Bologna è la sesta tappa del tour “Fulminacci all’aperto” e siamo felici di accoglierlo “in questo locale in cui ha suonato qualche anno fa” (cfr. Forte la banda)
Con una scaletta che è un turbinio di emozioni senza senso, come “calcinacci” che devi riattaccare al muro, Filippo Uttinacci, in arte Fulminacci, ci regala un concerto unico. Inizi a ballare, poi piangi, torni a saltare come un matto e ti emozioni di nuovo. Il concerto di Fulminacci è una vera e propria montagna russa, un po’ come la vita, e se volete trovarci un senso, fidatevi di Vasco, “questa vita un senso non ce l’ha” (cfr. Un senso).
“Le cose belle non durano mai” ma noi sì
L’accoglienza bolognese, come sempre, non delude mai. Anche se, complice sicuramente la zona in cui mi trovavo, ho visto pubblici migliori, più coinvolti, soprattutto sotto il palco di Fulminacci. Nonostante questa mia impressione, però, all’artista è sicuramente arrivato il calore a cui io stessa sono abituata, al punto che quando è iniziato un coro di “Filippo Filippo Filippo”, il cantautore ha invitato la sua band a rispondere con “Bologna Bologna Bologna”.
Vorrei ringraziare voi e tutta Bologna perché, anche se è vero che spesso conta il viaggio più di dove vai, quando vengo qui mi fate sentire come un amico di vecchia data.
Ormai è il mio quarto concerto di Fulminacci, terzo all’interno del parco delle Caserme Rosse, e ogni volta è completamente diversa da quella prima, un’esperienza completamente nuova. Eccetto alcuni capisaldi come Tattica o Tommaso, ogni show, ogni tour, ha un’aggiunta innovativa anche se lui rimane lo stesso, forse solo un po’ più malinconico, saranno i trent’anni che si avvicinano e “la vita che diventa un mestiere” (cfr. Una sera).
Noto con piacere che non ha perso la sua capacità di intrattenere e la sua ironia. Quest’anno, ad esempio, a metà concerto si concede dei ringraziamenti ironici scritti e pensati appositamente per ogni città (dubito che abbia ringraziato “la balotta” o “i portici” ad Alghero), che comunque riescono a farti sentire speciale. Non mancano, inoltre, i suoi iconici balletti, saggiamente preceduti da un po’ di stretching.

“Forte la banda”
Non mi stancherò mai sottolineare il ruolo fondamentale che la band di Fulminacci svolge durante i suoi concerti. Non sono solo un gruppo di accompagnamento, sono parte integrante dello show. Dal tastierista al bassista, ogni elemento contribuisce a creare l’atmosfera giusta e speciale che circonda il concerto.
Ieri sera questa “banda” è stata arricchita per un momento di un elemento in più: Golden Years, produttore dell’ultimo album di Fulminacci, “Calcinacci”. “Questa chitarra mi pesa un po’ troppo quindi vorrei cederla ad un amico”, è così che introduce l’amico e produttore con il quale ha eseguito Sottocosto, facendoci ballare e cantare a squarciagola.
Confesso, però, che molto spesso il pubblico stesso è parte della band. Dal religioso silenzio che si è creato durante Tutto bene, quasi fosse una violazione troppo intima cantarla con lui, al grido di forza che si è alzato su San Giovanni per sostituire a tutti gli effetti il cantante che, “rimasto solo”, senza la sua band, ci ha esplicitamente chiesto di “aiutarlo” a cantare questa canzone.

Menzione d’onore per l’intro del concerto: la sigla delle Fiabe Sonore, A mille ce n’è, che mi ha immediatamente riportata a quando avevo cinque anni e non vedevo l’ora di sentire una voce robotica che mi raccontasse Cenerentola.
Fulminacci mi regala sempre esperienze indimenticabili. Ad oggi rimane uno dei migliori performer che ho visto live, sia dal punto di vista delle canzoni che dal punto di vista “scenico” e il concerto di ieri sera non può che confermare questa mia idea.
La scaletta
- Forte la banda
- Indispensabile
- Da qualche parte in Italia
- Brutte compagnie
- Niente di particolare
- Le biciclette
- +1
- Aglio e olio
- Sottocosto
- L’avventura
- Tutto bene
- Nulla di stupefacente
- Una sera
- San Giovanni
- Meno di zero
- Borghese in borghese
- Maledetto me
- Casomai
- Tutto inutile
- Spacca
- Tattica
- Baciami baciami
- Tommaso
- Santa Marinella
- Stupida sfortuna

a cura di
Giulia Focaccia
foto di
Moris Dallini
























