A distanza di più di vent’anni dal loro album d’esordio “Schrei”, arriva l’ottavo lavoro in studio della band tedesca, “Encore”, nuovo passo in un percorso di crescita che non dimentica le proprie origini
Generazione Tokio Hotel
Era il 2007 quando una band di quattro giovanissimi ragazzi di Magdeburgo era in copertina su qualsiasi rivista musicale italiana e internazionale. Nel bene o nel male, tutti parlavano dei Tokio Hotel: chi giudicava i capelli appariscenti del cantante, chi si indebitava dal giornalaio per avere più poster possibili, chi si interrogava sulla propria sessualità dopo aver fantasticato per settimane su Bill Kaulitz credendolo una ragazza.
Io, personalmente, ero totalmente ossessionata da loro ed ero convinta che un giorno, ad un loro concerto, il frontman mi avrebbe notata e avremmo vissuto per sempre felici e contenti. A mia discolpa, nel 2007 avevo 13 anni e quando finalmente sono stata ad un loro live nel lontano 2010 mi sono limitata a godermi lo spettacolo attraverso gli occhi bistrati di eyeliner, un ciuffo ingombrante e parecchie borchie.
Era il periodo della guerra senza quartiere tra emo e truzzi, dei centinaia di forum dove passare le giornate quando TikTok non era nemmeno immaginabile, dei profili Netlog che oggi giudicheremmo “cringissimi”.
Dal 2005 ad oggi
Dalla ribellione generazionale di “Schrei“ alla ricerca di nuove identità sonore, la storia dei Tokio Hotel è un percorso di trasformazione e crescita che si intreccia con quello dei suoi protagonisti.
La band tedesca composta dai fratelli Bill e Tom Kaulitz, Georg Listing e Gustav Schäfer, esplosa a livello internazionale nel 2005 e in Italia con il successo di “Scream“, ha saputo reinventarsi nel tempo, lasciandosi alle spalle le coordinate rock degli esordi per esplorare territori sempre più contaminati dall’elettronica e dal pop.
Da Zimmer 483 a Humanoid, da Kings of Suburbia passando per Dream Machine, ogni disco ha segnato una tappa diversa, raccontando una band in costante movimento, poco incline a restare ancorata alla formula che l’ha resa celebre.
A cambiare, però, non è stata soltanto la musica: cresciuti davanti agli occhi del pubblico, i quattro musicisti hanno attraversato fasi personali e artistiche che hanno inevitabilmente influenzato il loro modo di scrivere, comporre e presentarsi: il trasferimento in California, i matrimoni, la ricerca di una nuova estetica e l’inevitabile cambiamento di chi ha iniziato a far musica a 14 anni e adesso è alle soglie dei 40.
Se agli inizi dominavano l’urgenza di emanciparsi, la rabbia e il bisogno di trovare il proprio posto nel mondo, il percorso successivo ha aperto spazio a sfumature più complesse, tra rapporti personali, consapevolezze nuove e il confronto con il tempo che passa.
Un nuovo capitolo
È proprio in questo equilibrio tra passato e presente che si inserisce Encore, un capitolo che guarda alle radici dei Tokio Hotel senza trasformarle in un rifugio nostalgico, recuperandone lo spirito e filtrandolo attraverso l’esperienza maturata. Più che un ritorno al passato, un nuovo modo di dialogare con esso che dà origine ad un album che forse non sarà indimenticabile ma è certamente godibile.
L’album mescola sonorità pop rock con richiami al passato, c’è meno sperimentazione e più valore alla componente suonata, le chitarre creano atmosfere sognanti e i ritornelli più intensi danno spazio alle emozioni, in un equilibrio tra malinconia e momenti più coinvolgenti.
Si affronta il tema dei rapporti umani e delle relazioni sentimentali, dei cambiamenti ma anche dei ricordi e dei sogni come in “Memory Lane“: “I am driving down memory lane and I wonder, what has changed?“
C’è spazio per raccontare le relazioni tossiche e la rinascita dopo aver quasi perso se stessi per compiacere gli altri (“Dye my hair“) ed in generale il bisogno di amare ed essere amati anche a costo di ferirsi (“Shout 2 The Universe“), amore che ha perso la disperazione dei brani del passato ma ha aggiunto consapevolezza.
I fan che amano la band dagli esordi possono non restare delusi da un lavoro che dimostra come i nostri idoli possano cambiare ma anche crescere insieme a noi.
I Tokio Hotel saranno in concerto a Milano all’Unipol Forum questo 11 novembre: sicuramente domineranno il palcoscenico e faranno scendere qualche lacrimuccia nostalgica.
a cura di
Arianna Spennacchio

