Durante la serata di premiazione di Long Story Short, tenutasi il 10 luglio al Cinema Tiberio di Rimini, abbiamo incontrato la troupe Holyfield’s Ear, che ha realizzato “Scintille”. Il cortometraggio ha conquistato il premio per la Miglior interpretazione femminile, assegnato a Sophia Anna Losito, e quello per la Miglior fotografia, andato a Jacopo Todoli. Con quest’ultimo, il regista Leonardo Paganelli e l’attore Nunzio Corrado abbiamo parlato della nascita del progetto, del tema della scelta, del realismo magico, con qualche aneddoto legato alla realizzazione dell’opera
Realizzato dalla troupe Holyfield’s Ear in occasione della prima edizione di Long Story Short, Scintille racconta il momento delicato in cui ci si trova a decidere quale direzione dare alla propria vita. Attraverso il linguaggio del realismo magico, il cortometraggio affronta ansie, dubbi e paure che accompagnano il passaggio all’età adulta, trasformandoli in immagini simboliche e lasciando allo spettatore il compito di completarne il significato. Nell’intervista, la troupe ci ha raccontato come il cortometraggio sia nato soprattutto dall’ascolto reciproco e da esperienze realmente vissute.
Nel corto emerge innanzitutto la tematica della crisi personale di una giovane di fronte alle scelte che deve compiere. Avete pensato fin da subito a raccontare questo conflitto attraverso il personaggio della studentessa, oppure siete arrivati a questa opzione durante la scrittura? Come avete impostato il lavoro?
Leonardo Paganelli, regista: Per quanto riguarda il soggetto ci siamo arrivati pian piano, discutendo e parlando di ciò che ci premeva di più raccontare. Anche Sophia, che interpreta la protagonista Alice, ci ha dato una mano, perché abbiamo iniziato a confrontarci sulle angosce che, bene o male, ognuno di noi sentiva. Da lì è emersa questa idea della scelta, che riguarda soprattutto i giovani, il periodo dell’università e la fine della scuola: è un momento cruciale, in cui è emblematico il fattore scelta, quando bisogna capire cosa fare della propria vita”.
È un dilemma che non ci abbandona mai. Siamo sempre angosciati dal dover decidere cosa fare e anche da tutte le scelte che non abbiamo fatto. Ci sembrava un tema interessante da approfondire e poi abbiamo costruito tutto intorno a questa ragazza che frequenta l’università”
Nunzio Corrado, attore: Siamo partiti ponendoci una domanda e facendola al regista, che avrebbe avuto una visione d’insieme sul che cosa raccontare, e poi siamo andati verso l’ideazione di un soggetto, iniziando da cosa toccava noi in quel momento. Siamo partiti dal comprenderci, soprattutto confrontandoci con Sophia e con il periodo di vita che stava attraversando. Molte parti dei dialoghi sono nate proprio dalle discussioni emerse. Le risposte che ci davamo, quelle che col tempo ci sembravano più profonde, sono state quelle che ci hanno guidato, quasi senza accorgercene.
Quindi gran parte dei dialoghi sono ripresi e influenzati da conversazioni nate durante la scrittura del cortometraggio?
Troupe: Sì, soprattutto quelli della scena finale nel parcheggio. A un certo punto abbiamo iniziato a registrare le conversazioni con il cellulare. Ci dicevamo: “Segnati questa cosa che ha detto”. Abbiamo accumulato 30 minuti di registrazione che era praticamente una seduta di psicanalisi… anche feroce. Ma perché erano i nostri problemi.

Uno degli elementi che più colpisce di “Scintille” è la presenza del realismo magico, un elemento che conferisce al corto una veste un po’ diversa dal solito. Come vi siete trovati a lavorare con questo genere? Qual è stato il vostro approccio a questo linguaggio?
Leonardo Paganelli: All’interno del contest si potevano scegliere diversi percorsi e noi, per quanto riguarda il genere, siamo andati nella direzione del realismo magico. Personalmente mi affascina molto inserire elementi non spiegati, “punti oscuri”, e anche come spettatore mi piace vedere opere in cui ci sono situazioni inspiegabili che, però, portano con loro un significato e che lasciano aperte delle porte verso un mondo che lo spettatore può poi riempire con la propria interpretazione”.
Il personaggio interpretato da Nunzio respira questi fiammiferi, accumula stress, emicranie, fino a esplodere nel finale con le scintille. Ma tutto questo non doveva risultare una stranezza inserita a caso: ogni elemento doveva portarsi dietro un significato.
Tra le figure più enigmatiche del cortometraggio c’è il personaggio “muto” interpretato da Francesco Gherardi, che rappresenta la difficoltà delle nuove generazioni di esprimersi attraverso la propria voce. Si tratta di un tema che avete inserito di proposito nel corto o è un’interpretazione che nasce da uno sguardo critico dello spettatore?
Leonardo Paganelli: Sicuramente l’incomunicabilità e la difficoltà di esprimersi erano alcune delle cose che ci interessava raccontare. Ogni personaggio aveva una sua caratteristica e un suo scopo, nonostante le difficoltà di trattare queste tematiche rimanendo all’interno di dieci minuti. Questi personaggi così pittorici, fiabeschi e un po’ strani che arrivano da un festival in cerca del mare e che entrano nella vita della protagonista, portano le loro difficoltà e le loro caratteristiche.
Il personaggio “muto” di Francesco racchiude proprio la difficoltà di comunicare. Ma soprattutto rappresenta la scelta: è l’unico personaggio che decide davvero qualcosa. Sceglie di rimanere passivo, sceglie di non parlare. Mentre, nel finale, decide invece di comunicare… ma anche lì lasciamo spazio all’interpretazione!

Un altro aspetto che emerge durante l’intervista è l’impegno collettivo svolto nella costruzione e nella messa in scena dei personaggi, nonostante i tempi estremamente ridotti imposti dal contest: 4 giorni per la realizzazione di un cortometraggio non più lungo di 10 minuti. Qual è stato il lavoro fatto insieme alla regia per costruire personaggi, narrazioni, storie e per metterli in scena?
Leonardo Paganelli: Come dicevamo prima, il personaggio di Sophia Anna Losito è stato costruito dialogando con lei. Molte cose emerse durante quelle conversazioni sono poi finite nel corto, soprattutto nella scena finale. Il suo personaggio è stato costruito proprio su di lei, attraverso il dialogo abbiamo esplorato insieme molte delle sue paure e dei suoi dubbi, che in realtà riguardavano anche noi.
Anche gli altri personaggi sono uno strascico di quei dialoghi che ci hanno coinvolto personalmente. Poi, dovendo essere figure un po’ fiabesche, surreali, anche stilizzate, sono emersi quasi subito quando abbiamo tirato fuori i costumi. Hanno portato camicie, occhiali, vestiti che indossavano davvero e, appena li ho visti in quelle vesti, ho esclamato: “siete voi!”.
Il percorso della protagonista ricorda quello di un racconto di formazione e i due personaggi che la accompagnano ricordano il Gatto e la Volpe. Era questa l’idea?
Leonardo Paganelli: Sì, il senso era proprio quello. Anche il riferimento al nome della ragazza… . Il suo personaggio si chiama Alice, come “Alice nel Paese delle Meraviglie”.
Troupe: Ci sono scene che non sono entrate nel montaggio finale e che magari rientreranno in una seconda versione da mandare da altre parti. Però sì, quei personaggi dovevano avere proprio quella carica, quindi siamo felici che sia arrivata.

Parlando della fotografia, c’è un forte contrasto tra l’inizio con la scena del sogno, che risulta spiazzante, estranea e onirica nell’evocare un incubo dominato dal bianco e nero, e il finale che gioca sui toni dell’azzurro ed è immerso nella luce dell’alba, richiamando il realismo magico. Come avete lavorato a questa dimensione visiva?
Leonardo Paganelli: Mi piace, sia da spettatore sia da autore, quando in un’opera vengono mescolati generi ed emozioni diverse. Mi piaceva l’idea di iniziare il corto in maniera estremamente cupa e poi portarlo in una direzione completamente diversa. Qui si avverte questa visione quasi premonitrice, con l’incontro di figure oscure all’interno di un contesto onirico e un po’ criptico. Poi, però, tutto esplode: nei colori e anche nei toni.
Magari all’inizio uno pensa che il corto prenderà una certa direzione, invece poi ha anche tinte da commedia ed elementi che vogliono smorzare l’iniziale drammaticità. Mi piace molto mischiare le carte. Il contrasto tra l’angoscia della prima scena e il finale pieno di colore, con le scintille, rappresenta una liberazione. All’inizio c’è il peso delle aspettative, della gente che applaude e mette pressione alla protagonista; alla fine c’è invece una liberazione, anche visiva.
Qual è il rischio di utilizzare il realismo magico?
Nunzio Corrado: Con il realismo magico il rischio è fare qualcosa di completamente slegato dalla realtà, qualcosa che punti solo sul genere e che non abbia una storia. Invece a noi sembrava interessante e fondamentale parlare di qualcosa che avessimo davvero voglia di ascoltare e che fosse attinente alla realtà. Ad esempio, perfino quella cosa del Festival Pennabilli… doveva avere un nome che ci rappresentasse e che poi ci congiungesse con il realismo magico. Non doveva essere gratuito, ma necessario, qualcosa che aiutasse a raccontare e a sintetizzare certe emozioni”.
Arrivando a parlare della scena finale – la scena chiave che racchiude il significato del cortometraggio -, questa ha rappresentato il vostro punto di partenza nella costruzione dell’opera o il punto d’arrivo?
Jacopo Todoli: Forse è stata la scena più bella da girare. Ha regalato emozioni anche a noi mentre la stavamo facendo. Poi ci ha galvanizzato dopo, eravamo tutti gasati.
Leonardo Paganelli: Siamo molto fieri di quella scena. Sapevamo che doveva esserci una trasformazione. All’inizio avevamo pensato che i personaggi scomparissero, però non ci convinceva. Poi, discutendone, sono arrivati i fiammiferi e ci è sembrato che il finale dovesse essere esplosivo, quindi abbiamo pensato che il personaggio di Nunzio dovesse esplodere.
Nunzio Corrado: La sceneggiatura era: “Nunzio esplode”.
Come?
Non lo sapevamo.

Qualche curiosità dal set?
Troupe: Abbiamo girato l’ultima scena all’alba e avevamo un solo fuoco d’artificio che non sapevamo come si sarebbe comportato. Una persona era stata incaricata di comprare i fuochi d’artificio… e ne ha preso uno, oltre a due candeline di compleanno. Non sapevamo quanto durasse, né come funzionasse.
Al momento della scena, abbiamo recuperato un cassonetto da una spiaggia e l’abbiamo portato in acqua. Poi abbiamo trovato una piccola lingua di sabbia che, un’ora e mezza dopo, sarebbe scomparsa con l’alta marea. Abbiamo sistemato il fuoco d’artificio sopra il cassonetto e Nunzio si è messo perfettamente in asse. Avevamo un solo take!
Mentre giravamo, un gruppo di surfisti era pronto a gettarsi in mare, ma noi abbiamo bloccato tutti: avevamo già acceso il fuoco d’artificio e iniziato a registrare. Così, Nunzio è rimasto immobile mentre le scintille gli esplodevano davanti al viso!
Tuttavia, guardando la scena davanti al monitor, la sorpresa è stata incredibile: le scintille sembravano fuoriuscire perfettamente dalla sua testa, erano perfettamente in linea! E poi c’è stata anche la “grazia divina” del vento, che le ha spinte verso l’altro ragazzo facendogli da cornice. Se la brezza avesse soffiato dall’altra parte non avrebbe funzionato. È stata una casualità incredibile.
Nunzio Corrado: Durante il girato accadevano cose che poi succedevano davvero a noi. Ad esempio, abbiamo trovato un carrello della spesa per strada e lo abbiamo usato per una scena. A un certo punto, poi, la macchina non ha funzionato davvero. Era come se il realismo magico stesse entrando nella realtà!
Per quanto riguarda la scema finale, Jacopo era preoccupato per l’attrezzatura, perché c’era l’acqua vicino, mentre Leonardo continuava a dire, agitato: “Speriamo venga bene”.
Poi lui, preso dal momento, è corso per cinquanta metri in mare con la camera e si è avvicinato troppo al fuoco d’artificio, che ha iniziato a spruzzare. C’è un nostro video del backstage in cui si sente urlare: “Stacca la camera! Stacca la camera!”. Quello è stato veramente bello.
Un’esplosione che sembra rappresentare tutte le paure e i traumi che finalmente vengono lasciati andare, mentre la spiaggia e il mare diventano simboli di rinascita e libertà. È un’interpretazione che la troupe accoglie con piacere e che, in fondo, rispecchia perfettamente il modo in cui Scintille è stato concepito: un cortometraggio che lascia allo spettatore la libertà di trovare il proprio significato tra quelle scintille che illuminano il finale.
a cura di
Micol Perotti
foto di
Alessandro Bisognani
Martina Giovanardi

