Carnevale di Venezia: curiosità e aneddoti

Carnevale di Venezia: curiosità e aneddoti
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Come tutti sappiamo, i festeggiamenti del Carnevale di Venezia quest’anno sono stati fermati con qualche giorno di anticipo a causa dell’emergenza Coronavirus.

A Venezia, fino ad oggi, si diceva che “il Carnevale non può essere interrotto“, per nessun motivo. Nel 1789 la morte del doge Paolo Renier, avvenuta il 13 febbraio, venne resa pubblica soltanto il 2 marzo, alla fine dei festeggiamenti. L’interruzione di quest’anno si rivela quindi un evento del tutto eccezionale, dettato da importanti motivi di salute pubblica.

Il Carnevale cessò però di essere celebrato dopo la caduta della Repubblica di Venezia e l’assoggettamento della città agli Austriaci e ai Francesi. La tradizione venne conservata solo sulle isole di Murano e Burano. Solo nel 1979, su iniziativa di alcune associazioni e dei cittadini, fu deciso di reintrodurre i festeggiamenti, così come li conosciamo noi.

Oggi però è pur sempre Martedì Grasso e vogliamo ripercorrere con voi alcuni dei momenti, degli aneddoti e delle curiosità più interessanti che riguardano il carnevale veneziano, tra i più antichi e famosi al mondo.

Dallo svolo del Turco al volo dell’Angelo

Verso la metà del Cinquecento un giovane acrobata camminò su una corda sospesa sopra la folla in Piazza San Marco, scendendo dalla torre campanaria fino a una gondola ormeggiata. Durante la discesa raggiunse il balcone del Palazzo ducale e fece un dono al Doge.

L’esibizione venne chiamata lo Svolo del Turco e divenne un appuntamento fisso del martedì grasso. Poi, per ragioni di sicurezza, l’acrobata venne assicurato alla fune attraverso degli anelli, e iniziò l’usanza di indossare delle ali. Per questo motivo lo Svolo venne ribattezzato successivamente Volo dell’angelo.

Nel 1759, accadde però una tragedia: l’acrobata precipitò in mezzo alla folla. Da quel momento venne sostituito da una colomba di legno che liberava fiori e confetti sulla gente, dando vita al celebre Volo della Colombina. La tradizione continuò in questa modalità fino al 2001, quando si tornò poi all’Angelo in carne e ossa.

“Buongiorno Siora Maschera!”

Venivano salutate così nelle calli e nei campi veneziani le persone, durante il Carnevale. In passato, ricchi e poveri, proprietari di vascelli e semplici marinai, cristiani, ebrei, uomini e donne, durante il Carnevale si potevano confondere l’una con l’altra.

Non esistevano più livelli sociali: ogni forma di inganno era concessa e chiunque mascherandosi poteva essere ammesso alla presenza del doge. Il senso del Carnevale era concedere ai ceti più umili l’illusione di diventare simili ai nobili, ai potenti e di poterli pubblicamente burlare restando impuniti.

La maschera del Medico della Peste

Sono tante le maschere veneziane, tra quelle più celebri ci sono la Bauta e la Moretta.

La Bauta è accompagnata dal Tabarro, un lungo mantello nero, la Larva, una maschera bianca senza naso e bocca, e il copricapo tricorno.

La Moretta invece era riservata alle signore, era una maschera ovale di velluto nero, utilizzata in origine dalle dame per recarsi a far visita alle monache. Negli anni venne poi impreziosita e ornata da veli, velette e cappellini a falde. Ancora oggi è tra le più utilizzate per le maschere veneziane.

C’era poi una maschera dalla storia bizzarra, e tristemente attuale, quella del Medico della Peste. Riconoscibile dal lungo naso simile al becco di un uccello, fu inventata dal dottor Charles De Lorme, testimone della pestilenza del 1630 a Venezia, con l’ingenua speranza che questa maschera potesse proteggere i medici dal contagio.

a cura di
Daniela Fabbri

foto di
Mirko Fava

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Mirko Fava

Mirko Fava

Mirko Fava nasce a Parma il 23/04/1991. Ha un diploma da geometra che ha usato per poco tempo, prima di diventare impiegato. Ha cominciato ad appassionarsi di musica negli anni delle superiori ed è andato alsuo primo concerto nel 2007, portandosi dietro una delle prime digitali compatte di suo padre, ottenendo scarsissimi risultati. La passione per la fotografia è cominciata parallelamente a quella per i concerti, anche se a tutti gli effetti si è sviluppata definitivamente dopo qualche anno. La macchina fotografica lo accompagna anche in viaggio, alla costante esplorazione del mondo. Tutte passioni economiche, in pratica.

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