Il Cinema Ritrovato Edizione XL, giorno 9: “The Pornographers” e la chiusura del festival con “Young Frankenstein” in Piazza Maggiore

L’ultimo giorno de Il Cinema Ritrovato ha emozionato ancora una volta i cinefili di tutto il mondo, e noi siamo già in attesa della prossima edizione!

L’ultimo giorno de Il Cinema Ritrovato è sempre un momento un po’ strano. Da un lato c’è la stanchezza accumulata nei giorni precedenti, dall’altro la sensazione di star per salutare un evento veramente speciale che non si ripeterà per un anno. In genere è anche un momento di riflessione e di confronto su ciò che è stato visto, uno scambio orgoglioso di classifiche delle pellicole migliori. 

Facendo un bilancio dell’edizione, tralasciando i grandi titoli già molto noti, penso che alcuni dei miei film preferiti siano stati quelli provenienti dalle rassegne dedicate a Luchino Visconti (Morte a Venezia, L’innocente) e Mitchell Leisen (Midnight). Però ci terrei anche a fare due menzioni d’onore a My Name Ain’t Suzie di Angie Chen e House of Usher di Roger Corman

Quest’ultimo giorno di festival ha regalato comunque momenti interessanti. Da un lato una pellicola complessa e difficile da incasellare come The Pornographers, dall’altro un capolavoro assoluto come Young Frankenstein che, con la proiezione in Piazza Maggiore, è stato il gran finale de Il Cinema Ritrovato XL.

E ora, per l’ultima volta, entriamo subito nel vivo.

“The Pornographers” (Shohei Imamura, 1966)

Cinema Lumière, ore 15.30. Ho iniziato l’ultimo giorno di festival con una proiezione molto particolare: The Pornographers di Shohei Imamura. Un film che tratta un tema esplicito e controverso come la pornografia, pur mantenendo un tono abbastanza morigerato.

Lo stile è barocco: si passa da una trovata registica ad un’altra in modo vorticoso, senza lasciare allo spettatore il tempo di abituarsi. È un’opera semplice da seguire? No, ma certamente porta avanti un insieme di riflessioni interessanti.

Innanzitutto c’è il grande tema della pornografia e del vouyerismo che ne deriva. Quest’ultimo, in particolare, è onnipresente anche nelle scelte di regia di Imamura: molte scene vengono infatti riprese attraverso spiragli, permettendo allo spettatore di sentirsi a sua volta un po’ voyeur. Come spesso accade, d’altro canto, trattare questo argomento significa in realtà portare avanti una riflessione sul cinema stesso. Dopotutto, cos’è guardare un film se non osservare di nascosto la storia di qualcun’altro? 

D’altro canto, The Pornographers non è nemmeno il primo film a portare avanti questo tipo di riflessione. Basti pensare a Peeping Tom, uscito solo sei anni prima: in entrambe le pellicole il protagonista ha una tendenza voyeuristica che viene espressa attraverso l’arte del cinema. In Peeping Tom l’attrazione è verso la morte, in The Pornographers invece l’argomento tabù da sbirciare di nascosto è il sesso.

Se ho apprezzato The Pornographers?
Non ne sono sicura, ma, allo stesso tempo, è un’opera artisticamente complessa che è riuscita a trasmettermi tutto ciò che voleva.

A voi il giudizio finale.

“Young Frankenstein” (Mel Brooks, 1974)

Piazza Maggiore, ore 21.45.
Pochi film avrebbero potuto farmi concludere questa edizione de Il Cinema Ritrovato con più gioia di Young Frankenstein. Capolavoro assoluto della parodia che mi accompagna dall’infanzia, è una pellicola che, inevitabilmente, associo al concetto di famiglia, un vero e proprio comfort movie

Scelto come proiezione conclusiva perché il 28 giugno è anche il centesimo compleanno di Mel Brooks, non avrei mai pensato di chiudere il festival cantando assieme a tutta la piazza Tanti auguri a te al regista. Eppure è andata proprio così e, a dirla tutta, è stato un momento esilarante. Ma, dopotutto, il gran finale de Il Cinema Ritrovato merita di essere gioia pura, nonché una celebrazione di tutte le persone che lo hanno reso possibile anche quest’anno.

E quindi cosa dire di un film si cui è già stato detto tutto come Young Frankenstein? Beh, innanzitutto è più di una semplice parodia: l’universo narrativo che prende in giro è quello dei grandi mostri della Universal (in particolare, ovviamente, il Frankenstein di James Whale), ma, allo stesso tempo, il film è anche una lettera d’amore verso quello stesso mondo. In fondo, per poter veramente decostruire e trasformare in parodia un certo tipo di film bisogna conoscerli a fondo e amarli: qualsiasi altra operazione risulterebbe, infatti, poco sincera. 

Fortunatamente, Young Frankenstein  ha tutti gli elementi per far ridere gli spettatori e, contemporaneamente, farli innamorare di un’estetica e drammaticità gotica immediatamente associabile alle grandi storie della casa di produzione. L’arrivo in carrozza ad un castello arroccato, l’aiutante gobbo, l’innamoramento del mostro per la fidanzata del protagonista e la folla inferocita sono tutti ingredienti tipici nella preparazione di queste pellicole. D’altro canto, la Universal (e poi la britannica Hammer) in trent’anni ha creato un immaginario ben definito che, dunque, diventa iconografia di riferimento per un amante della parodia come Mel Brooks.

Esilarante nella sua versione in inglese originale quanto con il doppiaggio italiano che, comunque, è riuscito a catturare al meglio delle sue possibilità giochi di parole intraducibili (basti pensare a “lupo ululà, castello ululí” per tradurre “Werewolf? There-wolf, Here-Castle”), Young Frankenstein rimane un film clamoroso. Personalmente, penso sia stato il mio gran finale preferito delle ultime tre edizioni de Il Cinema Ritrovato.

Ci vediamo l’anno prossimo!

a cura di
Claudia Camarda

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