Intervista Massimiliano Larocca: istruzioni per uscire dai nostri inferni personali

Intervista Massimiliano Larocca: istruzioni per uscire dai nostri inferni personali
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L’ultimo disco di Massimiliano Larocca, dal titolo EXIT | ENFER, fa venire voglia di aprirsi una bottiglia di vino. Rosso, naturalmente. Di rendersi presentabili, farsi una doccia, pettinarsi.
Forse perché si tratta di un progetto ambizioso, non il classico ascolto per tutte le occasioni, ma questo è un album da godersi dall’inizio alla fine, senza fretta.

Il titolo usa una parola inglese e una francese. Intuitivamente, la prima volta che mi sono trovata ad ascoltarlo, ho pensato che fosse un disco per uscire dall’inferno. O dagli inferni. Quelli che ognuno di noi vive: gli abbandoni, le delusioni, i rimpianti, i sentimenti interrotti, le piccole o grandi sofferenze quotidiane.

Negli undici brani che compongono EXIT | ENFER le chitarre abbracciano archi e fiati su un tappeto di elettronica e, proprio qui su queste sonorità, si può riconoscere il coinvolgimento in fase artistica e produttiva di uno degli artisti internazionali più stimati nel nostro paese: Hugo Race, ex “seme cattivo” della band di Nick Cave.

Quella di Hugo Race però non è l’unica partecipazione illustre all’interno del disco di Larocca.
Tra le varie collaborazioni troviamo infatti: Enrico Gabrielli (Calibro 35, Winstons), Howe Gelb (Giant Sand), Don Antonio Gramentieri, Lorenzo Corti, Gianfilippo Boni, Alice Chiari, Erika Giansanti, Jacopo Ciani e Giulia Millanta.

Con questo disco, Massimiliano Larocca taglia i ponti con le produzioni passate ed entra a passo deciso in un immaginario oscuro, fatto di divinità personali attorno alle quali costruire la propria fede e di canzoni di amore e odio. In EXIT | ENFER ci sono le vertigini, certo, ma anche gli abissi.

Con Massimiliano ho chiacchierato un po’, ecco cosa mi ha raccontato su questo suo ultimo lavoro.

Massimiliano, tra le cose che più mi colpiscono, nelle tue canzoni, ci sono i testi. Come è cambiato il tuo modo di scrivere, in questi anni, album dopo album?

Chi mi segue da tempo e conosce la mia produzione precedente sa che io nasco fondamentalmente come cantastorie, o per dire meglio come storyteller in senso prettamente americano, quindi un ambito dove la narrazione e l’epos sono al centro.

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Per questo disco avevo delle esigenze, anche personali, molto diverse: sentivo il bisogno di entrare dentro certe pieghe oscure personali e di doverlo fare con una chiave ed un linguaggio nuovo.

Questo spiega per buona parte le liriche di questo disco che alternano senza continuità spazio-temporale riflessioni e spunti autobiografici, immagini letterarie e fatti storici utilizzando – con le dovute proporzioni – quello che T.S. Eliot chiamava “Metodo Mitico“. Detta così può sembrare una scelta premeditata, ma in realtà le canzoni si sono scritte da sole e la scrittura ha semplicemente seguito queste leggi interiori che rispondono più alle regole della psicanalisi quasi, che della narrazione.

Qual è la storia che volevi raccontare con Exit | Enfer?

Innanzitutto il titolo: “Uscita | Inferno”, dove i due elementi possono essere l’uno la risoluzione dell’altro oppure la reciproca contrapposizione. Si suggerisce un viaggio “fuori da dentro”, attraverso 11 piccoli inferni personali quotidiani (in altrettante canzoni) che in quanto tali diventano collettivi.

“Exit | Enfer” è un racconto molto intimo, fatto di dolore e di colpe, ma è anche un processo di rinascita e di ri-creazione.
Sono passaggi che ognuno di noi attraversa, più volte, durante la propria vita e possono essere rielaborati e raccontati.

Cosa credi ti abbia influenzato nella scrittura di questo disco?

Torno a quanto mi hai chiesto nella prima domanda. L’influenza più grande è stata la vita stessa, le mie vicende personali di questi ultimi anni.
Questa, da scrittore, è stata sicuramente la novità più rilevante per quanto mi riguarda, un diverso punto di vista e di scrittura, appunto.

Fino ad oggi mi era sempre stato più facile “nascondermi” dietro ai personaggi e alle storie. Poi ovviamente le connessioni e i richiami letterari ci sono sempre, soprattutto considerando che il disco immediatamente precedente a questo era un lavoro filologico sui testi del grande poeta “maledetto” toscano Dino Campana.

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Nei suoi “Canti Orfici”, ad esempio, l’elemento personale e biografico era inscindibile dalle sue liriche.

Questa è stata l’eredità e la fonte più grossa a cui attingere in sede di scrittura, assieme al mio vissuto personale.

exit enfer
EXIT | ENFER
Com’è nata la collaborazione con Hugo Race e cosa c’è di Hugo all’interno di questo disco?

Hugo è un artista straordinario, con un range di conoscenza musicale insospettabilmente esteso. È un background che sicuramente possiamo ascrivere a lui come a tutta la generazione musicale delle quale fa parte.

Del resto se pensiamo a quanta strada corre nel mezzo tra i Bad Seeds e i chitarristi del Mali (che sono i due poli della sua carriera), possiamo avere un’idea molto chiara del suo percorso di ricerca e di studio musicale e sonoro.

Con Hugo c’è un forte legame, siamo davvero due “soulmates”, due anime affini, e credo che il disco ne abbia assolutamente beneficiato e anzi sia la filiazione di questo incontro.

Artisticamente, esteticamente, ci siamo dati delle coordinate precise tanto in termini di arrangiamento che di scelta di suoni.

A Hugo avevo parlato della mia idea di lavorare a questo gruppo di canzoni pensando a quella che, a mio avviso, è la grande eccellenza italiana in termini di produzione musicale: ovvero i dischi dei grandi cantanti “confidenziali” degli anni 60. Tenco in primis ma anche Endrigo, Bindi e se vogliamo anche Ciampi.

Dove le grandi orchestre, arrangiate dai vari Morricone, Reverberi etc, avvolgevano la voce del cantante in un doppio effetto melodrammatico ed esistenziale.

È un’idea che abbiamo mantenuto, pur non disponendo ovviamente di una intera orchestra, ma cercando di arrivare comunque tanto a quel tipo di intimità nelle storie e nella voce quanto a quel tipo di ambiente e di profondità che le orchestre ti davano.

In questo senso penso che all’orecchio questo sia un disco che suoni al tempo stesso molto contemporaneo nelle scelte – per l’uso di certa elettronica – ma anche vecchio stile come concepimento e in merito anche all’utilizzo e al posto che la voce occupa nel disegno generale.

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In questo devo dire che la mano di Hugo è stata davvero decisiva, sia negli arrangiamenti che nelle scelte timbriche fino a quelle di mix finale.

Si tratta di un disco molto immaginifico. Ascoltandolo è impossibile non lasciarsi trasportare altrove. Quali sono luoghi che l’hanno ispirato?

Sono i non-luoghi imperscrutabili dell’anima, che seppur invisibili creano una mappatura ben definita, che inconsciamente conosciamo benissimo come casa nostra, pur non essendoci mai fisicamente stati.

Il disco vuol provare a descriverli questi luoghi, per ricreare una sorta di geografia umana dei sentimenti, una selva oscura dalla quale si può dantescamente uscire solo attraversandola tutta da cima a fondo.

Il giardino dei salici“, che è il titolo di una delle canzoni del disco, è simbolicamente il luogo da cui questo viaggio inizia e al quale probabilmente ritorna.

Che tipo di concerti dobbiamo aspettarci in questo tour?

EXIT | ENFER è un disco molto stratificato, che ha delle sospensioni e delle ombre pensate a fondo, che crea un forte stato di sospensione e di immaginazione, come hai detto tu.

Certamente ricreare tutto questo dal vivo non è semplice, ma se non potremo restituirlo integralmente, sicuramente porteremo al pubblico questa forte dimensione intima e questa assoluta necessità delle canzoni.

È la verità di questo disco, è la verità della musica tout-court, ed è, nonostante i tempi, l’unico motivo reale che ancora muove le persone ad ascoltare, a suonare, ad emozionarsi.

Se siete curiosi di ascoltare Massimiliano Larocca live, ecco le prossime date del suo tour:

21/2 Rimini • Hobo’s

22/2 Alessandria • L’isola Ritrovata

23/2 Cantù • 1&35 circa

12/3 Torino • Off Topic

3/4 Vitulazio • Mr. Rollys

4/4 Matera • Zite

17/4 Capo d’Orlando (Me)

18/4 Crotone • Arci Centocittà

19/4 Catanzaro • Museo del rock

24/4 Magenta • New Ideal

Ascoltate qui Massimiliano Larocca:

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A cura di
Daniela Fabbri

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Daniela Fabbri

Sono nata nella ridente Rèmne, Riviera Romagnola, nel 1985. Copywriter. Leggo e scrivo da sempre. Ho divorato enormi quantità di libri, ma non solo: buona forchetta, amo i racconti brevi, i viaggi lunghi, le cartoline, gli ideali e chi ci crede. Nutro un amore, profondo e viscerale, per la musica, in tutte le sue forme. Sono fermamente convinta che ogni momento della vita debba avere una colonna sonora. Potendo scegliere, vorrei che la mia esistenza fosse vissuta lentamente, come un blues, e invece sono sempre di corsa. Mi piacciono gli animali. Cani, gatti, procioni. Tutti.

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