La prima volta di Kabi Nagata

La prima volta di Kabi Nagata
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Un diario illustrato che parla di rinascita e auto accettazione

La mia prima volta – My lesbian experience with loneliness di Kabi Nagata è un manga uscito in Italia nel 2019, ed edito dalla J-Pop Seinen manga. 

La storia non è altro che l’autobiografia dell’autrice che, a 28 anni, non ha mai fatto l’amore né dato un bacio: per questo decide di rivolgersi ad un’agenzia di escort per vivere la sua prima volta. 
A dispetto del titolo, che sembra dare un tono del tutto frivolo alla storia, il racconto di Nagata è ironico, ma allo stesso tempo, molto triste. È il diario di ben nove anni di vita costellati da disturbi alimentari, mentali e autolesionismo.

La protagonista vive un’infanzia serena e un’adolescenza tranquilla, finché, durante gli anni dell’Università non cade in una profonda depressione, dovuta ad una serie di fattori. Una forte mancanza di fiducia in sé stessa e un profondo senso di inadeguatezza causato dalla sensazione di non appartenere a nessun luogo e a nessun posto.

Nagata non si prende cura della sua persona.

Ha un aspetto trasandato, trascura la propria igiene personale, e soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo che le causa l’alopecia ( la tricotillomania, o meglio l’atto compulsivo di strapparsi i capelli per lo stress o eventi traumatici), e la porta ad ingurgitare qualsiasi tipo di cibo spazzatura.

Non ama essere incasellata in un genere in particolare, perché vorrebbe essere considerata in quanto persona (anche se ha sempre provato più attrazione verso le donne che verso gli uomini), e non si sente parte della società in generale.

I capitoli iniziali descrivono lo sviluppo del suo disturbo mentale e alimentare, e riflettono sulle cause che li hanno scatenati. I suoi problemi non derivano dal lavoro: Nagata ne prova di diversi, ma nessuno di questi riesce a colmare il vuoto che sente dentro. Inoltre c’è il complesso rapporto coi propri genitori, in particolare con la madre, verso la quale Nagata ha sempre avuto un attaccamento morboso. Inoltre una parte di lei ha sempre agito in funzione di ciò che loro si aspettavano.

Fino a quando non raggiunge una consapevolezza: l’unico suo desiderio è, ed è sempre stato, quello di poter essere abbracciata da qualcuno ( possibilmente una donna che non sia sua madre). 

Nagata scopre di aver represso per anni il proprio desiderio sessuale, proprio perché in fondo è sempre rimasta una bambina. Ancorata all’età in cui è semplice restare nelle grazie dei genitori. Scopre di non aver mai, realmente, ascoltato la vera se stessa, ma solo la parte di sé che agisce e opera in funzione delle aspettative dei suoi genitori. 

Così, giunta ad una consapevolezza maggiore del proprio Io, decide di compiere un grande passo, quello di provare la sua prima esperienza sessuale, e lo fa contattando una escort di professione, la signorina Yuka.

Il fumetto rappresenta molto bene la sofferenza di una persona che non si è mai voluta bene, e non ha mai preso in considerazione i suoi reali sentimenti

Anni e anni di mancato rispetto verso sé stessi, hanno portato la protagonista a mettere in secondo piano le proprie ambizioni (disegnare manga), i desideri e la propria sessualità. E sarà proprio la sua “prima volta” a farle capire che, per riuscire ad essere amata da qualcuno, dovrà essere lei la prima ad amare sé stessa.

Infatti, il sesso, in quest’opera, ha un’importanza del tutto relativa, in quanto il desiderio primario di Nagata è “solo” quello di ricevere un abbraccio. Un contatto umano che le dia il calore che non ha mai avuto, se non da bambina quando veniva coccolata dalla madre. 

L’opera rappresenta bene anche una condizione abbastanza comune tra i giovani della società giapponese, tutta incentrata sulla produttività, anche a scapito dei desideri del singolo. Giovani che fanno fatica a relazionarsi con il prossimo, proprio perché non abituati, se non attraverso schermi TV, pagine di fumetti o monitor.
Nagata è, infatti, una delle tante figure di outsider che nella società nipponica, con le proprie rigidissime regole e gli standard altissimi, fa fatica ad inserirsi.

Nella costante ricerca di compiacere i colleghi e i propri familiari, l’unica approvazione realmente importante, e che dovrebbe ricercare, è quella verso sé stessa.  

Il punto forte dell’opera di Nagata è proprio il realismo con il quale viene raccontata la vicenda

L’apertura della protagonista verso il lettore è massima. Non si spoglia solo nel senso fisico del termine, quando la vediamo fare sesso, ma anche metaforicamente, quando ci mostra tutte le sue debolezze. 

Lo stile del fumetto si discosta drasticamente dai canoni commerciali a cui siamo abituati nei manga. Le illustrazioni sono molto semplici, quasi infantili, ed è questo che lo rende molto incisivo e scorrevole alla lettura. Inoltre, sia per la trama sia per la raffigurazione dei personaggi, si differenzia anche dai manga yuri ( il genere che rappresenta l’amore tra ragazze o donne).

Le due figure principali, Nagata e Yuka (che sono le uniche ad avere un certo spessore nella storia), sono rappresentate con vestiti ordinari e hanno un corpo che non è per nulla idealizzato, ma del tutto nella norma

L’opera di Nagata, in patria, ha riscosso un successo notevole. Si è aggiudicata la nomination come miglior manga ai Crunchyroll Award, agli Harvey Award e agli Amazon Best Graphic Novel; ed è arrivata al terzo posto ai Kono Manga Ga Sugoi nel 2017.  

Il fumetto, è stato prima pubblicato su una piattaforma on line di nome Pixiv, e poi dato il successo, ripubblicato dalla East Press Co.

 a cura di
Silvia Ruffaldi

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Silvia Ruffaldi

Silvia ha studiato Scienze della Comunicazione a Reggio Emilia con il preciso scopo di seguire la strada del giornalismo, passione che l’ha “contagiata” alle superiori, quando, adolescente e ancora insicura non aveva idea di cosa avrebbe voluto fare nella vita. Il primo impatto con questo mondo l’ha avuto leggendo per caso i racconti/reportage di guerra di Oriana Fallaci e Tiziano Terzani. Da lì in poi è stato amore vero, e ha capito che se c’era una cosa che voleva fare nella vita (e che le veniva anche discretamente bene), questa doveva avere a che fare in qualche modo con la scrittura. La penna le permette di esprimere se stessa, molto più di mille parole. Ma dato che il mestiere dell’inviato di guerra può risultare un tantino pericoloso, ha deciso di perseguire il suo sogno, rimanendo coi piedi ben piantati a terra e nel 2019 ha preso la laurea Magistrale in Giornalismo e cultura editoriale all’Università di Parma. Delle sue letture adolescenziali le è rimasto un profondo senso di giustizia, e il desiderio utopico di salvare il mondo ( progetto poco ambizioso, voi che dite ?).

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