Dust – il viaggio di “Walker” continua a Venezia83, raccontato dalle parole di Tsai Ming-liang

Arriva a Venezia83 Dust, il nuovo capitolo della saga Walker diretto da Tsai Ming-liang e presentato Fuori Concorso nella sezione “Open”. Dopo la visione, il regista hai risposto a qualche domanda, offrendoci curiosità e nuovi spunti per comprendere meglio la sua opera

Tra le esperienze più singolari e profonde di Venezia83, una menzione speciale spetta sicuramente a Dust, la nuova opera di Tsai Ming-liang, nonché undicesimo capitolo della sua celebre saga Walker.

Un film intenso e vibrante, per suoni e colori, capace di incantare il pubblico con la precisione dei movimenti e la forza delle sue immagini. Una pellicola calibrata sull’attesa, essa stessa movimento e staticità, armoniosa forza e dolce lentezza.

Attraverso il viaggio del Camminatore – arrivato questa volta a San Sebastián, in Spagna – lo spettatore scoprirà sul suo percorso nuovi luoghi e spazi, accedendo a una dimensione più profonda e intima con uno sguardo che, seppur rivolto verso l’esterno, è capace di proiettare dentro se stessi.

Presente alla proiezione e omaggiato con un lungo applauso, Tsai Ming-liang ha risposto a qualche domanda, offrendoci un momento prezioso per comprendere meglio la sua ricerca e il suo modo di fare cinema.

“Un saluto al pubblico in sala.

Vi ringrazio per avermi invitato ancora una volta alla Mostra, è un grandissimo onore per me.

Credo di avere una connessione speciale con Venezia, perché è da più di 30 anni che vengo qui e faccio fatica a descrivere a parole il legame unico che ho con questa città.
È un luogo veramente incredibile e la Mostra dell’Arte Cinematografica è per me estremamente importante. Il fatto che accetti tutte le opere che scelgo di portare mi rende veramente contento.

La serie “Walker” è, inoltre, stata molto importante e ha portato in me un grande cambiamento. Dopo 20 anni a fare film mi sono reso conto di come fossero sempre un pochino troppo standard e questa consapevolezza mi ha spinto a rivoluzionare il mio modo di fare cinema. Ciò mi ha consentito di ragionare anche su come sfruttiamo questo media e sul valore della Settima Arte, eccessivamente commerciale forse. Anche perché il cinema esiste da più di 100 anni e, a mio avviso, dovrebbe seguire un cambiamento più importante.

Quindici anni fa ho preso questa decisione: iniziare a fare film senza una storia, senza un inizio e senza una fine. Ho voluto utilizzare principalmente il movimento del corpo per creare un nuovo tipo di contenuto da vedere in sala.

“The body always plays an important role in my films. You could say the body is the most beautiful thing we have or you could say it’s the ugliest thing we have. We can sell bodies, we can adore or worship bodies.”

Tsai Ming-liang

E devo dire che mai avrei immaginato che questa serie avrebbe potuto ricevere un’attenzione così grande, non solo da parte dei principali festival cinematografici, ma anche da parte di mostre d’arte.

Ogni capitolo di “Walker” è in realtà un invito, una grande occasione per infondere questa lentezza all’interno delle mie opere. Credo, infatti, che questo mondo non debba andare così velocemente. A mio avviso dovremmo ragionare come mille anni fa: a quel tempo viveva un monaco buddhista, Xuanzange, e secondo me dovremmo comportarci come faceva lui. Perché lui camminava e non poteva andare più veloce di così… . Ma forse ora storcerebbe con la vita a cui siamo abituati.

In questo caso sono stato invitato proprio dalla produttrice, che vive a San Sebastián, e per me è stato un grandissimo onore. Mi sono recato lì per la prima volta ed è una città veramente stupenda: oltre alla bellezza dei paesaggi e dei luoghi, come si può notare ci sono tantissime opere d’arte e statue. Per non parlare del cibo delizioso, che mi ha reso davvero molto felice!

“Dust” si è rivelata anche un’opera profondamente internazionale, perché vi hanno lavorato spagnoli, brasiliani, thailandesi… insomma, un po’ tutti! Le stesse persone riprese nel film sono i miei collaboratori, con i quali collaboro tutti i giorni. L’unico che non faceva parte del team era, infatti, il farmer, un vero abitante del luogo!

Posso inoltre affermare che quest’ultimo episodio di “Walker” mi ha colpito particolarmente ed è stato il più tranquillo da me creato, forse proprio perchè questa città mi ha trasmesso questa tranquillità.”

Nonostante quest’opera sembri semplice, in realtà vi è una grande ricerca dietro questo desiderio di condividere col pubblico una dimensione diversa del tempo e dello spazio, della velocità della vita. Come fate ogni volta ad entrare in uno spazio nuovo e sconosciuto e cogliere in qualsiasi angolo o dettaglio questa grande bellezza riproposta sullo schermo?

“Credo che sia perché il nostro mondo è meraviglioso, probabilmente la perla più bella di tutto il nostro Universo. E, proprio come un diamante, presenta tantissime facce.
Nonostante abbia vissuto fino alla mia età, sono convinto di non averne abbastanza, di non aver visto abbastanza. E quindi voglio gustarmi, all’interno di ogni opera, la visione di ogni immagine in maniera molto lenta.

Ovviamente serve anche del tempo per scegliere ciò che mi piace di più, non è così semplice proprio perché viviamo in un mondo variegato e molto diversificato (e ci sono anche tantissimi suoni). Io filmo con la cinepresa, ma il lavoro vero avviene a casa, quando devo riguardare tutto il girato. Probabilmente il momento in cui spendo la maggior parte del tempo è, infatti, quando devo editare.

Tra le sorprese più belle? In questo “Walker” sicuramente il contadino. Peccato non ci fosse un cavallo, lo avrei tanto voluto riprendere… ma non era presente!
Girare un nuovo episodio mi riempie sempre il cuore di gioia: questa serie continuerà, perché è come se il mondo stesso mi stesse invitando a realizzare quest’opera.

Il mese prossimo andremo in Corea a girare il tredicesimo episodio, e voci di corridoio dicono che in Brasile stiano cercando finanziamenti per girare un film: vedrete quindi il Camminatore attraversare tantissimi altri luoghi.

Per me è un grandissimo compito, che voglio portare a termine. Devo essere sincero: nemmeno io so quale può essere il senso finale dell’intera serie. Ma sono certo di una cosa, ovvero che il pubblico potrà godere delle bellezze che porto sullo schermo. Mostrando, in posti diversi, i luoghi e i momenti differenti che stiamo vivendo. Reputo,infatti, che ogni cosa sia meravigliosa e dovremmo veramente apprezzare il mondo in cui viviamo.“

Grazie ancora, perché attraverso le Sue opere percepiamo tutta la bellezza e unicità del mondo.
Questo cammino ci permette di prendere del tempo per guardare ed ascoltare. Per questo vorrei chiedere, in ultimo, del comparto sonoro, fondamentale in un’opera come Walker.

“Posso dire chea me piace veramente tutto a livello musicale, non mi pongo limiti. Anche il titolo che ho dato a quest’opera – “Weichen” – in cinese significa “minuscola polvere” e rappresenta un po’ quello che siamo tutti noi all’interno del nostro mondo: piccoli granelli sempre in movimento, ovunque. Se ci fermiamo un attimo a ragionarci sopra è un mondo veramente bello e ogni suono merita di essere ascoltato. La stessa band punk l’abbiamo conosciuta mentre esploravamo il luogo e, quando ci è stata data l’autorizzazione per riprenderla, sono andato subito,senza fare alcuna prova.

Inoltre, devo assolutamente ringraziare i miei direttori della fotografia, che mi hanno aiutato ad eseguire le riprese con macchinari non proprio leggerissimi, riuscendo comunque a cogliere in pochissimo tempo ciò che volevo. Ognuno deve trovare il modo per potersi esprimere e il suo – diciamo – senso della vita. Per quanto mi riguarda, mi piace riprendere scene della vita quotidiana perché sono sicuro che molte persone si potranno ritrovare in esse e in gesti anche molto semplici, che però compiamo tutti i giorni. Bere, fumare: sono certo che in questi atti molti si sono rivisti.

Sempre parlando del sonoro,la canzone finale è di un artista messicano che, purtroppo, non è più con noi. I suoi diritti non sono stati economici, ma volevo assolutamente inserire i suoi pezzi perché è un artista che mi piace tantissimo. Quindi posso affermare di amare ogni elemento inserito in “Dust” e la scena in cui la giovane donna – che è la nostra location manager – fuma è di gran lunga la mia preferita. (Anche nella vita quotidiana è estremamente cool: non le ho dovuto dire nulla, non l’ho dovuta dirigere. Ha fatto tutto lei ed è come se in quella scena abbia tirato fuori il suo vero modo di essere.)”

“Per concludere…

… volevo ringraziare chi è qui con me e chi mi ha aiutato nella realizzazione di quest’opera, così come ringrazio voi tutti.

Solo in 4 si sono allontanati dalla sala! Forse si aspettavano che qualcosa accadesse ma… non succede niente! Quello che riprendo è vita quotidiana e non dobbiamo sempre aspettare che qualcosa accada.
A volte dobbiamo soltanto vivere. 

Auguro quindi a voi tutti una buona vita.” 

a cura di
Maria Chiara Conforti

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