Primetime – la recensione in anteprima dell’attesissimo film dell’A24

L’attesissimo nuovo film con protagonista Robert Pattinson debutta a Venezia83 tra una folla di fan festanti, chiudendo un anno d’oro per l’attore di origine inglese, impegnato in alcuni dei maggiori progetti cinematografici. Il film sarà disponibile in Italia distribuito da IWonder a partire dal 15 ottobre 

Nella prima metà degli anni 2000, sulla rete americana NBC, fece il suo debutto un programma destinato a fare la storia del quinto potere: To Catch a Predator.

Nato dalla lungimirante mente di Chris Hansen (Robert Pattinson), il programma si basava sullo smascherare i pedofili convinti di stare per incontrare ragazzini minorenni (in realtà attori professionisti), consegnandoli poi alla polizia. Nella sua vertiginosa scalata del palinsesto,il docu-reality riuscì a ricavarsi uno spazio nell’Eden del via cavo, ovvero il ‘primetime’, la programmazione della prima serata.

Prede e predatori

Il giovane Lance Oppenheim, regista che fino a questo momento si era confrontato soprattutto con i documentari, sancisce il suo debutto lagunare a Venezia83 con un intenso biopic al gusto di camcorder aesthetic, in grado di analizzare il successo di uno dei programmi simbolo della televisione americana, diventato il modello per tutta una serie di emulazioni che hanno trovato fortuna anche sul web. 

Nella sua ricerca costante di un colpevole da poter mettere ad una gogna pubblica, senza possibilità di difesa o di contraddittorio perché accusato in flagranza di una delle calunnie più atroci della storia umana,To Catch a Predator anticipava efficacemente alcune delle regole non scritte del mondo social, dove l’apparire è molto più funzionale della verità sottocutanea. 

Prodotto da A24 e distribuito in Italia da IWonder dal 15 ottobre, in Primetime appare evidente quella particolare estetica propria dei film della casa di distribuzione newyorchese, che si è imposta negli ultimi 10 anni come fucina per giovani talenti. Tra questi è impossibile non citare Ari Aster (Hereditary, Midsommar), qui nel ruolo di produttore, il cui cinema suggestivo sembra aver ispirato per lo meno la parte finale di Primetime, che mi ha ricordato molto, nella sua ispirata catarsi, il finale di Eddington, suo ultimo film. 

Caccia grossa 

Il Chris Hansen di Robert Pattinson – personaggio chiave della vicenda – è un manipolatore narcisista ammantato da una calzamaglia supereroistica perché convinto, attraverso il suo programma, di star salvando la vita dei bambini, figure perennemente in pericolo nel mondo contemporaneo e, quindi, perfetti per attirare l’opinione pubblica dalla sua parte. 

Spinto da un’ossessione profonda, le cui radici appaiono ramificate in un trauma animico, e teso verso una vera e propria crociata per conto di Dio, la sua scrittura mi ha ricordato quella di uno dei personaggi cardini della letteratura americana (e mondiale), ovvero il Capitano Ahab, a capo del brigantino Pequod, nel Moby Dick di Herman Melville. 

Come il tormentato cacciatore di balene, anche Hansen è alla ricerca di una preda sempre più grossa, che possa così stabilire definitivamente il ruolo sociale del suo programma-gogna. E nella sceneggiatura (soprattutto nella seconda parte) assume un ruolo centrale proprio il gergo della pesca, con l’intera ‘ciurma’ del programma, impegnata a gettare le giuste esche e il povero Decoy-Dan (un ottimo Skyler Gisondo) pronto a far abboccare la balena bianca. 

Il film spicca sicuramente per l’impiego virtuoso della macchina da presa, che Oppenheim riesce ad utilizzare attaccandola ai sostegni più disparati – dalle mura ai vestiti, fino, addirittura, alle armi da fuoco -, in una  spietata metafora sulla pericolosità dell’obbiettivo rivaleggiante persino col piombo caldo dei fucili. La sceneggiatura, tuttavia, non convince fino in fondo, soprattutto nella parte finale, dove il tracollo della morale appare troppo affrettato prima di un finale en tranchant che sembra avvenire quasi per caso.

Al netto di qualche ingenuità in fase di scrittura, si tratta comunque di un film interessante per come è stato girato, nonché che per una serie di ragionamenti e intuizioni che si porta dietro sul potere mediatico nelle mani sbagliate e sull’etica dietro a programmi che speculano sulle tragedie.

a cura di
Tommaso Rubechini

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