The Soundcheck partecipa al Cinema Ritrovato di Bologna che quest’anno festeggia i suoi 40 anni. Dal 20 al 28 giugno la città si trasforma nel Paradiso dei cinefili.
Il leggendario festival incentrato sui film restaurati è finalmente giunto alla sua 40esima edizione, XL di nome e di fatto dati gli oltre 540 film in cartellone. Un traguardo importante che testimonia non solo l’immenso impegno organizzativo, ma il volto di una realtà che ha saputo crescere dai portici e dalle piazze di Bologna, fino a diventare uno degli appuntamenti per cinefili più importanti di tutto il mondo.
Lo testimonia anche l’incremento degli accrediti, che ogni anno rende più lunga la lista passata sullo schermo di Piazza Maggiore prima delle proiezioni serali, incastonate nella splendida cornice tra San Petronio e il palazzo di re Enzo.

Tornano i Cineconcerti, la visione di film muti con musica dal vivo. La sezione sarà aperta stasera dal capolavoro di F. W. Murnau Aurora, con l’accompagnamento di una nuova composizione scritta e diretta dal Maestro Timothy Brock ed eseguita dall’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna.
Le lancette temporali del Cinema Ritrovato si riavvolgono per celebrare la vita e le opere di alcuni dei più importanti volti della settima arte. Partendo dalla riscoperta di Mitchell Leisen, costumista, art director e regista della Hollywood degli anni ’20, passando per l’indimenticabile Barbara Stanwyck, attrice capace di muoversi con agilità tra asprezza e dolcezza.
A 50 anni dalla sua morte, vengono anche proiettati tutti i film di un gigante del cinema italiano, Luchino Visconti, la cui rassegna, contenente l’intero suo catalogo, inizia proprio oggi con Ossessione (1943), che sarà recensito su queste pagine.
E ancora, gli incontri e le masterclass con cineasti come Wim Wenders, Isabella Rossellini, Lav Diaz, Marco Bellocchio e Alice Rohrwacher. Le mostre e le pubblicazioni contingenti al festival, inediti restauri di film dimenticati, come quelli della filmmaker svedese Gunvor Nelson, e molto molto altro.
Sarà nostra premura riportare su queste pagine recensioni e approfondimenti, partendo proprio dal film che ieri sera ha introdotto ufficialmente la nuova edizione del Cinema Ritrovato.
Recensione Il Generale della Rovere (R. Rossellini, 1959)
Uscito nel 1959 e tratto da un romanzo di Indro Montanelli basato su una storia vera, il Generale della Rovere racconta di Emanuele Bardone, (Vittorio de Sica) piccolo criminale napoletano che nella Genova occupata dai nazifascisti, si arrangia truffando le famiglie con figli e mariti caduti nelle mani delle forze d’occupazione.
Catturato a sua volta, viene fatto passare per il Generale della Rovere, uno dei capi della Resistenza, messo in un carcere di detenuti politici così da poterne carpire i segreti passandoli al colonnello della Gestapo Müller (un grande Hannes Messener, impeccabile nella sua spaventosa uniforme).
Si tratterà dell’ennesima partita di gioco d’azzardo, vizio di cui Bardone non può fare a meno e dove, per sua stessa ammissione, perde sempre e paga.

Come ricordato da Nicolas Seydoux, padre dell’attrice Lea e presidente della Gaumont, che ha introdotto il film, l’idea di iniziare questa edizione con un capolavoro di Rossellini, regista punto di collegamento tra Francia e Italia, è stata proposta quando si trovava a Cannes in compagnia di Gianluca Farinelli, direttore della Cineteca.
Il Generale della Rovere, che ha vinto il Leone d’Oro alla XXesima edizione del Festival di Venezia, stabilisce anche la collaborazione tra Vittorio De Sica e Rossellini, i principali concorrenti per il primato di inventore del neorealismo italiano.
La scelta di Rossellini di chiedere proprio al ‘rivale’ De Sica di partecipare come protagonista del suo film, ci fornisce una fotografia di grande eleganza nei rapporti tra questi due giganti del nostro cinema.
E mai scelta di casting potè dirsi più azzeccata. De Sica è in uno stato di grazia. Il volto riconoscibile, importante, gli dona il perfetto cipiglio del (finto) generale veterano, mentre i suoi modi di fare, servili e adulatori nei confronti del potere nazista, forniscono un ritratto sfaccettato del suo personaggio diviso tra opere di bene e tornaconto personale.
Per descriverlo con le parole di Rossellini: un baro, un imbroglione pieno di buone intenzioni.

Messo davanti al dolore del carcere politico, le scritte sui muri firmate dai precedenti inquilini ricorderanno a Bardone l’importanza della patria e di saper resistere, facendolo comportare sempre di più come avrebbe fatto l’eroico Generale della Fortebraccio della Rovere.
a cura di
Tommaso Rubechini

