES

Lasciaci il tempo di continuare a respirare cenere, mentre guardiamo un orizzonte senza apparenti limiti. Tra radici salde nella terra e cime a caccia d’infinito. Nasce una fenice.

OBEY TO BLACK

Ritmi e sospiri. Voci spezzate e specchi rotti.
Una storia, esiste nel momento stesso in cui viene raccontata. I “ti amo” di ieri non avranno risposta neppure domani. Oggi, distanti echi, portano lontano la speranza, in un futuro inesistente.

ARE THE STARS DYING?

Alziamo la testa verso il cielo per ritrovare pace. Tuffandoci in qualcosa che è più grande di noi, più grande dell’amore. Una distesa infinita.
La quiete sembra, per un attimo, turbata dalla consapevolezza che persino le stelle si debbano spegnere. Lo spettacolo, però, è talmente bello da farci andare oltre.

NOT YET

È proprio con la spensieratezza negli occhi che fluttuiamo persi tra le stelle. Gli anni luce di distanza non contano più. Siamo ovunque nello spazio. Galleggiamo nel nero cosmico sporcato solo dai bagliori dei corpi celesti. Stelle e nero. Nero e stelle. Esistono. Esisti.
Esistiamo.

Come un incantesimo.

NEVERENDING SPELL

Un incantesimo che ci risveglia riportandoci nella nostra dimensione terrestre. Ci ricorda di essere succubi senza fine dei sentimenti che ci rendono umani. Alla fine, ciò che rischiamo di fare, è abitare le tenebre.

WRECK

Quando le tenebre si lasciano abitare, mente e corpo diventano prigioni gargantuesche che sovrastano qualsiasi cosa. Lo possiamo avvertire, vogliamo solo fuggire. Riusciamo ad avanzare solo con passi pesanti. La lancetta continua a correre. Sembra scomparire qualsiasi legame con la realtà. Comprendiamo che scappare non serve a nulla, rallentiamo. Non siamo relitti. Metterci in pausa è il torto più grande che possiamo fare al tempo che ci rimane.

BOX OF MEMORIES

Così ricordiamo di aver nascosto frammenti di cuore in posti davvero improbabili, come fondi di armadi o comodini, soffitte e garage. Sono sigillate con dovizia scatole di latta e cartone. Contenitori che possono parlarci anche solo tornandoci in mente, che iniziano a urlare una volta aperti.

Urlano sottovoce, con una delicatezza che fa male e riempie di gioia. Non ci sono più solo stelle e pianeti, buio e luce. Ricordi parcheggiati di cui ci illudiamo di poter fare a meno, ora si liberano nell’etere, proibiti come gli enunciati di un rito pagano.

ESBAT

Occorre pregare la Dea. E’ il momento di creare il cerchio, tracciandolo direttamente sulla nuda terra. Occorre recitare i suoni e la danza ha inizio.
Il tempo: un mare di vetro. Alla fine, il cerchio può essere spezzato. Il cielo torna a scordarsi di noi.

RøKKR

Siamo al crepuscolo. La fine degli Dei e del mondo. Sarà nuova cenere.

a cura di
Conza Press

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