“Ricardo e la pittura” – la recensione in anteprima

Dal 27 novembre Satine Film distribuirà nelle italiane “Ricardo e la pittura”, il documentario di Barbet Schroeder, presentato Fuori Concorso a al Festival di Locarno nel 2023. Noi di “The Soundcheck” abbiamo avuto l’occasione di vedere il film in anteprima.

Nel 2023 il regista franco-svizzero Barbet Schroeder ha presentato Fuori Concorso al Festival di Locarno il suo documentario Ricardo e la pittura, ricevendo anche il Pardo d’Onore. Il film propone un viaggio alla scoperta della storia dell’arte guidato dall’artista visionario Ricardo Cavallo, amico del regista. 

Dopo essersi conosciuti nel 1982, Schroeder e Cavallo hanno costruito un’amicizia di oltre quarant’anni attorno all’amore condiviso per l’arte e ciò che rappresenta. E proprio da questa passione è nato il progetto per questo film, un documentario capace di ricostruire la storia di questa disciplina sulla base degli scambi dinamici che intercorrono tra le opere. 

“Il film è realmente nato dall’unione dei nostri due spiriti. Spesso Ricardo ha intuito ciò che mi aspettavo da lui, rispondendo oltre mia aspettativa. Il suo pensiero permette di mostrare che tutto è intimamente connesso, che la storia dell’arte somiglia a un flusso ininterrotto” .

Barbet Schroeder

Ricardo e la pittura arriverà nelle sale italiane dal 27 novembre, distribuito da Satine Film. Nel frattempo, noi di The Soundcheck abbiamo avuto l’occasione di vedere il film in anteprima e, di seguito, trovate la recensione!

L’arte come filosofia di vita

Ricardo e la pittura si configura come un documentario che svela tutti i suoi segreti già a partire dal titolo. Il film è infatti tanto un viaggio nella storia dell’arte, quanto un ritratto del pittore Ricardo Cavallo, amico del regista.

Barbet Schroeder non sembra privilegiare uno dei due elementi sull’altro e, probabilmente, in questa attitudine risiede la chiave di lettura della pellicola. Per Ricardo Cavallo l’arte, così come la sua storia, sono materie vive e dinamiche e, pertanto, viverla e parlarne finiscono per coincidere. In questo modo la passione del pittore diventa un vera e propria filosofia di vita, un modo come un altro per raggiungere la propria felicità.

D’altro canto, Schroeder ha sempre dimostrato un interesse verso personalità artistiche disposte a tutto in nome della propria vocazione e Cavallo, nonostante la sua pacatezza, non è certo da meno. Così, tra una scena di vita quotidiana e un momento di pittura, la pellicola porta avanti due tesi.

In primis, Schroeder dimostra come tutte le opere d’arte siano realmente collegate tra loro, grazie al grande talento di Cavallo nel riconoscere questi legami. La storia di questa disciplina diventa dunque un grande flusso in continuo movimento, in cui passato e presente sono in costante dialogo. 

Allo stesso tempo – e questo è forse l’elemento a cui dare maggior rilevanza – il film vuole essere un affresco sulla felicità. Ricardo Cavallo è un uomo semplice, convinto che l’unica necessità per una vita serena sia la propria arte. Di conseguenza, filmare questa gioia significa anche produrla. La felicità di Ricardo Cavallo, dopotutto, non deve essere dissimile da quella di Barbet Schroeder nella sua produzione filmica. 

Una passione da tramandare

Un terzo punto su cui Ricardo e la pittura insiste molto è la necessità di condividere e tramandare la passione e, conseguentemente, la felicità che ne può derivare. In un certo senso, il documentario stesso cerca di ottenere questo risultato, attraverso la guida visionaria delle parole e dei gesti di Ricardo Cavallo. Tuttavia, questo carattere assume anche una forma concreta all’interno del film: la scuola per bambini gestita dall’artista a Sain-Jean-du-Doigt. 

Riprendere la gioia genuina dei bambini mentre dipingono con l’aiuto del loro insegnante d’eccezione è probabilmente la trovata più efficace di Schroeder e uno dei momenti più toccanti del film. L’impatto emotivo della situazione diventa ancora più importante nel momento in cui ci si rende conto che essi vivono l’arte con la stessa filosofia di Cavallo. Insomma, la felicità dell’artista quando si abbandona alla propria arte è genuina e totalizzante, un ritorno all’infanzia. 

Un viaggio nella storia, oltre la superficie

Come definire dunque Ricardo e la pittura? Sicuramente in superficie è un documentario sull’arte e sulla figura di un artista, ma, scavando più a fondo, si possono trarre conclusioni decisamente più filosofiche.

Dalla figura di Ricardo Cavallo si può infatti imparare molto sul carattere dinamico dell’arte, sulla felicità che può donare vivere in nome della propria passione e sulla necessità di condividere questa gioia con chi ci sta attorno.

Forse non un film per tutti, ma certamente capace di trasmettere tanto a tutti. 

a cura di
Claudia Camarda

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