La ragazza del convenience store

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La piccola grande rivoluzione del konbini di Murata Sayaka

Questa storia parla di trentenni. Di avere trent’anni in Giappone. Delle aspettative che la società ripone verso i trentenni. E di konbini (un tipico Minimarket giapponese aperto 24h su 24).

Keiko Furukura è una ragazza di trentasei anni, solitaria e anticonformista, che ha deciso di abbandonare gli studi per lavorare part-time in un konbini.

Keiko non ha mai avuto un ragazzo e non le interessa nemmeno trovarne uno, così come non le interessa mettere su famiglia, o trovarsi un impiego che sia diverso da quello di commessa.

Tutto ciò, nella società giapponese moderna (così come, in parte, anche nella nostra), non è considerato nella norma ed è per questo che i genitori di Keiko, così come tutte le sue amiche, la esortano a trovarsi un vero lavoro, oltre ad un ragazzo, con cui sistemarsi. 

Eppure Furukura non sembra essere infelice: il konbini è tutto il suo mondo, e tutto ciò che desidera è che gli altri la lascino in pace.

Solo il microcosmo del konbini è familiare per lei.

Le bacchette usa e getta, i cucchiai e i sacchetti di plastica in cui si ripone la merce, le divise dei commessi e la musichetta del negozio (definita dalla protagonista come una “dolce melodia”). 

Dentro al konbini tutti indossano la stessa divisa e quello che conta è il gruppo, e non l’individuo. 

Le regole del negozio sono semplici: salutare i clienti con un sonoro “Irasshaimase!”, guardandoli negli occhi, disinfettarsi le mani prima di servire i cibi da banco, riassortire gli scaffali a seconda dei prodotti e delle promozioni, essere sempre gentili e ringraziare.

Quando Keiko serve la sua prima cliente, una signora anziana, sente di avere finalmente trovato il suo posto nel mondo: un modo per farsi accettare dalla società. 

Il konbini e le sue regole sono talmente totalizzanti per Keiko, che lo sogna anche di notte

“Nelle notti in cui non riesco a prendere sonno i miei pensieri corrono verso quella scatola di vetro trasparente, dove la vita non si ferma neanche per un istante, le luci sempre sparate a mille.
All’interno di quella specie di acquario freddo e asettico tutto va avanti come un congegno perfetto. E finalmente provo un certo sollievo e mi addormento, rasserenata da quelle scene familiari e dalla musica del konbini.”

Prende addirittura ad imitare la personalità e il look delle sue colleghe: di Izumi copia il modo di vestire prendendo spunto dalla marca di scarpe che indossa o spiando fra i suoi cosmetici e di Sugawara imita il modo di parlare.

Così facendo, Keiko, sente di soddisfare appieno ciò che la società le richiede: rivestire il ruolo di persona normale, di modo che nessuno le dia fastidio. 

Le uscite con le amiche, che dovrebbero rappresentare un piacere, sono per lei un vero incubo

Si sente sempre sotto pressione ed è costretta ad inventare scuse assurde per giustificare il fatto di non avere trovato un lavoro fisso alla sua età, di non avere un fidanzato o le stesse aspirazione delle sue coetanee.

È costretta a mentire perché le sue amiche le chiedono continuamente se è mai stata con un ragazzo, se si è mai innamorata, facendo supposizioni sul suo orientamento sessuale.

Furukura si chiede come mai le altre persone non si facciano scrupoli a giudicarla, solo perché non si comporta come loro, mentre lei non si aspetta nulla dagli altri. 

Finché un giorno, la quotidianità di Keiko viene scossa dall’arrivo di Shiraha un ragazzo atipico come lei ma pigro e arrogante, che non nasconde la sua svogliatezza e mancanza di ambizione.  

Shiraha dice apertamente ciò che pensa: cioè che lavorare in un konbini è da sfigati

È per quelle persone che non hanno ambizioni (i cosiddetti freeter che in Giappone sono quei giovani che scelgono di fare lavori precari, sfruttati e sottopagati per svincolarsi dal sistema), o per chi vuole fare un lavoro temporaneo, in attesa di altro. 

Arriva in ritardo, ci prova con le clienti, non mostra alcun interesse per il lavoro.

Continua a ripetere che l’umanità è rimasta all’epoca Jomon(periodo storico giapponese, che va circa dal 10.000 a.c. al IV secolo a.c.): nella Preistoria. L’uomo più forte e in grado di procacciarsi più cibo, si accaparra la donna più attraente del villaggio.

Mentre gli uomini più deboli e incapaci di cacciare, così come le donne sterili o poco attraenti, vengono scartati e trattati come oggetti difettosi. Per Shiraha, il mondo non è mai andato avanti. 

Ed è automatico il confronto con il piccolo mondo del konbini: lì tutto procede sempre uguale, come dice spesso una cliente del negozio:
Qui non cambia mai niente, eh?”.

Shiraha viene licenziato e Furukura lo rincontra fuori da lavoro, scoprendo di condividere la stessa visione della società.

Un mondo dove regna l’ingiustizia perché chi non si omologa alle sue regole, o meglio chi a trent’anni non vuole mettere su famiglia, non ha un lavoro fisso o non lo cerca; e chi a una certa età non ha ancora avuto esperienze sessuali, viene emarginato o trattato con sufficienza.

Entrambi i generi sono gravati da determinate aspettative. Per gli uomini quella di lavorare per costruirsi una carriera professionale proficua, sposarsi con una donna attraente e avere dei figli sani. Per le donne, invece, trovarsi un compagno, possibilmente con un buon lavoro, sposarlo e avere dei figli prima dei quarant’anni.

Come se ci fossero delle regole fisse che valgono per tutti, uno stile di vita che sia giusto e uno meno. Come se avessimo tutti gli stessi desideri e le stesse aspirazioni. 

E anche il mondo del lavoro segue le sue regole, per le quali gli esseri umani sono valutati in base alla loro funzionalità. Chi è stanco, vecchio o cagionevole è inutile perché poco produttivo. 

I due si scoprono essere molto simili

Entrambi diversi, ma ugualmente desiderosi di omologarsi, per potersi allineare agli altri individui normali. Shiraha vuole trovarsi una donna ricca e avvenente e avviare un suo business su internet.

Insomma, si dice disposto a cambiare il proprio stile di vita e la propria personalità, solo per apparire meglio agli occhi degli altri.

I due decidono quindi, di inscenare un’unione fittizia per far tacere le continue critiche della gente. Shiraha va a vivere a casa di Furukura, per fingere di essere una coppia, a patto che lei lo nasconda dal mondo esterno e gli fornisca vitto e alloggio.

Quando i colleghi di Furukura vengono a sapere della sua presunta relazione con l’ex collega, rimangono di stucco, ma allo stesso tempo non vedono l’ora di tempestarli di domande e apprendere quanti più dettagli possibile. 

Keiko riesce a sentire distintamente le loro risatine da dietro la porta dell’ufficio del capo. 

Arriva l’ultimo giorno di lavoro, e Furukura, dopo ben diciotto anni di lavoro al konbini, è costretta a salutare il capo e i colleghi e appendere la divisa.

Dopo aver lasciato il lavoro, la ragazza non ha più la stessa vitalità. Non ha voglia di nutrirsi o uscire, non cura più il suo aspetto, non distingue il giorno dalla notte e si alza solamente per soddisfare i bisogni fisiologici.

L’unica cosa che la manteneva in vita era il lavoro al konbini.

Finché Shiraha, non riesce a farle ottenere un colloquio per un nuovo posto di lavoro: Furukura indossa un tailleur ed escono di casa.

Ma lungo la strada, i due si imbattono in uno dei tanti konbini sparsi per la città, e la tentazione per lei è troppo forte. Attirata dalla “dolce melodia” del negozio, entra e inizia a risistemare gli oggetti negli scaffali.

Quando una commessa si accorge della sua presenza, lei finge di essere una responsabile che sta facendo un’ispezione e tutto fila liscio.

Furukura ispeziona e riassortisce la merce come se lavorasse in quel punto vendita, notando tutti gli errori e le mancanze dei commessi ( i prodotti più venduti vanno posizionati nei ripiani in alto); finché Shiraha non torna dal bagno e la guarda sbigottito. 

A quel punto, la ragazza asserisce di aver finalmente capito lo scopo della sua esistenza: 

Finalmente ho capito. Sarò anche una persona anormale, incapace di vivere nella società e condannata a morire in un angolo della strada; ma non posso sottrarmi al mio destino.
Il mio corpo e la mia vita appartengono al mondo del konbini, ora e per sempre. Prima ancora di un essere umano sono una commessa del konbini.”

Shiraha cerca di farla ragionare e trascinarla via, ma Keiko è determinata ad insistere sulla sua idea. Il ragazzo capisce e la lascia da sola davanti all’uscita del negozio.

La Ragazza del Convenience Store, Murata Sayaka, Edizioni e/o
Il romanzo di Sayaka Murata è una favola moderna che parla di noi, sebbene il Giappone sia una realtà ben lontana.

Il konbini è una metafora della società, che tende ad omologare gli individui per mantenere l’ordine costituito; se qualche individuo o ingranaggio si rompe, o è difettoso, l’intera macchina rischia di collassare.

Anche il konbini si basa sul mantenimento di questo ordine.

Il negozio è l’unico posto dove la protagonista riesce ad essere se stessa al 100%, perché ci sono delle regole che non trova difficile seguire.

Al di fuori di questa piccola realtà, la gente pretende che lei si trovi un fidanzato e si sposi; mentre nel konbini, l’unica cosa che deve fare è salutare col sorriso, ringraziare e dare il resto giusto.

A molti potrà sembrare poco allettante come prospettiva, ma lei è felice così.

La vera rivoluzione di Furukura dunque, consiste nella sua capacità di essere felice anche facendo un lavoro che agli occhi di tutti è considerato “di poco prestigio”.

L’opera di Murata ci fa riflettere su quanto le nostre scelte siano davvero frutto dei nostri reali desideri; e quanto, invece, siano influenzate dalle aspettative altrui. Di come trattiamo e giudichiamo le persone che non soddisfano determinate aspettative. 

E se esista o meno, un modo di vivere più giusto di un altro

Furukura è una persona che si fa i fatti propri, non giudica gli altri per le loro scelte eppure tutti. Compresi quelli che in teoria dovrebbero volerle bene come parenti e amici, non si fanno problemi ad invadere la sua privacy e a darle consigli non richiesti su come vivere la sua vita. 

Il romanzo in Giappone, si è aggiudicato il premio Akutagawa vendendo circa un milione di copie e consacrando Murata Sayaka come una delle scrittrici giapponesi contemporanee più lette

La storia si ispira direttamente alla vita dell’autrice, che prima di diventare famosa, ha veramente lavorato in un konbini. E che a quarant’anni vive ancora coi propri genitori, pensate un po’.

a cura di
Silvia Ruffaldi

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Silvia Ruffaldi

Silvia Ruffaldi

Silvia ha studiato Scienze della Comunicazione a Reggio Emilia con il preciso scopo di seguire la strada del giornalismo, passione che l’ha “contagiata” alle superiori, quando, adolescente e ancora insicura non aveva idea di cosa avrebbe voluto fare nella vita. Il primo impatto con questo mondo l’ha avuto leggendo per caso i racconti/reportage di guerra di Oriana Fallaci e Tiziano Terzani. Da lì in poi è stato amore vero, e ha capito che se c’era una cosa che voleva fare nella vita (e che le veniva anche discretamente bene), questa doveva avere a che fare in qualche modo con la scrittura. La penna le permette di esprimere se stessa, molto più di mille parole. Ma dato che il mestiere dell’inviato di guerra può risultare un tantino pericoloso, ha deciso di perseguire il suo sogno, rimanendo coi piedi ben piantati a terra e nel 2019 ha preso la laurea Magistrale in Giornalismo e cultura editoriale all’Università di Parma. Delle sue letture adolescenziali le è rimasto un profondo senso di giustizia, e il desiderio utopico di salvare il mondo ( progetto poco ambizioso, voi che dite ?).

3 pensieri su “La ragazza del convenience store

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