Biffy Clyro – Alcatraz Milano – 11 febbraio 2026

Tutto sold out per l’unica data italiana del “The Futique Tour” all’Alcatraz di Milano. Un pubblico eterogeneo riempie il club in ogni ordine di posto per i Biffy Clyro: fan della prima ora e nuovi ascoltatori uniti dalla stessa attesa elettrica.

Opening – Bartees Strange

Alle 20.00 puntuali sale sul palco Bartees Strange. Cantautore e producer statunitense dallo stile eclettico, capace di fondere indie rock, elettronica, hip-hop e soul, conquista l’attenzione dell’Alcatraz con una presenza essenziale ma intensa. Chitarra e voce, pochi fronzoli e tanta personalità: l’opening set scalda la sala con eleganza e crea il giusto ponte emotivo verso la tempesta scozzese che sta per arrivare.

È tempo di Biffy Clyro

La bomba dei Biffy Clyro non tarda ad esplodere: l’apertura è affidata a “A Little Love”, tra i brani più rappresentativi del nuovo album Futique. L’impatto è immediato, il suono potente e compatto.

Il pubblico canta ogni parola: la “seniority” dei fan è evidente, i cori sono tuonanti e costanti, e l’energia si propaga come un’onda che parte dal palco e torna indietro moltiplicata.

Simon Neil si conferma ancora una volta un frontman magnetico. Instancabile, corre su e giù per il palco, salta, incita, si inginocchia davanti al pubblico, trasformando ogni brano in un rituale collettivo. La sezione ritmica – James e Ben – è una macchina perfetta: potente, precisa, quasi tribale nei momenti più esplosivi.

Su “Shot One” Simon si posiziona su una pedana rialzata, chitarra in mano, dominando la scena con un’intensità quasi cinematografica. Il suono si fa più stratificato, con arrangiamenti che valorizzano la dimensione emotiva del nuovo materiale.

Old but Gold

Se è vero che la novità porti ispirazione, dall’altro lato è sempre assodato che riprendere i cavalli di battaglia di una band porta sempre il suo inesorabile successo. Quando partono le note di “Space”, la sala si trasforma. È uno di quei brani che rappresentano al meglio l’anima dei Biffy: melodia e potenza, vulnerabilità e furia. L’Alcatraz canta all’unisono, creando uno di quei momenti sospesi che restano impressi.

“Friendship” viene dedicata al bassista James Johnston, che da dicembre 2025 si è preso una pausa per prendersi cura della propria salute mentale. Un gesto semplice ma significativo, che ricorda quanto il legame tra i membri della band – e con il pubblico – vada oltre la musica.

La temperatura sale ulteriormente con “Biblical”, che scatena un’esplosione di cori, e raggiunge il caos controllato con “A Hunger in Your Haunt” e “Black Chandelier”: pogo, mani al cielo, luci stroboscopiche e un muro sonoro che travolge ogni angolo del locale.

È il pianeta Biffy Clyro, e Milano ci è dentro fino al collo.

Ecco la scaletta della serata:
1. A Little Love
2. Hunting Season
3. That Golden Rule
4. Who’s Got a Match?
5. Shot One
6. Space
7. Wolves of Winter
8. Tiny Indoor Fireworks
9. Goodbye
10. Friendshipping (Dedicated to James Johnston)
11. Biblical
12. A Thousand and One
13. Different People
14. A Hunger in Your Haunt
15. Black Chandelier
16. Instant History
17. Two People in Love
18. Mountains

Encore:
20. Machines (Acoustic)
21. The Captain
22. Living Is a Problem Because Everything Dies
23. Bubbles
24. Many of Horro
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Ecco la gallery della serata:

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a cura di
Francesca Bandieri

foto di
Emanuela Giurano

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