Presentata in anteprima nazionale l’1 e il 2 settembre, arriva al cinema da domaniThe Invite – Il piacere è tutto nostro, il nuovo film di Olivia Wilde con Seth Rogen, Penélope Cruz e Edward Norton. Noi di The Soundcheck abbiamo visto la pellicola in anteprima e ve ne parliamo qui, in questo articolo
La vita di Joe è quella del tipico americano medio di mezza età: sposato con Angela da diversi anni, vive con la moglie a San Francisco, nello splendido appartamento lasciatogli tempo addietro dai genitori.
Non è realizzato, né minimamente ci si sente.
Casa-lavoro, lavoro-casa: la sua vita continua a scorrere così, tra una lezione di musica e l’altra, mentre si limita ad esistere, bloccato in una routine che lo rende, giorno dopo giorno, terribilmente infelice.
E di questo caos interiore Angela sembra accorgersene appena, tutta presa dalla casa da tinteggiare con il verde perfetto, un nuovo tappeto da acquistare e… un matrimonio ormai morto alle spalle, che non la valorizza e non la fa sentire più amata.
Ma… “indovina chi viene a cena”?

L’esistenza della coppia sta per essere travolta da un invito dall’esito inatteso, capace di sconvolgere e scuotere inaspettatamente le loro vite, cambiando finalmente la loro prospettiva.
Indovina chi viene a cena
Olivia Wilde torna per la terza volta dietro la macchina da presa, confezionando una “dinner” comedy riuscita e ben diretta, che rappresenta indubbiamente il suo film più maturo. Prendendo spunto dalla filmografia di Mike Nichols (che a sua volta si rifaceva all’opera Chi ha paura di Virginia Woolf?) per il suo nuovo adattamento di Sentimental (film spagnolo del 2021 di Cesc Gay), l’artista si pone come obiettivo la realizzazione di una commedia che si concentri esclusivamente sui suoi personaggi e le loro storie.
“La cosa che mi interessa di più della regia sono le relazioni umane e il raccontare storie che ruotano attorno a esse. Questo film era un’opportunità per dire: ‘Se ciò che mi interessa di più sono le dinamiche relazionali, perché non realizzare un film in cui non ci sia nient’altro che questo’.”
Olivia Wilde
Il lavoro svolto sulla sceneggiatura con Will McCormack e Rashida Jones è stato, dunque, essenziale ed estremamente anticonvenzionale: ogni protagonista doveva essere caratterizzato con precisione e realizzato “su misura” per l’attore che lo avrebbe interpretato attraverso una prima stesura di battute, poi ridefinite successivamente attraverso sessioni creative di gruppo. Durante queste ultime, all’interno di un set vuoto, il cast ha lavorato con la regista e gli sceneggiatori arricchendo il copione con battute sagaci, aneddoti personali e un black humor irresistibilmente pungente, definendo con precisione la personalità del proprio personaggio.

Ma la geniale intuizione di Olivia Wilde non si è fermata qua, portandola a coinvolgere anche la celebre psicoterapeuta Esther Perel nel ruolo di consulente del film, nonché come spunto fondamentale per il personaggio di Piña.
“Ammiro l’empatia che Esther apporta al dibattito sulle relazioni e adoro il modo in cui mette al centro la responsabilità individuale verso la propria felicità: l’idea che ognuno di noi abbia un ruolo attivo all’interno di un rapporto. È stata molto più di una consulente per questo film, è stata un’oracola.”
Olivia Wilde
Il risultato?
Tagliente, brillante e divertente, la componente comica di The Invite è sicuramente frutto di un’ottima sceneggiatura che, modificata giorno dopo giorno attraverso questo metodo consolidato, avvalendosi dell’utilizzo di dialoghi serrati e incessanti in grado di sorreggere tutto l’impianto narrativo, risulta indubbiamentel’elemento vincente dell’intera opera.
Ciò emerge con evidenza anche nella scelta di ambientare (come da antica tradizione teatrale) l’intera vicenda durante un’unica serata e all’interno di un unico ambiente: l’appartamento di Joe e Angela.
Una soluzione complessa da gestire in una commedia di questo tipo, che avrebbe potuto appesantirne la visione rendendola ridondante e noiosa, ma che, invece, cattura l’attenzione dello spettatore, completamente travolto dalle gag e dalla potenza dialogica della messa in scena.

La varietà e il repentino cambio delle situazioni – nonché la sovrapposizione di più registri – conducono la pellicola verso strade inaspettate, dai risvolti sorprendenti.
Il tutto unito ad una comicità esilarante, spesso cinica e spietata, che farà ridere genuinamente il pubblico in sala.
Un cast stellare
Ma il “less is more” di The Invite non si manifesta solo nella spazialità e nella temporalità della narrazione, riflettendosi anche sulla presenza di un cast estremamente ridotto, scelto con cura e attenzione dalla stessa regista.
“Non volevo tenere il film sotto stretto controllo e poi scegliere un cast che si adattasse alle mie idee: volevo un cast che mi mostrasse quale fosse la vera essenza del film. Si trattava di trovare persone che fossero interessate a quel processo tanto quanto me, ed è stato emozionante riunire un gruppo di persone in grado di dargli vita”
Olivia Wilde
Joe, Angela, Piña e Hawk: quattro personaggi per quattro attori fenomenali, capaci di regalarci una performance di spessore dalle infinite sfumature.
Fortemente voluto dalla stessa Wilde, inThe Invite Seth Rogen ci omaggia, infatti, con una prova attoriale intensa e degna nota nei panni di Joe, uomo scontroso e un po’ burbero – ma onesto –, che non sembra avere proprio peli sulla lingua! La sua trasparenza feroce, tuttavia, tradisce un animo afflitto dallo sconforto e dall’infelicità, incastrato in una vita che non ha scelto e che non lo rappresenta. Lui, artista disilluso, vede solo quello che ha perduto e che non tornerà, mascherando il dolore con un atteggiamento aggressivo e battute intrise di sconfinato cinismo.
Angela, d’altro canto, è forse solo più brava a nasconderlo, mostrando un’immagine di sé allegra e serena solo in apparenza. Olivia Wilde porta magistralmente sullo schermo una donna sfaccettata e sopra le righe che, ostentando una sicurezza inesistente, cerca dagli altri tutta quell’ammirazione e quelle attenzioni che il suo rapporto coniugale non è più in grado di darle.

A lei si contrappone in modo evidente Piña, il personaggio interpretato da Penélope Cruz, una figura magnetica e affabile che sembra leggere dentro le persone, complice la sua professione di psicoterapeuta. Affiancata dal suo compagno di vita (e di letto) Hawk – un Edward Norton decisamente in forma sul grande schermo -, i due rappresentano quello che Joe e Angela non sono più da tempo: l’emblema di una coppia felice.
Ma qual è il loro segreto?
Cosa nascono i tanto odiati rumori che tengono Joe sveglio la notte?
E se fosse proprio il frequente orgasmo di Piña il segreto della felicità coniugale tanto agognata da Angela?
Un fatidico invito a cena dissolverà, forse, ogni dubbio, gettando luce sul piccante mistero dei due vicini.
La colonna sonora
Un altro elemento decisamente significativo è dato dalla colonna sonora che, assieme alla sceneggiatura, gioca un ruolo fondamentale per la caratterizzazione dei personaggi e della storia, dettando i tempi e i ritmi della narrazione.
La scelta dei brani risulta oculata e funzionale al film stesso, con tracce decisamente su misura e in grado di elevarne i toni, accrescere la componente drammatica e strappare, più di una volta, una risata al pubblico.
In questo modo la portata dei litigi, l’imbarazzo delle gaffe e la componente comica vengono ingigantite da un humor e da un pathos crescenti, che non si arrestano fino alla fine del film, quando una calma irreale cala tra le pareti dell’appartamento, svuotato delle finzioni dei suoi ospiti.
Un profondo silenzio, la melodia più rumorosa, che fa emergere le fragili verità di una coppia infelice, riecheggiando a gran voce.
Il drama dietro il velo
Nonostante The Invite rientri a pieno titolo tra le commedie – dimostrandosi sicuramente una delle più riuscite di quest’ultimo anno -, la pellicola assume man mano toni sempre più seri e grevi, già anticipati da una sequenza iniziale tutt’altro che allegra, dove un Joe dallo sguardo incupito riflette, perso nei suoi pensieri, sulla inadeguatezza della sua vita.
Le difficoltà evidenti della sua situazione, unite alla crisi matrimoniale che l’uomo sta non-affrontando con Angela, aleggiano per tutta la pellicola, creando una tensione palpabile e spesso al centro del motore comico del film.

Tuttavia, sarà proprio questo risvolto drammatico a riprendere il sopravvento nella parte finale del film, coinvolgendo tutti i personaggi presenti sullo schermo e, in particolare, la coppia infelice.
Angela e Joe si troveranno dunque a riflettere sulla fine del loro rapporto, dopo anni dove l’attenzione reciproca e la comunicazione sembrano essere venute meno.
E, a pensarci bene, l’intera commedia racconta proprio di questo: l’incomunicabilità tra due persone che si sono innamorate, ma che, forse, adesso non si amano più.
Due persone che non riescono più a parlare se non davanti ad estranei e, soprattutto, a capirsi, in totale e reciproca ansincronia.
In un film pieno di dialoghi e di parole appare quasi paradossale che certi discorsi vengano rimandati fino all’ultimo istante per paura di perdersi, come a voler trattenere ancora per un minuto un futuro che ormai non esiste più. Scaturendo, al contrario, dal silenzio più totale, accompagnati da una melodia lieve e da un movimento di macchina che, dolce e delicato, si avvicina da lontano ai visi di Joe e di Angela, incorniciati, come in un dipinto, dalla sagoma di una finestra.
Il cambiamento
Questo percorso della durata di una notte conduce lo spettatore alla vera tematica del film, quella forse più importante: il cambiamento.
Un processo inarrestabile e continuo, che ci riguarda tutti come parte imprescindibile dell’esistenza umana. Un avvenimento inizialmente impercettibile, un percorso del singolo a cui una coppia può resiste solo se accettandolo e comprendendolo, insieme.
Ma sono passati anni dal loro primo incontro e Angela e Joe non sono più le persone di un tempo, profondamente cambiati a causa delle circostanze e delle prove a cui la vita li ha sottoposti.

In questo, The Invite tradisce la sua vera natura cinica e spietata, ponendoci davanti a una storia piuttosto comune. Quella di due protagonisti che hanno perso la capacità di amarsi e non sono più intenzionati a farlo.
Perché – sembra suggerire il film – c’è un tempo per innamorarsi, un tempo per riprovarci ancora una volta e un tempo per lasciarsi andare.
Dedicandoci nuovamente a ciò che ci arde dentro, riscoprendo le passioni che avevamo perduto e tutto quello a cui si era rinunciato, controvoglia.
Per evolvere e sperimentare, senza porci più limiti.
Per rinascere e rifiorire, finalmente liberi, nella migliore versione di noi stessi.
a cura di
Maria Chiara Conforti

